Secondo i dati raccolti dai ricercatori Enea, il mare nostrum continua ad essere a rischio per l’aumento dei livelli di gas serra di derivazione antropica

Il Mar Mediterraneo è sempre più a rischio. A dirlo sono i dati pubblicati dall’Enea, l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile.

Secondo i ricercatori che hanno condotto lo studio, negli ultimi 25 anni nel Mare Nostrum la CO2 è aumentata del 15%, il metano del 9% e la temperatura media di circa 0,5°C. 

Sono misurazioni effettuate nell’Osservatorio Enea di Lampedusa, che per posizione e per importanza è un punto di riferimento per lo studio dello stato di salute del Mar Mediterraneo e più in generale dell’andamento della crisi climatica.

Enea: “Intervenire tempestivamente per salvare il Mediterraneo”

“Questi dati mostrano la necessità di intervenire rapidamente per implementare politiche di riduzione delle emissioni di CO2 ma anche degli altri gas ad effetto serra di produzione antropica come il metano, in coerenza con gli obiettivi europei della neutralità climatica entro il 2050”, evidenzia la ricercatrice ENEA Tatiana Di Iorio.

“Si tratta di una sfida essenziale per il futuro dell’Europa e del pianeta, e in particolare del Mediterraneo, una delle aree più sensibili ai cambiamenti climatici dove gli impatti sull’ambiente possono essere critici e che oggi più che mai è a rischio”, ha poi concluso Di Iorio.