MATEMATICA, FA BENE ALL’AMBIENTE E ALLA SALUTE. LA STORIA DELLA RICERCATRICE FRANCESCA DOMINICI

Matematica. Francesca Dominici, 47 anni, una delle migliori al mondo nel campo della statistica applicata alla medicina, ribattezzata “numerical detective” per la sua capacità di integrare enormi quantità di dati molto diversi e scovare così gli inquinanti che danneggiano la nostra salute.

Francesca Dominici è docente di biostatistica all’Università di Harvard, collabora con il Dipartimento di Sanità Pubblica.  nel 2015 è stata inserita da Thomson Reuters tra l’1% dei ricercatori più citati nella sua disciplina in tutto il mondo

“Sono arrivata negli Stati Uniti ventuno anni fa, alla Duke, con una borsa di studio dell’Università di Padova, dove facevo il dottorato: dovevo stare tre mesi e non sapevo una parola di inglese, perché avevo studiato francese. Mi iscrissi ai corsi più teorici: i numeri li capivo. E chiesi di rimanere altri sei mesi, c’erano i maggiori esperti mondiali di statistica applicata. Ero poverissima, avevo una borsa da 800 mila lire al mese e l’affitto costava 450 dollari. Scoprì anche che tornare in Italia non aveva senso: la prospettive di ricerca erano deprimenti, mentre per gli americani la mia tesi era interessante: mi offrirono subito un lavoro alla Johns Hopkins”. Per convincerla a restare nel 1999 chiamarono anche quello che allora era il suo compagno, oltre che un collega, e ora suo marito, Giovanni Parmigiani.

Negli Stati Uniti l’hanno ribattezzata “numerical detective” per la sua capacità di integrare enormi quantità di dati molto diversi e scovare così gli inquinanti che danneggiano la nostra salute. Il suo metodo innovativo ha cambiato l’analisi statistica in medicina.

“Negli ultimi dieci anni siamo riusciti a dimostrare che i livelli massimi di inquinanti atmosferici stabiliti dall’ Agenzia per la protezione ambientale statunitense non erano innocui come si pensava. E quindi sono stati ridotti, in particolare per le polveri ultra sottili, le pm 2,5”. Tra le sue scoperte c’è che alti livelli di queste polveri aumentano del 6,8% il rischio di ricoveri per disturbi cardiovascolari, e che un eccesso di ozono lo fa del 4,2%. Lo stesso effetto del fumo passivo.

Il suo studio più rivoluzionario ha una radice italiana: “Ci siamo fatti dare dalla Federal Aviation Administration i livelli di rumore per i 95 aeroporti maggiori degli Stati Uniti, poi li abbiamo collegati con quelli ospedalieri I risultati mostrano che chi vive vicino a grandi aeroporti ha un rischio più alto di ricoveri per malattie cardiovascolari”.  L’idea di occuparsi del rumore degli aerei non è casuale. Dominici è cresciuta a Ciampino:  “Quando ero piccola era normale interrompere una telefonata perché passava l’aereo”.

È uno dei motivi per cui ama la biostatistica: “Usa la matematica per risolvere problemi concreti e reali: cambia il modo in cui viviamo”.

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