Marmolada, una tragedia causata dal clima: si aggrava il bilancio dei morti e dispersi

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Il dramma sulla via che porta alla vetta. Un’altra tragedia causata dal cambiamento climatico.

Sarebbero una trentina le persone che ieri si trovavano sul ghiacciaio della Marmolada al momento del crollo del seracco sommitale, nelle Dolomiti al confine tra Trentino e Veneto.

Salgono a 7 i morti mentre scendono a 15 i dispersi. Questo è per ora il tragico bilancio (ancora temporaneo). Il VIDEO sul web del crollo.

Chi sono le vittime e i dispersi del crollo alla Marmolada

Tre italiani, un cecoslovacco, e un uomo e una donna non ancora identificati: sono loro le 7 vittime confermate del crollo di un seracco sul ghiacciaio della Marmolada.

Ma si tratta di un bilancio che potrebbe ulteriormente aggravarsi.  E’ in salvo a casa il bambino di 9 anni, segnalato inizialmente tra i dispersi della tragedia sulla Marmolada.

Sono tre le vittime italiane identificate: una è originaria della provincia di Vicenza, l’altra della provincia di Treviso e sono entrambi guide alpine. Anche una terza persona identificata sarebbe veneta (fonte Ansa).

Ci sarebbero invece 4 alpinisti vicentini tra i dispersi nel disastro: si tratta di 3 escursionisti, appartenenti alla sezione Cai di Malo, e una guida. Tra i dispersi inoltre, che al momento sono 16, ci sarebbe anche un uomo sui 50 anni di Alba di Canazei. Due dei feriti, infine, sono di nazionalità tedesca (lo ha confermato all’ANSA il ministero degli Esteri a Berlino).

Il premier Draghi si recherà in visita oggi a Canazei, mentre il capo dello Stato Sergio Mattarella ha telefonato al presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti e a quello del Veneto, Luca Zaia.

“Ho sentito stamattina il presidente Mattarella. Mi ha pregato di portare, oltre che la sua vicinanza per le vittime, anche il sostegno e i complimenti agli operatori e ai volontari che operano sul posto”, afferma il presidente del Veneto, Luca Zaia, che a Canazei attende il presidente Draghi.

Marmolada, soccorritori al lavoro

“Non abbiamo un numero definitivo ma dalle 10 alle 15 persone possono essere ancora lì”. Lo afferma Alex Barattin, delegato del Soccorso alpino per la seconda zona Dolomiti Bellunesi che si trova a Canazei per coordinare i soccorsi sulla Marmolada. “È partito un fronte con una quantità enorme di materiale, un fronte di circa 110 metri – ha spiegato Barattin la dinamica – una profondità di 30-35 metri per uno sviluppo di 40-50 metri. È caduto e scendendo si è frantumato con dell’acqua all’interno, andando verso valle e ha investito le cordate che stavano salendo o scendendo”.”L’immagine – conclude il delegato del Soccorso alpino – è quella di un ghiaccio che ha subito una forte azione delle condizioni meteo degli ultimi mesi e anni, la ferita è importante“.

Marmolada, una tragedia annunciata

Da tempo, diversi studi mettevano in guardia sul rischio di perdita di ghiaccio proprio sulla Marmolada. Una tragedia che suona quindi come annunciata.

Luca Mercalli, climatologo e divulgatore scientifico, nel 2019 aveva fatto una previsione fosca su quel ghiacciaio. “Tra 50 anni sarà un ricordo“, aveva detto. Impossibile chiudere l’accesso agli alpinisti, afferma Mercalli,  “si dovrebbero mettere in lockdown le Alpi in cinque paesi, Francia, Italia, Svizzera, Austria e Slovenia. Non bastano le temperature per allarmarsi. Altrimenti dovremmo chiudere tutte le montagne. Stava ai singoli alpinisti comprendere che c’erano condizioni di rischio. I ghiacciai sono pericolosi. Anche per le cadute nei crepacci, ad esempio”.

“Non c’era la possibilità di prevedere il qui e ora. Ci potevo essere anch’io, lassù. Come autorità avrei fatto però una cosa. Avrei messo un  avviso, un invito ad essere prudenti”, aggiunge Mercalli.

La tragedia di ieri, dunque, è un naturale fenomeno di adeguamento del ghiacciaio rispetto a quanto sta accadendo al clima in tutto il Pianeta.

“Le previsioni ci dicono che ci aspettano ancora tre mesi di caldo, quindi l’evento avvenuto ieri sulla Marmolada, con il crollo di un intero seracco, potrebbe ripetersi con maggiore frequenza” –  commenta all’ANSA il climatologo dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente della Provincia di Trento (Appa), Roberto Barbiero, coordinatore del Tavolo provinciale di coordinamento e di azione sui cambiamenti climatici L’aumento di temperatura sulle Alpi è ormai un dato certo, con un indice di surriscaldamento doppio rispetto a quello medio globale. I ghiacciai sulle vette italiane, poi, sono più interessati dal fenomeno di riduzione rispetto a quelli sui versanti austriaci o svizzeri, perché maggiormente esposti al sole e ai flussi di aria calda. Ogni anno i nostri ghiacciai perdono massa non solo per una diminuzione delle precipitazioni nevose, ma anche per l’effetto delle estati particolarmente calde“, ha detto all’ANSA Barbiero, precisando come molti ghiacciai registrino riduzioni di due terzi o, in alcuni casi, anche di tre quarti del volume rispetto alla massima espansione di fine Ottocento.

Cnr:“La Marmolada scomparirà in 25 anni”

La scomparsa della Marmolada profetizzata dai ricercatori del Cnr da qui a 25 anni non avverrà da un momento all’altro. Altri eventi come quello di ieri potrebbero accadere nei prossimi anni ma è pressoché impossibile prevederne l’entità e le tempistiche.

Solo fino a qualche anno fa la Marmolada era un ghiacciaio unico. Oggi è caratterizzato da una forte frammentazione e dalla divisione in diverse unità.

Renato Colucci, dell’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp), spiega perché. “L’inverno scorso c’è stata poca neve, che ormai non protegge più i bacini glaciali, mentre da settimane le temperature in quota sono molto al di sopra dei valori normali. Il caldo estremo ha verosimilmente prodotto una grossa quantità di acqua liquida da fusione glaciale alla base di quel pezzo di ghiacciaio” – spiega Colucci – “Siamo nelle condizioni peggiori per distacchi di questo tipo, ora dobbiamo capire se il distacco del ghiacciaio è di fondo o superficiale. La portata però sembra molto importante. L’atmosfera e il clima, soprattutto al di sopra dei 3.500 metri di quota, è in totale disequilibrio. Questi eventi sono destinati a ripetersi, dobbiamo mantenere la massima attenzione“.

Belluno, città italiana più colpita dal surriscaldamento

Secondo la ricerca dall’European Data Journalism Network il capoluogo bellunese è quella che ha fatto registrare il maggior aumento di temperature nel 21mo secolo in confronto alla media del ventesimo secolo – spiega Coldiretti -, capeggiando una classifica che concentra proprio al Centro Nord quasi tutte le città italiane che hanno avuto il maggior innalzamento delle temperature: Piombino (+1,7 gradi), Pavia, Piacenza (1,3 gradi), Savona La Spezia, Modena, Genova, Ancona, Bergamo, Livorno (+1,2 gradi).

Oltre che sui campi, gli effetti del cambiamento climatico si fanno dunque sentire anche sui monti – sottolinea Coldiretti – in un 2022 dove il periodo gennaio-maggio si piazza al sesto posto tra i più caldi di sempre, secondo un’analisi Coldiretti su dati Noaa.

Il risultato è un profondo cambiamento sul paesaggio della montagna che coinvolge tanto l’assetto dei ghiacciai quanto quello delle coltivazioni.

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