Territorio

#FAIDAFILTRO, FERMIAMO LE MICROPLASTICHE IN MARE

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#FAIDAFILTRO, fermiamo le microplastiche in mare. Sos rifiuti in mare.
Quello dell’inquinamento marino e delle nostre spiagge e’ una delle nuove emergenze a livello globale. Tanto se ne parla ma poco si fa nel concreto.
Si stima che ogni anno finiscano in mare e negli oceani 8 milioni di tonnellate di plastica e, secondo le Nazioni Unite, se non si interviene subito nel 2050 in mare ci sara’ piu’ plastica che pesci.
Non solo i rifiuti visibili come bottiglie di plastica, lattine o sacchetti della spesa, a preoccupare e’ soprattutto l’inquinamento invisibile e incalcolabile legato alle microplastiche, di cui i prodotti per l’igiene e la cosmesi ne sono pieni. (spiegano cosa sono)
Da qui, l’appello della associazioni ambientaliste che chiedono al presidente del Senato Grasso ed a tutti i senatori di approvare al piu’ presto la proposta di legge per la messa la bando delle microplastiche nei cosmetici, gia’ licenziata dalla Camera un anno fa, oggi ferma a Palazzo Madama.
Saponi, creme, gel, dentifrici: sono tantissimi i prodotti cosmetici in commercio che contengono al proprio interno frammenti o sfere di plastica di dimensione inferiori a 5 millimetri. L’industria cosmetica utilizza, infatti, microplastiche come agente esfoliante o additivo in diversi prodotti di uso quotidiano. Quello che molti consumatori ignorano è che queste microplastiche non vengono trattenute dai sistemi di depurazione e finiscono così direttamente in mare. Le microplastiche generano un inquinamento incalcolabile e irreversibile. Lo stesso Rapporto Frontiers 2016, rilasciato dall’UNEP, inserisce l’inquinamento da microplastiche negli oceani tra le sei minacce ambientali emergenti. Molti studi confermano che una volta in mare queste vengono ingerite dalla fauna, assieme alle sostanze tossiche accumulate. Il rischio è anche lo squilibrio della catena alimentare: pesci e molluschi contaminati da plastica e inquinanti possono finire così sulle nostre tavole.
Le alternative ci sono.
Ma in attesa che intervenga il legislatore, basta guardare se nelle etichette dei nostri prodotti per l’igiene o la cosmesi ci sia il polietilene.

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