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Giornata Nazionale del Mare, la linfa vitale del Pianeta che occorre tutelare

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L’11 aprile si celebra la Giornata nazionale del Mare, istituita nel 2018, per celebrare il mare, inteso come risorsa di grande valore ambientale, scientifico-ricreativo ed economico, e per sviluppare e divulgare la sua cultura.

Il 13 febbraio 2018 con l’entrata in vigore del Decreto n. 229/2017, è stata istituita la “Giornata nazionale del mare”. Con questo provvedimento la Repubblica italiana riconosce l’11 aprile di ogni anno come il giorno nel quale celebrare il mare, inteso come risorsa di grande valore ambientale, scientifico-ricreativo ed economico, e per sviluppare e divulgare la sua cultura.

Per l’occasione una diretta video sarà trasmessa sui social del ministero della Transizione ecologica al fine di sensibilizzare sulla sua tutela, illustrare le azioni messe in campo dal dicastero e parlare di questa importante risorsa naturalistica con ospiti di prestigio. Taglierà idealmente il nastro, alle ore 15, il ministro Roberto Cingolani. Seguirà una breve intervista al direttore generale per il mare e le coste Carlo Zaghi, che illustrerà le azioni messe in campo dal Mite e il sistema delle aree marine protette.

Sulla biodiversità marina interverrà la giornalista Donatella Bianchi, mentre Erika Magaletti dell’Ispra parlerà della Strategia marina e del ruolo della ricerca. L’ammiraglio Aurelio Caligiore, capo del Reparto ambientale marino, farà il punto sulle operazioni di recupero delle ecoballe nel golfo di Follonica e del motopeschereccio Bora Bora, seguito dall’intervento del presidente dell’ente parco Arcipelago toscano Giampiero Sammuri.

Saranno proiettati numerosi video realizzati dalle aree marine protette italiane, intervallati dagli interventi di esponenti della Guardia Costiera, Marevivo, Legambiente e Greenpeace. Inoltre, la biologa marina e divulgatrice scientifica Mariasole Bianco presenterà il cartone animato di Rai Ragazzi “AcquaTeam”, il fotografo naturalista Marco Colombo illustrerà il concorso “Uno scatto per la natura” del ministero della Transizione ecologica, che invita giovani e professionisti a raccontare l’ambiente con una propria foto originale, e l’associazione “N’Sea Yet” illustrerà l’iniziativa “Prendi3” e l’attività di sensibilizzazione sull’emergenza plastica in mare.
La chiusura è affidata all’attrice Cristiana Capotondi, volto della difesa del mare insieme a “One Ocean Foundation”.


Sempre in occasione di questa giornata un altro appuntamento con Marevivo con la diretta sulle 19:30 sull’overfishing, la prima e più grave minaccia per gli oceani, e sulle reti da pesca, due realtà su cui si sono accesi i riflettori ad oggi con la diffusione del documentario “Seaspiracy.”

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Il mare è la linfa vitale del Pianeta: occupa il 70% della superficie terrestre, ci dona il 50% dell’ossigeno che respiriamo, assorbe circa il 25% dell’anidride carbonica in eccesso, regola il clima mondiale e rappresenta una fonte di lavoro e sostentamento per più’ di 4.3 miliardi di persone.

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E’ proprio nell’Oceano che più di 4 miliardi di anni fa si sono sviluppate le prime forme di vita, organismi microscopici composti da una singola cellula. Nel corso di molti millenni, questi organismi si sono evoluti e sono
diventati più complessi, prendendo lentamente l’aspetto delle piante e degli animali
che conosciamo ora. (Fonte Worldrise).

Sono 27 le aree marine protette in Italia (Amp), cui si aggiungono 2 parchi sommersi, che tutelano complessivamente circa 228.000 ettari di mare e 700.000 km di costa. Andando a guardare nel dettaglio, il 19,12% delle acque territoriali italiane (0-12 miglia nautiche) è coperto da aree marine a vario titolo protette: aree in cui le attività umane – ad esempio pesca e turismo – dovrebbero essere parzialmente o totalmente limitate, i pesci riescono a riprodursi e si conserva la biodiversità del più grande ecosistema del Pianeta. Tuttavia solo nell’1,67% dei casi si tratta di aree che implementano efficacemente i propri piani di gestione, mentre per il resto si tratta di piccoli paper park, ovvero aree marine che non sono efficacemente gestite. Inoltre, soltanto lo 0,1% è coperto da aree a protezione integrale.

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L’Italia insieme a Regno Unito, Spagna, Germania e Francia, è tra i maggiori contributori all’Economia Blu dell’Ue sia per l’occupazione (con un contributo combinato del 58%) che per il valore aggiunto lordo Val ( 69%). Nel 2017, in termini di Val dell’economia blu dell’Ue il bacino marittimo del Mediterraneo – di cui fa parte l’Italia – ha toccato quota 59,6 miliardi di euro, 29% del totale a livello europeo, arrivando dopo Oceano Atlantico ((73,4 miliardi di euro) e Mare del Nord (63 miliardi di euro). Tuttavia, la dimensione in termini di occupazione è stata invertita: il 40% dell’occupazione della Blue Economy si trova nel Mediterraneo (1,78 milioni di dipendenti), il 29% nell’Oceano Atlantico (1,29 milioni di dipendenti) e solo il 20% nel Mare del Nord (0,87 milioni di dipendenti). Per quanto riguarda l’Italia, nel dettaglio, negli ultimi 10 anni (dal 2009 al 2018) ha visto la sua quota di occupazione e di Val diminuire.

D’altra parte però, l’Italia ha un ruolo importante dal punto di vista ambientale: si stima che sia responsabile del sequestro di 13.2 milioni di tonnellate annue di Carbonio Blu, il valore più alto tra gli stati membri dell’UE nel Mar Mediterraneo.

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