“Non nel mio nome”, la campagna di Marevivo contro i grandi eventi in spiaggia

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“Chiediamo di firmare questa petizione e riservare i grandi eventi ai luoghi deputati”. L’appello di Marevivo.

Ogni spiaggia è una formazione geologica che si è evoluta in migliaia di anni.

Un maxi evento che richieda l’utilizzo di ruspe che danneggiano i suoi sistemi dunali, non può che arrecare un danno irreparabile all’ecosistema. Uno sfregio che non si può riparare a posteriori.

Questo il messaggio di Marevivo, Enpa, Lav e Sea Shepherd
che si sono unite nella campagna “Non nel mio nome”, una supplica che l’ambiente rivolge all’uomo. La petizione ha raggiunto 5mila firme nelle prime 24 ore.

“Crediamo che eventi di grande portata siano deputati a posti come stadi e arene, di certo non in mezzo alla biodiversità che può risentire fortissimamente di questi eventi. – spiega a TeleAmbiente Maria Giovanna Giuliano dell’associazione Marevivo – Si pensi soltanto allo spianamento delle dune, con la conseguente distruzione dei siti di nidificazione di molte specie che abitano sugli ecosistemi costieri, come per esempio il fratino o le tartarughe Caretta Caretta, o ancora lo sradicamento di piante e alberi, il calpestio che centinaia, se non decine di migliaia, di persone possono fare su una spiaggia. Una spiaggia che, in realtà, è un luogo bellissimo, ricco di biodiversità e con un equilibrio molto delicato, a metà tra la terra e il mare, che dobbiamo proteggere a tutti i costi. Per questo chiediamo di firmare questa petizione e riservare i grandi eventi ai luoghi deputati.

Marina Pulcini, biologa Marina ISPRA: “La formazione di una spiaggia è dovuta alla combinazione di erosione e sedimentazione determinati dalle onde e correnti marine o lacustri costiere. La spiaggia è una formazione geologica che richiede migliaia di anni per evolversi. Nel caso in cui l’organizzazione di un evento richieda l’utilizzo di ruspe che danneggiano i sistemi dunali che posseggono quelle piante che consolidano le dune e le spiagge, questo è un comportamento da non seguire. Sono state create in molte zone passerelle sopraelevate per evitare il calpestio su piante pioniere di retroduna, il fatto di spianarle e permettere tale danneggiamento non giustifica i tentativi di restauro a posteriori. Le attività di compensazione possono essere previste nel caso di opere di emergenza nazionale, ma non per un evento ludico magari della durata di una sera.”

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