Roma. Regalo di Natale per i dipendenti della Melegatti. La decisione di fare un passo indietro è arrivata dall’avvocato Bruno Piazzola e dal commercialista Lorenzo Miollo. I commissari del Tribunale si sono riuniti ieri e hanno ritirato dal tavolo delle trattative l’accordo sulla cassa integrazione, dando finalmente tregua all’acceso dibattito tra azienda e sindacati.

Una decisione che la scorsa settimana aveva scatenato rabbia e delusione dei lavoratori dell’azienda veronese, per di più ancora in attesa di tre mensilità arretrate.

Ma cosa e soprattutto chi ha permesso questa svolta?

La forte protesta contro la scelta del colosso del pandoro era stata proprio dei consumatori che hanno risposto con un importante aumento degli ordinativi così da indurre la stessa azienda ad incrementare la produzione del dolce natalizio, mettendo sul mercato altri 5000 pezzi, che saranno disponibili direttamente allo spaccio del comune veronese di San Giovanni Lupatoto.

Un dato importante, oltre ogni previsione, che aveva invece fissato al 12 dicembre la messa in forno dell’ultimo pandoro dell’anno. Si è così riaccesa una luce sulla strada buia e senza uscita della crisi di liquidità in cui l’azienda si era trovata catapultata e dalla quale non era riuscita a venir fuori, neanche dopo il ricorso ad un fondo di private equity maltese “di ultima istanza”.

Ma le colpe? La società aveva parlato di inaspettati ritardi nella produzione, con un conseguente ritardo anche per l’arrivo di dolce natalizio sugli scaffali dei supermercati. Sul pandoro Melegatti quindi, giunto di corsa a ridosso delle feste, erano stati imposti prezzi ormai troppo bassi per ottenere il guadagno necessario alla sopravvivenza.
La risposta della collettività decisa a salvare il Natale Melegatti è stata più che convincente e i consumatori si sono detti disponibili persino all’acquisto dei dolci con cartoni ammaccati. “Ci aspettiamo un piano serio ed affidabile adesso, – ha dichiarato Maurizio Tolotto della Fai Cisl di Verona – che sia all’altezza della storia del marchio e della responsabilità dimostrata dai lavoratori”.

La mossa dei consumatori ha salvato Melegatti, ma per quanto tempo?

Resta da definire l’assetto proprietario. E in più tocca fare i conti con il debito nato dopo l’intervento del fondo, per cui l’azienda deve ancora presentare una proposta di rientro del credito che dovrà poi essere accettata dal 60% dei titolari. Dopo di che, forse, il colosso Melegatti potrà dirsi salvo.

Intanto, i dipendenti ormai incentivati dal sostegno dei cittadini, hanno iniziato a guardare oltre e sarebbero già all’opera per la produzione delle colombe pasquali.

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