Alla vigilia della Giornata mondiale degli oceani, che si celebra ogni anno l’8 giugno, occorre ricordare l’importanza che la responsabilità della tutela dei mari sia condivisa da tutti. Per questo il marchio Misura ha scelto di impegnarsi per l’ambiente, in particolare sul fronte del packaging.

Sulla sola superficie del Mediterraneo navigano circa un milione e 200 mila tonnellate di plastiche. E lungo tutta la colonna d’acqua, così come sui fondali, il numero dei rifiuti plastici è ormai pressoché incalcolabile. Una situazione che minaccia sia l’ecosistema che la stessa salute umana: le microplastiche dai mari tornano a terra e si trovano diffusamente nella catena alimentare, come nel nostro stesso organismo.

La sostituzione di imballaggi impattanti sull’ambiente è una delle prime leve che l’industria alimentare può mettere in campo per evitare che la plastica usa e getta finisca nell’ambiente. Misura già dallo scorso anno ha eliminato due milioni e mezzo di confezioni di plastica, tagliando del 52% le tonnellate di plastica immesse sul mercato rispetto al 2019.

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Oggi, alla vigilia della Giornata mondiale degli oceani, che si celebra ogni anno l’8 giugno, occorre ricordare l’importanza che la responsabilità della tutela dei mari sia condivisa da tutti: cittadini, imprese, Stati. Per questo il marchio Misura, da sempre attento al benessere delle persone, ha scelto di impegnarsi per l’ambiente, in particolare sul fronte del packaging (ma non solo) e dunque anche rispetto al tema della plastica, uno dei rischi maggiori per gli ecosistemi marini.

“Per Misura l’impegno in favore della sostenibilità è una responsabilità prioritaria – dichiara Massimo Crippa, direttore commerciale di Misura – . Abbiamo scelto come azienda di intraprendere questa strada che ci sembra necessaria ed urgente, per tutti. Nell’ultimo anno la connessione tra cambiamenti climatici, benessere dell’ambiente e delle persone, è purtroppo diventata estremamente evidente. Per questo continueremo a promuovere iniziative che possano contribuire a salvaguardare il territorio, i nostri mari ma anche i nostri bellissimi borghi, e i cittadini”.

Sostituendo il packaging di plastica di alcuni dei prodotti Misura con una confezione fatta di materie prime di origine vegetale, che – raccolta e trattata – diventa compost, quindi suolo fertile, sono state tagliate due milioni e mezzo di confezioni di plastica tradizionale, una superficie più grande di 22 Piazze Duomo di Milano.

Misura è la prima azienda alimentare a livello internazionale a scegliere il compostabile per i prodotti da scaffale, una confezione che mantiene inalterata la qualità di prodotti che devono durare a lungo sugli scaffali dei negozi, fuori dal frigo. Si tratta di un incarto innovativo, reso possibile grazie alla sinergia di un pool di aziende italiane: Novamont, Saes, Sacchital, TicinoPlast e Ima, con il contributo scientifico dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

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Inoltre, per dimezzare la plastica Misura è andata oltre la scommessa del materiale compostabile: gli incarti esterni di molti prodotti sono stati infatti sostituiti con carta certificata FSC. Per produrla, cioè, non sono stati toccati boschi antichi, né disboscate aree a rischio biodiversità, le foreste sono state coltivate con metodi ecocompatibili. Parliamo di 28 milioni di confezioni di carta convenzionale risparmiate grazie alla sostituzione con carta certificata, rispetto al 2019.

Il marine litter nel Mediterraneo

Il Mar Mediterraneo rappresenta solo l’1% delle acque mondiali ma purtroppo contiene ben il 7% delle microplastiche marine. La sua conformazione di bacino quasi chiuso, dove le correnti fanno tornare sulle coste l’80% dei rifiuti di plastica, comporta che per ogni chilometro di litorale se ne accumulano oltre 5 kg al giorno (Fonte: WWF Italia). I numeri dell’inquinamento del nostro mare sono davvero allarmanti. Secondo lo studio “The Mediterranean: Mare plasticum”, infatti, pubblicato dall’ International Union for Conservation of Nature and Natural Resources (IUCN), la plastica totale accumulata nel Mar Mediterraneo è stimata nell’ordine di grandezza di 1.178.000 tonnellate. E si tratta solo di una stima, poiché la maggior parte delle ricerche svolte finora si è concentrata principalmente sulla plastica accumulata sulla superficie del mare, che costituisce meno dello 0,1% della quantità totale. Inoltre, sempre la stessa ricerca rivela che potrebbe esserci una dispersione di plastica annuale media di 229.000 tonnellate), costituite dal 94% di macroplastiche e dal 6% di microplastiche.

E non sono solo le acque dei mari ad accogliere purtroppo rifiuti, anche le spiagge italiane sono inquinate in maniera preoccupante. La recente indagine Beach Litter 2021, realizzata da Legambiente, ha permesso di censire in 47 spiagge in tredici regioni italiane 36.821 rifiuti su un’area totale di 176.100 mq: una media di 783 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia. L’84% di questi rifiuti è di plastica. Un dato che supera ampiamente il valore stabilito a livello europeo per considerare una spiaggia in buono stato ambientale, cioè meno di 20 rifiuti ogni 100 metri di costa.

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