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ACQUE INQUINATE, MAMME NO PFAS IN PRESIDIO PERMANENTE DAVANTI ALLA PREFETTURA DI VICENZA

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Mamme No PFAS. Cinque giorni e cinque notti davanti alla Procura di Vicenza per manifestare il loro sostegno alle indagini, ma soprattutto “per chiedere a gran voce che la decisione di chiudere l’azienda Miteni venga finalmente presa, senza indugi e senza paura”.

Ad organizzare il presidio sono le Mamme No Pfas che, unitamente agli altri movimenti No Pfas, si battono per avere acqua pulita.

I PFAS, acronimo di Sostanze Perfluoroalchiliche, sono una famiglia di composti chimici utilizzata prevalentemente in campo industriale. Si tratta di acidi molto forti usati in forma liquida, con una struttura chimica che conferisce loro una particolare stabilità termica e li rende resistenti ai principali processi naturali di degradazione.

Le sostanze, sversate nelle acque e nel terreno da più di 40 anni, hanno contaminato la seconda falda acquifera più grande d’Europa.

Il problema, tocca tre province: Vicenza, Padova e Verona. In quest’ultima sono 13 i comuni interessati tra la zona della Bassa e quella dell’Est veronese.

Non c’è più tempo! – si legge nel comunicato del gruppo “Mamme No Pfas – genitori attivi – area contaminata” –  chiediamo la condanna dell’azienda, la bonifica del sito ed il risarcimento dei danni provocati, poiché non sia, ancora una volta, la collettività tutta costretta a pagare il prezzo di chi non ha platealmente fatto il proprio dovere”.

La notizia della nuova iniziativa di protesta è stata diffusa nello stesso giorno in cui è scaduto il temine per le ricerche volte a verificare se c’è un collegamento diretto fra le linee produttive di Miteni e la falda acquifera che sta sotto l’azienda.

Controlli, avviati in seguito alla scoperta di nuovi inquinanti emergenti dalla Provincia di Vicenza, che, alla luce della nuova scoperta, ha emesso un mese fa una diffida formale ed ora attende la relazione di Arpav prima di prendere eventuali provvedimenti nei confronti della ditta.

“Le verifiche sono andate avanti sino a giovedì scorso, per cui serve ancora un po’ di tempo per avere i risultati” – spiega il consigliere provinciale berico con delega all’Ambiente, Matteo Macillotto, che ha precisato come siano già state previsti anche dei controlli ulteriori, da realizzare usando delle sostanze traccianti, da scaricare dentro l’azienda e ricercare nella falda.

“Questo disastro ambientale –  spiegano le attiviste – sta avendo ed avrà a lungo conseguenze sulla salute dei cittadini coinvolti e sul territorio, per cui chiediamo anche le dimissioni di tutti coloro che nulla hanno fatto per bloccare questa vergognosa vicenda, la bonifica del sito inquinato ed il risarcimento dei danni”.

Il presidio, che ha lo scopo di scuotere le Istituzioni, da quelle locali fino alla Regione ed al Governo, si svolgerà da venerdì 24 agosto a martedì 28 agosto.

“Le Istituzioni hanno, a volte, bisogno di una scossa – si legge ancora nel comunicato del gruppo –  Comune di Trissino, Provincia di Vicenza, Regione Veneto e Governo, sono gli attori principali in questa vicenda di disastro ambientale, che ha avuto e avrà conseguenze devastanti nel lungo periodo sulla salute dei cittadini coinvolti e sul territorio.

Gli Enti preposti ad occuparsi di Sanità, Ambiente e Giustizia possono e devono agire subito!

Chiediamo – prosegue –  le dimissioni di tutti i Responsabili che nulla hanno fatto per bloccare questa colossale e vergognosa vicenda e che fino ad oggi non hanno voluto vedere e sentire, autorizzando Miteni a contaminare acqua, aria, territorio e persone, ignorando completamente il Principio di Precauzione, senza attuare efficaci controlli sull’ambiente, sui dipendenti dell’azienda e su tutta la popolazione coinvolta”.

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