Microplastiche nelle pance dei pesci, anche in quelli di lago

Microplastiche, nelle pance dei pesci che vivono nel Lago di Lugano. Lo ha messo in luce una inchiesta di “Patti Chiari”, trasmissione televisiva della svizzera RSI. Lo studio, condotto da un laboratorio del Politecnico di Losanna, ha riscontrato la presenza di frammenti e fibre di plastica in tutti gli 11 campioni analizzati.

Inquinamento da microplastiche anche nel Lago di Lugano. La trasmissione “Patti Chiari”, della rete televisiva svizzera RSI, ha reso noti in una puntata dello scorso 10 maggio i risultati di una inchiesta sulla presenza di microplastiche negli apparati digerenti dei pesci che vivono nel Lago di Lugano, il Ceresio.
L’analisi ha riguardato 11 pesci (10 persici e 1 gardon), pescati nel Ceresio il 28 febbraio scorso e analizzati da un laboratorio del Politecnico di Losanna (EPFL): l’Istituto di Ingegneria Ambientale.

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  • RISULTATI
    Negli stomaci e negli intestini di tutti i campioni è stata riscontrata la presenza di frammenti e fibre derivanti da materie plastiche. I frammenti sono stati rinvenuti come residuo, dopo un procedimento di dissolvimento degli organi. L’intestino e lo stomaco, poi immersi in una soluzione liquida per 24 ore per farli sciogliere: quello che non si dissolve, ad esempio le plastiche, si può recuperare. Il liquido è stato poi filtrato in filtri sempre più piccoli. In tutti gli 11 campioni sono state trovate microplastiche, anche se in quantità diverse.L’inchiesta di “Patti Chiari” mette in evidenza ancora una come il già noto legame tra l’inquinamento da plastica negli ambienti acquatici e la fauna che li abita.Mare, sos pesci: non crescono perchè si nutrono di microplastica
  • RISCHI
    I rischi per l’uomo derivanti dalla compromissione degli ecosistemi acquatici nono sono ancora noti.  Come ha sottolineato “il Salvagente”: “Finora non è stato dimostrato il passaggio di microplastiche dall’apparato digerente dei pesci alla polpa attraverso la parete cellulare dello stomaco. Questa eventualità non può però essere esclusa a priori. Basta ricordare il rapporto preparato per l’Organizzazione marittima internazionale, l’agenzia delle Nazioni Unite responsabile per la prevenzione dell’inquinamento marino, che ha trovato questi piccoli frammenti di plastica nei pesci comunemente venduti dai supermercati. Il problema non è per forza legato alla plastica in sé, ma a sostanze tossiche che vengono in qualche modo veicolate dalla plastica stessa. Circostanza questa che non riduce la preoccupazione circa le concentrazioni.”

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  • MICROPLASTICHE
    Le microplastiche derivano dalla disgregazione dei rifiuti dispersi nell’ambiente ma possono avere anche una diversa origine, di tipo primario, e raggiungere l’ambiente direttamente con tali dimensioni. Si tratta, ad esempio, di pellets da pre-produzione industriale, fibre tessili dalle lavatrici o microsfere utilizzate nella cosmesi.

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Le conseguenze della loro presenza negli ambienti acquatici sono diverse si possono riassumere considerando: ingestione, da parte degli organismi, la conseguente sensazione di falsa sazietà che porta a non nutrirsi, il bioaccumulo nella rete trofica, tossicità per adsorbimento delle sostanze inquinanti presenti nell’ambiente ma anche per gli additivi contenuti nella plastica, trasporto di specie aliene che viaggiano con i frammenti”. Lo si legge in un ricerca di Legambiente ed Enea, condotta sui grandi laghi italiani e sui loro immissari ed emissari.

 

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