Arriva dalla Hong Kong Polytechnic University una possibile soluzione per liberare le nostre acque dalle microplastiche. Questi piccoli pezzi di plastica, lunghi meno di 5 millimetri, stanno davvero mettendo in serio pericolo la salute non solo del nostro pianeta, ma anche la nostra: le microplastiche infatti vengono ingerite dai pesci (che le scambiano per plancton) ed entrano così nella catena alimentare.

Le Microplastiche, che formano la massa più consistente delle isole di plastica che si sono formate al largo degli Oceani Indiano, Pacifico e Atlantico, sono state trovate in oltre 114 specie acquatiche (dimensioni di 800-1.600 nanometri).

Il metodo scoperto dagli scienziati dell’Università di Hong Kong, si basa sull’impiego di un biofilm (una sostanza appiccicosa creata da batteri) in grado di intrappolare queste particelle.

I batteri, per proteggersi dall’esterno, tendono a tendono a raggrupparsi, formando delle vere e proprie masse che, per rimanere unite producono degli esopolimeri collosi (una pellicola adesiva).

Microplastiche, al via il campionamento primaverile sul litorale laziale

Le masse di batteri hanno al loro interno dei canali che contengono fluidi e funzionano al pari del sistema circolatorio degli organismi superiori, permettendo lo scambio delle sostanze nutritive e dei prodotti di scarto.

Queste reti vischiose che si creano, sono in grado di catturare le microplastiche, rendendole pesanti e facendole precipitare sul fondo.

Il batterio utilizzato dai ricercatori di Hong Kong è lo Pseudomonas aeruginosa.

In passato erano già stati effettuati dei test con i batteri Bacillus, Pseudomonas e Paenibacillus che, in alcuni casi, erano stati in grado di degradare i polimeri grazie alle loro proprietà proteolitiche.

A differenza loro, lo Pseudomonas agisce invece in modo meccanico: è possibile trovarlo in tutti gli ambienti ed è particolarmente efficiente.

Il suo vantaggio risiede proprio nella capacità di rendere la massa pesante che, una volta raggiunto il fondo, può essere recuperata.

Trovate microplastiche anche nella neve. Nelle acque di scarico favoriscono la crescita di batteri

L’esperimento è ancora però in una fase preliminare.

Dopo essere stato presentato alla Conferenza annuale di Microbiologia della Microbology Society, sono stati eseguiti dei test in situazioni controllate e non ancora all’aperto.

La scelta se testare l’esperimento in situazioni non controllate è legato al fatto che lo Pseudomonas è un patogeno per l’uomo.

In ogni caso, la scoperta dei ricercatori di Hong Kong avrà sicuramente applicazione per la pulizia delle acque di scarico, il luogo dove si accumulano le fibre provenienti dal lavaggio dei nostri vestiti sintetici, la fonte principale delle microplastiche primarie.

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