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Michael Haddad, l’attivista benedetto dal Papa che vuole attraversare l’artico con le stampelle

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Michael Haddad è un attivista libanese paralizzato per il 75%, diventato ambasciatore per l’ambiente per il Programma Sviluppo delle Nazioni Unite; ha deciso di attraversale l’artico in stampelle, con la benedizione di Papa Francesco.

Michael Haddad è un libanese delle zone del Mount Lebanon, atleta professionista e ambasciatore di buona volontà dell’Onu per le tematiche ambientali. Il 75% del suo corpo è rimasto paralizzato quando aveva 6 anni, ma la sua voglia di vivere, no, quella non si è mai paralizzata: era solo un bambino quando un incidente di jet ski gli ha provocato una lesione al midollo spinale che lo ha immobilizzato dal petto in giù. Da allora, ha perso tre quarti delle funzioni motorie.


Quel tragico evento che avrebbe buttato probabilmente chiunque in una spirale di disperazione, per il ragazzo è stato invece l’inizio di una nuova vita. Lui lo descrive proprio così. Il lavoro è stato durissimo, la fatica immensa, le sfide molteplici: Michael, però, le ha vinte tutte. Grazie alla medicina e alla ricerca scientifica oggi è capace anche di sciare e fare free climbing su una montagna, detenendo pure tre record mondiali.

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Haddad si muove grazie ad un esoscheletro, sviluppato appositamente da un team di ingegneri, medici e ricercatori, che gli stabilizza tronco, spalle e braccia. Così riesce a spingere il corpo in avanti e muoversi un passo alla volta. Alzarsi dalla sedia a rotelle, specie dopo lunghi periodi da seduto, gli costa fatica, ma Michael non si arrende: in piazza San Pietro chiede di fare l’intervista per tutto il tempo in piedi. “Sono forte”, rassicura. Stende prima la gamba destra, poi la sinistra, infine si alza e si sistema la cravatta. Mai una volta, durante questi sforzi, fa smorfie di dolore. Sorride sempre, con un volto che, a 40 anni, ha conservato ancora tratti infantili.

Michael ha scalato montagne e attraversato deserti e ha partecipato pure a due maratone: una al Cairo, l’altra a Beirut, nel suo Libano, per raccogliere fondi per la ricostruzione dell’ospedale devastato dall’esplosione al porto nell’agosto 2020.

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Ora ha un’altra missione: percorrere 100 chilometri a piedi nel Polo Nord. Un’avventura che doveva compiere nel 2020, poi saltata a causa della pandemia. Adesso è programmata per febbraio o marzo 2022. “Certamente è una sfida”, dice Haddad. “Percorrere 100 chilometri nel Polo Nord non è solo un messaggio, ma un contributo alla scienza. Io lavoro con una grande squadra scientifica e sono stato considerato una delle poche persone del mondo in grado di fare una cosa del genere nelle mie condizioni. Quindi ogni cosa che stiamo pianificando prima, durante e dopo questa camminata contribuirà alla ricerca scientifica per aiutare altre persone a camminare nuovamente attraverso nuovi sistemi”.

In prima fila all’udienza generale nel Cortile di San Damaso, accompagnato da Theresa Panuccio, rappresentante ufficiale del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (Undp), al Papa ha detto proprio questo e gli ha chiesto la benedizione per la sua missione nell’Artico.

Quando ho raccontato al Santo Padre la mia storia, ha poggiato la mano sulla mia testa. Gli ho detto che proviamo a portare un messaggio di umanità, a favore della terra e dell’ambiente. Lui mi ha benedetto e io ho detto: ‘Padre, preghi per me’. ‘Prega tu per me al Polo Nord’, mi ha risposto. Questa frase non riesco a togliermela dalla testa. Mi ha dato forza e tanti spunti di riflessione. Mi sento più impegnato, non più solo ma insieme al Papa per provare a compiere questo cambiamento”.

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