batteri ghiacciai tibet pericolo epidemia

Uno studio effettuato da ricercatori cinesi e australiani ha rinvenuto circa mille nuovi batteri nei ghiacciai in Tibet. Il loro scioglimento rischia l’immissione di questi batteri nei fiumi della regione. Si rischia davvero una nuova epidemia? 

Un team di ricercatori cinesi e australiani hanno trovato 968 specie di batteri teoricamente mai conosciuti prima (perché non presenti nei principali database) tra i ghiacciai del Tibet.

Quei giganti di ghiaccio, però, a causa della crisi climatica si stanno sciogliendo. E ora la preoccupazione di alcuni studiosi è che questi batteri sconosciuti possano entrare in contatto con gli esseri umani attraverso i fiumi nei quali andrebbero a finire una volta sciolti i ghiacci.

La scoperta dei mille batteri nei ghiacciai del Tibet

Lo studio che ha portato all’individuazione dei 968 batteri sconosciuti è stato effettuato da un team internazionale di scienziati guidati dal professor Yongqin Liu dell’Institute of Tibetan Plateau Research.

Il gruppo di ricerca ha effettuato prelievi di ghiaccio, neve e materiale roccioso da 21 ghiacciai dell’altopiano tibetano. Una volta analizzati i campioni è uscito fuori che circa mille dei batteri trovati non erano conosciuti all’essere umano fino a oggi. O quantomeno non erano presenti nelle banche dati.

Se la scoperta di questi batteri è una manna dal cielo per gli studiosi alla ricerca di nuove informazioni sulla biologia degli esseri viventi e sulla storia del mondo, dall’altra parte rappresenta una grossa preoccupazione.

Batteri nei ghiacciai in scioglimento, c’è da preoccuparsi?

Le temperature crescenti sul nostro Pianeta stanno sciogliendo i ghiacciai. I batteri antichi e moderni presenti in essi, quindi, potrebbero con molta probabilità finire nei grandi fiumi della regione (Indo, Gange, Brahmaputra, Fiume Giallo, Fiume Azzurro e Mekong).

Ma c’è davvero pericolo? Al momento non è dato saperlo. Se non altro perché si tratta di specie di batteri non ancora conosciute e analizzate e dunque non possiamo neanche ipotizzare le conseguenze di un contatto tra essi e gli esseri viventi che vivono lungo le sponde dei fiumi interessati.

In potenza, i batteri potrebbero provocare epidemie o anche trasferire ad altri batteri forme di resistenza agli antibiotici o nuovi fattori di virulenza in grado di aggredire più efficacemente piante e animali.

Dall’altra parte, però, è assai improbabile che batteri antichi che non sono mai entrati in contatto con gli esseri umani e che siano sopravvissuti in condizioni estreme come quelle dei ghiacciai una volta rilasciate nei fiumi a causa della fusione degli ammassi di ghiaccio possano costituire un pericolo.

Contattato da larepubblica.it, Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia, ha spiegato che sebbene “il riscaldamento globale moltiplica le probabilità di contatto con microrganismi del tutto sconosciuti, alcuni dei quali potrebbero rivelarsi patogeni” è tuttavia “improbabile che quelli più antichi, intrappolati in profondità nel ghiaccio, possano costituire un pericolo. Sono infatti pochissimi i microrganismi in grado di sopravvivere per migliaia di anni. Inoltre, qualora non avessero mai incontrato l’uomo moderno, sarà per loro più difficile infettarlo”. 

Articolo precedenteArriva NEWBrew, la birra con acqua di fogna filtrata
Articolo successivoArriva il contest musicale per i brani sulla sostenibilità ambientale