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MIGRANTI, FUGA DISPERATA AL GELO DELLE ALPI

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Roma. Due metri di neve e un forte gelo invernale. Uno scenario a tratti da brivido e a tratti suggestivo. Uno scenario da incubo per chi fugge verso la speranza.

E’ quel che accade sulle Alpi e più precisamente a Bardonecchia nel torinese, dove si contano sempre più migranti che scelgono di intraprendere il viaggio verso la francese Nevache attraverso il Colle della Scala. Un cammino di sole quattro ore che separa il territorio italiano da quello francese e permette di sognare la vita nelle grandi città come Parigi e Lilles.

Un percorso che in inverno diventa impraticabile e che purtroppo molto spesso non permette di raggiungere la meta. Le strade diventano ghiacciate e la neve le copre interamente, coloro che scelgono di continuare si ritrovano sommersi dal gelido bianco fino alla vita, rischiando il tutto e per tutto.

Ma a volte, il rischio vale l’impresa.

Questo è quanto ha affermato chi ci ha provato ad inseguire il sogno francese ma si è ritirato appena in tempo. In tempo, però, per riprovarci nuovamente, perchè superare il varco alpino significa provare a dare un nuovo valore alla propria vita.

E’ una condizione tragica quella in cui vivono i migranti, che pur di non restare proprio nella situazione attuale preferiscono correre il rischio di rimetterci la vita.

“Meglio morire sulla montagna che morire qui dentro. Morire di freddo inseguendo un sogno è meglio che morire di fame”. A parlare è Alpha, un ragazzo di 20 anni arrivato in Italia dalla Guinea e che vive ormai nella stazione dei treni e il suo letto è nella macchinetta delle fotografie. Proprio nella stazione i soccorritori della Croce Rossa hanno adattato una ex edicola, trasformandola in un dormitorio. Una stanza piccola in cui si son trovati a dormire in 18 in una sola notte, un numero che potrebbe aumentare. Ma più che temere che aumenti, ai soccorritori spaventa che si riduca, perché facilmente lascerebbe pensare all’ennesima fuga oltre la catena delle Alpi.

Tra i giovani in cerca di speranza, c’è anche il diciassettenne Abdellah che non ha solo sognato la nuova vita, ma ha provato a raggiungerla. Un tentativo fallito, ma che nel fallimento gli ha salvato la vita, permettendogli di rientrare appena in tempo per non morire nel freddo e nella neve della montagna. “I gave up”, ho mollato, ha detto il giovane migrante che però non è sembrato volersi arrendere. Perché piuttosto che sopravvivere in un luogo che ha visto suo padre morire ammazzato, mentre la madre e la sorella rischiano la vita ogni giorno, forse anche la sola idea di un futuro migliore sembra attraente, anche se comporta il rischio di non poterlo vivere mai.

«In questa stagione puoi solo morire, se attraversi senza precauzioni», sono le parole degli abitanti delle zone alpine ma soprattutto di soccorritori, gendarmeria, polizia italiana e tutti quelli che cercano di frenare questo fenomeno. Un fenomeno che sempre più spesso si fa sentire, quando le vittime di questa difficile e folle fuga vengono recuperate, mentre molte altre restano disperse almeno fino al disgelo.

A segnare il sentiero che porta alla meta francese sono stati alcuni volontari, che hanno tracciato sugli alberi delle grosse X ad indicare che quella strada è stata già percorsa e che forse il sogno è vicino. Quella dei profughi al confine francese sembra essere una fuga fuori controllo, che non si lascia fermare dal freddo e dalla neve. Nella ricerca continua di un segnale di cambiamento che per ora sembra essere solo affisso sugli alberi tra le montagne alpine e riporta la scritta “France”.

Una voglia di cambiamento che purtroppo, spesso non lascia scampo.

 

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