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#Iostoconilmadeinitaly, per una legge europea che valorizzi e difenda il prodotto italiano

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Made in Italy. Imitazione, contraffazione ed italian sounding.

Tre, delle molteplici aggressioni che stanno penalizzando la produzione “Made in Italy” e che minano la sicurezza dei consumatori.

Il “Made In” è un tesoro che va tutelato. Il suo export vale oltre 570 miliardi di euro.

Ma l’illegalità, contrariamente a quanto si pensa non la troviamo solo nei nostri piatti, passa per tutta la filiera italiana ed è in continuo aumento.

 

La tutela del prodotto italiano come priorità, soprattutto a livello europeo e le ambiguità che permettono il proliferare di queste azioni, sono il cuore della campagna nazionale “IO STO CON IL MADE IN ITALY”, presentata alla Camera dei Deputati.

Obiettivo: contribuire a far nascere una legge europea che valorizzi e difenda il Made in Italy.

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La campagna, avviata dal massmediologo Klaus Davi e che ha già raccolto l’adesione di oltre 100 imprenditori (dal food alla moda), vuole alzare il volume delle richieste di artigiani e imprenditori che producono in filiera italiana. Raccogliere le istanze, oltre allo scopo di dare ai singoli maggiore forza corale, permetterà anche di evidenziare le zone grigie normative dei singoli settori così che le iniziative di tutela portate avanti non lascino indietro nessuno.

“È un percorso che inizia oggi – ha detto il presidente della Commissione Agricultura della Camera, Filippo Gallinella – vogliamo portare idee concrete alla prossima Commissione del Parlamento Europeo su cui lavorare e fare una battaglia condivisa a partire dalla necessità di garantire la massima trasparenza ai consumatori in qualsiasi prodotto acquistino”.

Linea che incontra l’appoggio del presidente  di Federalimentare, Ivano Vacondio, secondo il quale “il vero Made in Italy è il nostro saper fare, perché siamo obbligati ad importare materie prime; ben venga quindi valorizzare il prodotto nazionale ma questo non deve essere imprescindibile rispetto alla definizione di Made in Italy che è fatto dalla capacità di trasformare. Bene venga la trasparenza in etichetta – ha concluso Vacondio – ma va ricordato che ha un costo che deve essere sostenuto dal consumatore“.

Per il presidente di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, “non è più possibile separare il prodotto italiano dal suo modello e dalle sue radici. Nessun’azienda alimentare prescinde dal territorio in cui è nata e questo conferisce un valore aggiunto che i concorrenti mondiali non potranno mai avere”.

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A puntare sulla territorialità è stato anche il vicepresidente Federvini, Piero Mastroberardino, mentre Giannola Bulfoni Nonino, la signora della grappa, ha chiesto trasparenza a 360 gradi, “perchè il consumatore ha diritto di sapere”.

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