Matteo Salvini, lo showman italiano scende in aula e sfida il M5S

Proprio la settimana di ferragosto dall’aula del Senato della Repubblica, mentre ci sono le prime prove tecniche di maggioranze alternative al governo giallo-verde, Salvini prova a sfidare il M5S. Propone di accettare il voto del taglio dei 345 parlamentari ma con la garanzia che poi si sciolgano le Camere e si vada dritti al voto.

Anche se la linea della Lega non passa e il Senato conferma il 20 agosto alle 15.00 le dichiarazioni dell’attuale Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, la partita è tutta da giocare.

Il “capitano” ha voluto staccare ad agosto la spina del suo governo e si fatica a credere che tutti questi balzelli istituzionali non siano stati già previsti. Anche se, dalle ultime dichiarazioni, la paura che si rimandino le elezioni esiste veramente.

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Il Ministro Matteo Salvini, dopo aver specificato che non ritira i ministri (per paura che non la sfiducia non passi) ha voluto dare la sua visione della decisione presa il 7 agosto: “Sono lontani i riti della politica dal paese. Che non si devono disturbare i parlamentari a ferragosto. L’Italia vuole avere certezze. Dare la parola al popolo. Cosa c’è di più bello. Non capisco le paure.” E continua: “Per Renzi, che vuole formare una maggioranza alternativa, se fossi in lui avrei paura perché non vuole mollare la poltrona.” Conclude poi lanciando una sfida al M5S “votiamo il taglio parlamentari poi si va subito al voto noi ci siamo! Affare fatto!

Le verità, come al solito, sono molteplici e molto tattiche.

La più evidente è che la Lega al 38% nei sondaggi non si era mai vista e andare all’incasso in questo momento favorevole e governare quasi a “pieni poteri” non ha prezzo. Quasi a “pieni poteri” perché viviamo, per nostra fortuna, in una Repubblica democratica e gran parte della Costituzione non può essere modificata da nessuno. La restante parte è garantita da un referendum costituzionale. La Lega, con un ipotetico 38%, potrebbe avere la possibilità di governare da sola ma non potrà rischiare di andare senza gli alleati storici del centro destra e questo imporrà certe mediazioni.

Il prossimo Parlamento, ormai è certo, lo deciderà il presidente della Repubblica. Occasione ghiotta per chiunque. Specialmente se nei sondaggi il centro destra arriva a superare il 50%.

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Il problema del taglio dei parlamentari, votata da quasi tutti i partiti, è che in verità non lo vuole nessuno. E anche se adesso può essere una merce di scambio per Salvini, il  motivo è solo per andare subito al voto. Magari abbassare lo stipendio sì, ma tagliare così drasticamente le poltrone a Roma nessuno è pienamente d’accordo, compresi i parlamentari M5S in vista di un secondo mandato.

L’altro motivo riguarda la questione economica e finanziaria italiana, e il fatto che la gestisca un governo del Presidente va bene a molti. Per sterilizzare l’aumento dell’IVA che scatterà nel 2020 (passerebbe dall’attuale 22% al 25,2% e servirebbero oltre 23 miliardi di euro che nessuno è in grado si trovare senza tagli o aumenti di tasse).

Per la Sen.Loredana De Petris di Liberi e Uguali ha dichiarato che: “Non siamo una Repubblica fondata sui sondaggi . non possiamo andare a votare ogni anno. Siamo una Repubblica Parlamentare e la crisi deve essere parlamentarizzata. Le regole devono essere rispettate!”. Ha poi concluso con una serie di attacchi a Salvini.

Per il Sen. Malan di Forza Italia prima si vota la mozione di sfiducia meglio è. Una partita ancora tutta da giocare ma una questione è certa. Questo parlamento è in scadenza.

Un vincitore da oltre un anno c’è ed è Matteo Salvini.

Per quanto riguarda invece il suo programma elettorale, gridato più volte nelle piazze, un problema c’è. L’idea di un governo sovranista che pensa di copiare Trump nella gestione dell’esecutivo non ci trova d’accordo. Sapere che tutti i no a cui si riferisce Salvini e per cui ha fatto saltare il governo, riguardano gran parte temi ambientali.

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La cosa non ci piace. Crediamo che il popolo italiano non sia ancora pronto ad un vero cambiamento. Ma necessita creare, fin da ora, un movimento internazionale che possa gestire le risorse sulla falsa riga dei Friday for Future. Nessuno è disposto a cedere sovranità ma dobbiamo dare l’esempio di un popolo che va oltre la politica. Va oltre il breve termine.

Dobbiamo, come consumatori, alimentare solo le filiere di cui conosciamo la provenienza e di cui l’attenzione alla sostenibilità sia predominante. Anche un governo “inciucio” M5S-PD non avrebbe certo questa prerogativa. Seguiremo le vicende politiche certo ma con l’impegno di lavorare costantemente ad un cambiamento fuori dal parlamento.

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