MILAN, LA PROCURA APRE UNA INCHIESTA, VENDITA GONFIATA E RICICLAGGIO

Milano. Si diceva e lo si pensava da sempre. Ma che c’è sotto la vendita del Milan a cifre esagerate e a acquirenti praticamente sconosciuti?

Adesso la Procura di Milano apre ufficialmente una indagine per valutare (e capire) tutta la maxi operazione finanziaria che ha portato, dopo 31 anni, Silvio Berlusconi a vendere un asset così importante per il  suo portafoglio (e al suo cuore!) allo sconosciuto (almeno fini a quel momento) imprenditore cinese Yonghong Li per una cifra pari a 750 milioni cash, più l’assunzione di tutto il debito maturato, pari ad altri 250 milioni per un totale-monstre di un miliardo di euro.

Una cifra che apparve fin da subito spropositata, viste le scialbe prestazioni sportive del Milan negli ultimi anni in cui non aveva più beneficiato dei proventi della Champions e in campionato aveva avuto (e ancora ha!) un cammino altalenante.

I dubbi intanto partivano dall’acquirente Li.

Chi è costui? Si chiesero al New York Times in un articolata indagine nel novembre scorso.

Quando comprò nel maggio scorso la squadra milanese nessuno in Italia lo conosceva, così come nessuno in Cina. Non figurava nella lista dei più ricchi del paese e lo stesso valeva per la sua azienda di estrazione mineraria.

Secondo i tre autori dell’inchiesta del Nyt, i giornalisti Wee, Panja e McMorrow, l’azienda di cui Li Yonghong diceva di essere a capo in realtà non era intestata a suo nome, bensì ad una società (i cui uffici sono in totale stato di abbandono, e sul portone appare un cartello con avviso di sfratto per morosità)  che negli ultimi due anni aveva avuto quattro proprietari che si erano passati dall’uno all’altro la quota di maggioranza, sempre per la stessa cifra: zero euro.

Un elemento che ha ovviamente mosso l’interesse della commissione di controllo del fisco cinese, anche perché mr. Li nel 2013 era stato già multato per 92.100 dollari per non aver dichiarato la cessione di rami di azienda per un capitale di circa 5,1 milioni di dollari. E ancora prima, ma nel 2004, l’azienda di famiglia, la Guandong Green River Company, si era associata con altre due società per truffare un gruppo di risparmiatori per circa 60 milioni di dollari, tanto che il padre e il fratello, sono ancora oggi in prigione.

Ma questa non è l’unica particolarità della storia poiché questi quattro signori hanno tutti lo stesso cognome: Li Shangbing, Li Shangsong, Li Qianru e Li Yalu.

Certo il nome Li è comune in Cina come Rossi qui da noi, ma l’unico Li che non figura è proprio il presidente del Milan.

Eppure mr. Li al momento dell’acquisto si prendeva in carico tutto il debito che il Milan aveva nei confronti della Elliott Management Corporation (regina degli hedge found, di proprietà del finanziere-cannibale Paul Elliot Singer che mise in ginocchio l’Argentina) e che nel frattempo è aumentato, la cui restituzione è fissata per ottobre 2018.

Per fare fronte a questo problema Li ha già incaricato, proprio a novembre, la società londinese BGB Weston di trovare un soggetto disponibile a concedere un tempo più lungo per la restituzione del prestito. Pare l’abbia trovato nel fondo americano Highbridge Capital Corporation che rifinanzierà la Elliott Mang. Fond. e concederà al Milan 5 anni per la resa, con l’aggiunta di 50 milioni di interessi.

La domanda ora sorge spontanea. Se Li, come dimostrato dal New York Times non è il proprietario di quella compagnia di estrazione mineraria (di cui non si conosce nessuna miniera attiva), da dove prenderà i soldi per ripagare questi prestiti?

E qui scatta l’indagine promossa dalla Procura milanese.

Se mister Li quei soldi non si poteva avere, come ha potuto sobbarcarsi addirittura un acquisto così oneroso che andava oltre ogni legittima valutazione?

Da qui il sospetto principale di una vendita gonfiata ad arte per nascondere il rientro in Italia di una cospicua cifra, proveniente da canali internazionali ignoti.

L’indagine attivata con discrezione dalla Procura, che tra le varie ipotesi di imputazioni vede anche il reato di riciclaggio, viene attualmente condotta (come ci racconta stamani “la Stampa”) dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale.

Ed è questo un ulteriore problema, anzi una vera e propria tegola, per Silvio Berlusconi in vista della campagna elettorale che si annuncia sempre più velenosa.

L’indagine, per altro, parte fin dall’estate scorsa, quando l’avvocato principe di Berlusconi, Niccolò Ghedini, per fugare voci sempre più insistenti sulla regolarità dell’intera operazione aveva depositato in Procura una “dettagliata” relazione che avrebbe dovuto  dimostrare la trasparenza del denaro cinese.

Invece, starebbe emergendo l’esatto contrario, e i flussi dei soldi partiti da Hong Kong, per come sono stati tracciati dagli investigatori, metterebbero in evidenze parecchie falle e lati oscuri che smentirebbero la regolarità di tutta la transazione.

Va ricordato che l’intera operazione ebbe già di per sé molti lati oscuri. Berlusconi da tempo insisteva nell’idea di vendere la società, senza mai trovare acquirenti in grado di sobbarcarsi le cifre che venivano richiesta.

Il primo a manifestarsi era stato un imprenditore thailandese, BeeTaechaubol, con il quale si sarebbe concordata una vendita sulla base di 960 milioni di euro. Trattativa poi misteriosamente arenatasi dopo mesi di estenuanti trattative, tra scuse e giustificazioni al limite del risibile.

Alla fine mr. Bee, dopo una paio di comunicati ufficiali era sparito senza più dare spiegazioni plausibili.

Poi era apparso con tutto il suo carico di lati oscuri mr. Li. Una operazione che marciò spedita, arrivando alla firma finale e all’annuncio, seppur tra mille ombre, di una principesca campagna acquisti e ancor più promesse per il futuro.

Poi l’indagine giornalistica di novembre del NYT.

Poi i rovesci sportivi della squadra e l’esonero di Montella, l’arrivo di Rino Gattuso ma con una classifica che non è mai decollata e che oggi vede la squadra rossonera all’undicesimo posto in classifica e a dodici punti dalla zona Champions.

Infine l’indagine della Procura di Milano.

Per il Diavolo rossonero, e per il suo patron storico, Silvio Berlusconi, non poteva esserci peggior inizio di anno.

(Visited 168 times, 1 visits today)

Leggi anche

Diretta Live