Se non si contrasta l’inquinamento marino, le conseguenze per la salute dell’uomo potrebbero essere drammatiche.

Allarme microplastiche: la contaminazione ambientale è sempre maggiore e questo aumenta anche i rischi per la salute dell’uomo. Lo sottolinea uno studio realizzato su alcuni campioni di frutti di mare raccolti nel Sud dell’Australia, come cozze e altri molluschi. I ricercatori della Flinders University avvertono: “L’inquinamento da microplastiche non va fermato solo per proteggere l’ecosistema, ma anche per tutelare la salute dell’uomo“.

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I ricercatori, nello studio pubblicato su Science of the Total Environment, hanno analizzato campioni di acqua e di frutti di mare raccolti in dieci diverse spiagge nell’Australia meridionale. Le cozze, in particolare, sono considerate un valido strumento per misurare la contaminazione da microplastiche. “I livelli, a seconda delle zone, passano da bassi a medi. Il principale pericolo è rappresentato indubbiamente dalla plastica monouso“, ha spiegato la professoressa Karen Burke da Silva, che ha coordinato lo studio. I livelli più alti di microplastiche sono stati riscontrati nelle cozze raccolte nei pressi dei grandi centri urbani, quelli più bassi nelle cozze provenienti dalle zone più remote.

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Lo studio ha permesso di misurare, per la prima volta in Australia, la presenza di microplastiche lungo le coste meridionali e in zone dove il commercio marittimo, la pesca e il turismo sono attività essenziali per l’economia. I tipi di plastica più presenti sono il poliammide, il polietilene, il polipropilene, la resina acrilica, il polietilene tereftalato. Tutte sostanze chimiche prodotte soprattutto per la plastica monouso e per le attrezzature da pesca. “Abbiamo esaminato anche aree fondamentali per la loro biodiversità, anche a livello globale, occorre adottare misure di pulizia e prevenzione e siamo già molto in ritardo“, avverte la professoressa Burke da Silva.

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