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Mascherine, fondamentali nella fase 2 ma l’ambiente? Ecco quelle sostenibili fatte in canapa

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Continua l’emergenza sanitaria e ci si appresta ad entrare nella fase 2.  Misure protettive fondamentali saranno i guanti e le mascherine. Ma l’ambiente? Le strade sono invase da questi rifiuti che non vengono inoltre smaltiti correttamente. Bisogna optare per delle alternative sostenibili. L’idea di Maeko: mascherine fatte in canapa, lavabili e impermeabili.

Dal 4 maggio inizia la fase 2 del coronavirus. Il premier Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa del 26 aprile ha confermato le misure sul distanziamento sociale e sulle limitazioni agli spostamenti già in vigore per contrastare la diffusione del virus insieme all’uso obbligatorio delle mascherine protettive. Conte ha aggiunto ha  che il governo ha voluto evitare speculazioni impegnandosi a eliminare completamente l’IVA. Le mascherina chirurgiche costeranno al massimo 0,50 euro, prezzo che comprende anche un piccolo margine di guadagno per le ditte produttrici. 

Ma l’ambiente? Ciò che fornisce grande aiuto sanitario sta diventando un vero e proprio problema ambientale. L’associazione Plastic Free denuncia quotidianamente la presenza di guanti e mascherine nelle strade e nei parchi di tutto il paese.

Coronavirus, mascherine e guanti diventano un problema per l’ambiente


 “Stiamo sentendo i sindaci delle varie città per fare in modo di obbligare i centri commerciali a fare delle pulizie costanti durante la giornata o mettendo dei bidoni della spazzatura sicuri. – ci spiega Luca De Gaetano, presidente dell’associazione Plastic free – Molti di questi guanti sono in plastica leggera, quelli della frutta, molti centri commerciali non sono forniti di guanti in lattice. Una volta utilizzati durante la spesa questo porta che se lasciati nel carrello o buttati nel secchio della spazzatura senza coperchio, con un po’ di vento questi guanti volano via e li ritroviamo ovunque. I guanti lattice sono dichiarati biodegradabili però alla fine finiscono nell’indifferenziata“. 

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Stesso problema per le mascherine monouso. Abbiamo visto le spiagge di Hong Kong piene di questi rifiuti che possono mettere a serio rischio la fauna marina.

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A differenza delle mascherine prodotte in Cina, molte made in Italy non sono “usa e getta” ma riutilizzabili e anche lavabili. In tanti hanno iniziato a realizzare a casa mascherine fai da te in stoffa ma anche tante realtà operanti nel comparto tessile si sono attivate per una per fornire questi presidi sanitari.

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Maeko, un’azienda specializzata nella produzione di filati e tessuti naturali, ha realizzato delle mascherine fatte in canapa, lavabili, impermeabili, protettive, già inviate, gratuitamente, al policlinico di Cagliari durante la fase di emergenza.

Le mascherine in fibra di canapa hanno un effetto naturalmente antibatterico. Questo vuol dire nessun trattamento ulteriore e un segno di sostenibilità 100%.

Le nostre mascherine in tessuto sono un prodotto artigianale made in Italy, realizzate esclusivamente con tessuti in FIBRE NATURALI e senza l’uso di alcuna sostanza chimica impermeabilizzante. – si legge sul sito dell’azienda – Durano sino a che non si lacerano ed hanno la stessa valenza di quelle fatte in casa o chirurgiche in tessuto. Sono prodotte ai sensi dell’art. 16, comma 2, del D.L. 18/2020 “Cura Italia” del 17/03/2020. Le possono usare tutte le persone a contatto con il pubblico, gli addetti alla vendita di alimentari ed, in ogni caso, tutti i cittadini”.

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La reperibilità e il costo sono solo due problematiche legate all’uso di questi dispositivi protettivi. Quello a cui non si pensa è lo smaltimento non corretto di questa quantità ingente di rifiuti. Sono fondamentali, non possiamo farne a meno nella nostra lotta contro il virus. Ma se una volta sconfitta questa emergenza sanitaria non vogliamo trovarci a dover fare i conti con un’altra emergenza, tutt’ora presente e già grave, ovvero quella ambientale, allora è il momento di pensare a delle alternative sostenibili

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