Mare, sos pesci: non crescono perchè si nutrono di microplastica

Mare. Si chiama ‘pseudo sazietà’ è il fenomeno che si sta manifestando in molti esemplari di pesce presenti nel Mar Adriatico.

Scambiandole per plancton, i pesci ingeriscono microplastiche che non riescono ad espellere e che li fa sentire sazi.

Una situazione allarmante.

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Sentendosi sazi, i pesci non mangiano e non di conseguenza non crescono.

A rivelarlo è la biologa marina Martina Capriotti durante la tavola rotonda ‘Le frontiere delle sostenibilità’, organizzata a Genova in occasione dell’assemblea dell’Associazione nazionale cooperative di consumatori – Coop.

“Le ricerche ci confermano come il Mare Adriatico sia sicuramente molto vulnerabile alle micro plastiche, per la sua conformazione semi chiusa, la bassa profondità nella parte settentrionale, l’alta antropizzazione delle coste e dei fiumi e il ridotto ricircolo dell’acqua – spiega Capriotti – abbiamo due correnti costiere, una verso Nord e una verso Sud, fuori da queste il materiale plastico tende ad accumularsi con gravi danni sui pesci”.

“Le micro plastiche tendono a essere ingerite o perché scambiate per plancton o perché sulla superficie hanno aderito batteri e micro alghe che le rendono appetibili al pesce” – sottolinea la biologa che poi ammonisce: “anche nell’Adriatico si stiano formando aree stagnanti dove le micro plastiche si accumulano come nelle isole di plastica formatesi nel Pacifico”.

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Cosa sono le microplastiche:

Sono piccole particelle di plastica, così chiamate perché hanno un diametro compreso in un intervallo di grandezza che va dai 330 micrometri e i 5 millimetri.

Diversi studi scientifici hanno dimostrato la loro pericolosità sia per la salute dell’uomo che quella dell’ambiente.

I danni più gravi si registrano soprattutto negli habitat marini ed acquatici.

Questo avviene perché la plastica si discioglie impiegandoci diversi anni e fintanto che è in acqua può essere ingerita e accumulata nel corpo e nei tessuti di molti organismi.

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Nata e cresciuta sulla costa adriatica, fin da quando era molto giovane sviluppò un affetto speciale per il mare.

La sua passione l’oceano si è rafforzata quando ha iniziato a fare immersioni subacquee e ad allenarsi come bagnino.

Durante una delle sue prime immersioni, osservando la bellezza di una scogliera, notò alcuni rifiuti, incluse le batterie, nella stessa zona in cui i pesci stavano brucando.

Quella scena le ha fatto riflettere sulla forte associazione tra vita marina e impatto umano, ispirandola a fare qualcosa per contribuire alla salvaguardia della natura: intraprendere studi ambientali marini.

Laureata in biologia con una tesi in inquinamento marino chimico e un master in biologia marina con una tesi sviluppata in Norvegia che ha valutato gli effetti molecolari dei composti chimici sui modelli di pesce.

Con il desiderio di continuare a studiare l’impatto ambientale, ha deciso di candidarsi per un dottorato in Scienze della vita e della salute e ottenere il dottorato di ricerca presso l’Università di Camerino.

Nel 2018 ha ricevuto la borsa di studio National Geographic e Sky Ocean Rescue a sostegno del suo progetto relativo alle microplastiche e alla valutazione della contaminazione chimica nel Mare Adriatico. Con i risultati di questo progetto, spera di avvertire la gente dei reali danni che i rifiuti marini possono avere sul pianeta e sulla comunità umana.

Capriotti fa anche parte della Federazione Italiana di Salvataggio Acquatico (FISA) come formatore di candidati che diventeranno soccorritori marittimi, ed è un promotore di campagne di prevenzione annegamento e sensibilizzazione per la sicurezza acquatica.

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