Mauritius nuovamente in pericolo. Un’imbarcazione carica di petrolio si è arenata nelle acque dell’Oceano Indiano nei pressi dell’arcipelago di Mauritius. Al momento non si sono verificate perdite di combustibile, ma le operazioni di soccorso sono ancora in atto.

La prima a riportare la notizia è stata Al Jazeera che ha raccontato come domenica 7 marzo il capitano del peschereccio, battente bandiera cinese, Lurong Yuan Yu, ha chiesto soccorso perché l’imbarcazione si era arenata vicino alla capitale Port Louis, al largo di Pointe-aux-Sables.

 

Immediatamente, la guardia costiera e le forze armate si sono recate sul posto per evitare che si riversasse in acqua il carico di 130 tonnellate di petrolio e 5 tonnellate di oli lubrificanti.

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Ad oggi – ha spiegato il Ministro della Pesca, Sudheer Maudhoo – lo scafo appare intatto e questo ha permesso di far iniziare, in tutta sicurezza le operazioni necessarie all’estrazione del carburante e disincagliare il peschereccio.

A preoccupare sono le piccole macchie scure intorno alla nave che vengono monitorate attraverso l’utilizzo di droni.

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Nonostante le autorità cerchino di tranquillizzare, sostenendo che si tratti di oli lubrificanti, la paura è che si verifichi un disastro ambientale simile a quello dello scorso 25 luglio 2020 quando, per il maltempo, la petroliera MV Wakashio – di proprietà di un armatore giapponese e battente bandiera panamense – con a bordo 4 mila tonnellate di idrocarburi, s’incagliò su una barriera corallina al largo delle Mauritius.

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Nonostante i soccorritori riuscirono a bloccare la fuoriuscita e rimuovere la maggior parte del petrolio, si verificò il più grande disastro ambientale della storia delle Mauritius: circa mille tonnellate di idrocarburi finirono in acqua e raggiunsero le coste, contaminando il territorio e provocando la morte di decine di cetacei.

Come se non fosse abbastanza, circa un mese dopo, la nave si spezzò in due provocando ulteriori danni all’ecosistema e alla popolazione che si fondano su pesca e turismo.

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