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Fioramonti accusa il M5S: “Restituzioni su conto intestato a Di Maio, Patuanelli e D’Uva”

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M5S. “Ho smesso di versare le restituzioni al M5S perché finivano in un conto privato

intestato a Luigi Di Maio, Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva. Nessuno sa come vengono utilizzati” – ha detto così l’ex ministro Lorenzo Fioramonti intervistato a ‘Piazzapulita’.

“Siamo passati – spiega Fioramonti – da una donazione, che ho continuato a fare per il bilancio dello Stato, verso una donazione privata. Già durante il governo Conte 1, scrissi un articolo in cui dicevo che se non cambiamo queste regole non si può continuare così”.

L’ex Ministro entra poi nel merito, servirebbe  – dice – “una fondazione terza, anche nominata dal M5S, che gestisca questi soldi. Ci sono milioni e milioni di euro su questi conti”.

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Insomma, guardando semplicemente i fatti sembra che sembra che il MoVimento si stia sempre più avvicinando alla “cara” e vecchia prassi del parlamentare che versa un contributo al partito di elezione.

Contributo, che per quasi tutti i partiti è obbligatorio per statuto e che può essere detratto come se fosse una donazione volontaria.

In questo modo, i partiti realizzano un doppio finanziamento statale:

  •  essendo il contributo una quota dell’indennità parlamentare, proviene da soldi pubblici;
  •  gli eletti scaricano il costo di quel contributo sullo stato, portandolo in detrazione nella dichiarazione dei redditi. Una detrazione che la riforma del 2014 ha innalzato al 26%.

Ma l’abbandono dell’ex ministro Fioramonti, che lo scorso 30 dicembre aveva affidato ad un post su facebook l’annuncio di voler lasciare perché “deluso” dal MoVimento, sembra essere solo la punta dell’iceberg che ha colpito i penta stellati.

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A poche ore dall’assemblea congiunta degli eletti del M5S con Luigi Di Maio, Massimiliano De Toma e Rachele Silvestri comunicano al presidente della Camera la decisione di abbandonare il gruppo per aderire al Misto.

Gli ultimi due, di quella che sembra sempre più essere una lunga serie.

A metà dicembre al Senato Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro avevano lasciato il Movimento per passare alla Lega.

Il 3 gennaio, il collegio dei probiviri del Movimento ha deciso di espellere Gianluigi Paragone per aver votato contro la legge di bilancio.

Dopo le ultime due defezioni il numero dei deputati M5S scende dunque da 213 a 211.

In un’intervista, il deputato Massimiliano De Toma, fresco del passaggio al gruppo Eco di Fioramonti, si dice convinto che seguiranno altre defezioni “perché gli scontenti sono tantissimi. Anche al Senato. A Montecitorio – spiega – adesso puntiamo a formare una componente da 10 deputati, poi in un secondo momento vogliamo arrivare a un gruppo autonomo, magari con altri parlamentari che condividono le nostre idee”.

Quanto alle restituzioni – aggiunge – “finalmente potrò donare parte del mio stipendio a un conto dello Stato. E così farà tutto il gruppo di Eco, come abbiamo deciso con Fioramonti”.

Il MoVimento 5 Stelle insomma, sta camminando sul filo di un rasoio.

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Sette senatori hanno portato ieri all’assemblea del gruppo un documento, limato fino all’ultimo e letto dal pentastellato Dessi’ punto per punto, per “rilanciare il Movimento, non di affossarlo”.

Documento – “firmato solo da tre senatori”, hanno rimarcato fonti M5s – non è stato però discusso in assemblea congiunta.

“E’ un tema da Stati Generali che vedranno la partecipazione di tutti. Quella sarà la sede per avanzare proposte” – hanno spiegato le stesse fonti.

Chi ha partecipato alla stesura del testo spiega che le richieste “non sono negoziabili” e che verranno avanzate anche nei prossimi giorni. E che ieri ci sarebbe stato comunque un contatto pure con i vertici pentastellati.

“Il M5S dovrà essere guidato da un organismo collegiale democraticamente eletto”, recita il documento.

un riferimento non solo legato al capo politico M5s Di Maio di cui si riconoscono i risultati, ma pure a Grillo, secondo quanto viene spiegato.

L’obiettivo sarebbe quello di far sì che a quest’ultimo si riconosca il ruolo di padre storico o di presidente onorario, ma non più la figura del garante che può da solo prendere decisioni a nome degli altri.

 

 

 

 

 

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