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Il ministro Costa a Milazzo, sullo sfondo lo scheletro del capodoglio Siso

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Mare, lo scheletro del capodoglio Siso, morto nel 2017, impigliato nelle reti illegali dei pescatori e a causa dei diversi chili di plastica finiti nel suo stomaco, è oggi opera museale, nel Castello di Milazzo. Farà da sfondo all’incontro con il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per la sua visita in Sicilia a sostegno della disegno di legge regionale “plastic free”.

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Lo scheletro del capodoglio Siso, trovato nel giugno del 2017 a Capo Milazzo (Messina) accoglie il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, per la sua visita a Milazzo a sostegno del disegno di legge regionaleplastic free“, promosso dal M5S.  Sarà l’occasione per presentare, anche in Sicilia, il decreto legge “SalvaMare”, per il recupero della plastica dai mari.

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Milazzo, come hanno spiegato i pentastellati, è stata scelta quale luogo “simbolo di numerose criticità ma anche di diverse azioni politiche”  seguite dal Ministero dell’Ambiente: come la ripresa dell’iter dell’Area marina protetta ‘Capo Milazzo’; la sospensione del progetto dell’inceneritore nella Valle del Mela, zona dichiarata ad alto rischio ambientale.  Nell’agenda dell’incontro anche l’illustrazione del disegno di legge regionale “plastic free”, che prevede di eliminare la plastica dai luoghi pubblici.

Lo scheletro di capodoglio, lungo 15 metri, che è stato scelto come sfondo dell’incontro,  è sospeso al soffitto di quello che oggi è il Museo del Mare, Mu.Ma, di Milazzo, allestito in un’ala del Castello, divenuta museo, su iniziativa promossa dal Carmelo Isgrò.

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LA STORIA DEL CAPODOGLIO SISO
Carmelo Isgrò
è un biologo, amante del mare, e promotore del Mu.Ma. Dopo il ritrovamento, nel 2017, del capodoglio morto a causa delle attività umane, si è occupato di dare “una seconda vita” all’animale. Il cetaceo era finito sulle coste di Capo Milazzo dopo essersi impigliato nelle reti illegali dei pescatori al largo delle Isole Eolie.  Il biologo decise di scarnificarlo per recuperarne le ossa, con l’idea di ricomporne lo scheletro e consegnarlo ad un Museo del Mare, da allestire nel Castello di Milazzo, come poi è accaduto. La finalità era duplice: da un lato “far conoscere le bellezze del nostro mare”, dall’altro “far capire l’impatto delle attività umane sul mare e sui suoi abitanti”. Siso infatti non solo è morto a causa dell’uso di reti illegali, ma anche a causa dei diversi chili di plastica che erano finiti nel suo stomaco. Come spiega Carmelo Isgro in un video dello scorso novembre, in cui illustrava il suo progetto museale che oggi è una realtà.

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