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M5S E LEGA VERSO L’INTESA. CI SONO PUNTI IN COMUNE, NULLA E’ IMPOSSIBILE

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M5S e Lega verso l’intesa. Ci sono punti in comune nulla è impossibile. Settimana decisiva in Parlamento, con la proclamazione dei nuovi eletti.

A 15 giorni dalle elezioni, a causa degli articolati calcoli e conteggi richiesti dalla nuova legge elettorale, il Rosatellum, non tutti i neo senatori e deputati avevano ricevuto il telegramma della prefettura.

Alcuni presidenti di seggio infatti, non se la sono sentita di completare le operazioni di scrutinio ed hanno dovuto inviare le schede alle Corti d’appello, che hanno concluso i lavori.

Matteo Salvini e Luigi Di Maio continuano a lavorare con gli altri partiti per trovare un’intesa sulle presidenze delle Camere da votare venerdì.

Ospite di Domenica Live, il leader della Lega apre alla possibilità di un governo con il M5S: “vediamo cosa vogliono fare, il mio dovere è ascoltare tutti” – dice Salvini, individuando nell’abolizione della Legge Fornero; nella riforma del rapporto con l’Europa; nella scuola e nella giustizia, i punti in comune.

Da colmare, le nette divergenze, come ad esempio il reddito di cittadinanza: “non si è capito ancora bene, ma credo – dice Salvini – se non hanno cambiato idea, che loro propongono di dare 500 o 700 euro a chi sta a casa. Io ho una idea diversa – evidenzia poi – Se ci sono dei soldi li uso per ridurre le tasse a chi crea lavoro”.

In ogni caso, “se c’è la possibilità di lavorare per i prossimi 5 anni, io sono a disposizione” – spiega, sostenendo che “l’ultima cosa che vorrei adesso è tornare a votare, anche se non ho paura del voto”.

Smentisce infine, il mandato a Roberto Maroni che ospite di “In mezz’ora in più” aveva detto di vedere “davvero impossibile un governo Lega-Movimento 5 Stelle” perché “romperebbe il centrodestra e metterebbe in crisi i governi regionali e locali”.

Il MoVimento 5 Stelle intanto, riunisce a Palazzo Madama i nuovi eletti per la prima assemblea del gruppo.

“Siamo il perno della legislatura. Prima il metodo e poi i nomi” –  afferma, a quanto si apprende, Luigi Di Maio, ribadendo il suo no “ai condannati e a persone sotto processo” per le presidenze delle Camere.

Quanto ai ministri del futuro governo – aggiunge “si parla con il presidente della Repubblica, dei temi si parla con i partiti politici”.

“L’epoca dei vaffa è finita, ma quella degli inciuci non comincerà” – con queste parole, dalle pagine di Repubblica, Beppe Grillo delinea la posizione di M5S.

“Noi siamo un po’ democristiani, un po’ di destra e un po’ di sinistra, un po’ di centro – spiega ancora Grillo – Possiamo adattarci a qualsiasi cosa. A patto che si affermino le nostre idee”.

L’obiettivo del MoVimento  è “affermare una visione per i prossimi 20 anni, definire la vocazione e il ruolo dell’Italia nel lungo periodo e in tutti i settori, dalla cultura all’economia”.

“Governare – conclude Grillo – è affrontare il futuro con chi condivide una visione, tantomeno comune”.

In casa Forza Italia, Paolo Romani, si dice pronto a rispettare l’impegno affinchè Salvini sia il premier incaricato. “Però – dice – tutti noi abbiamo contribuito a questo risultato ed è quindi giusto che tutti vengano trattati con pari dignità. Il tentativo di fare un governo spetta sicuramente a Salvini e noi faremo il massimo perchè riesca, ma le presidenze delle Camere sono altra cosa”.

Per il capogruppo azzurro al Senato, “poichè non c’è una chiara maggioranza e una chiara opposizione, occorre che tutte le forze politiche siano rappresentate. Se due forze su tre si mettono d’accordo ed escludono la terza, sarebbe un atto illiberale“.

In merito al no di Luigi Di Maio a presidenti delle Camere condannati o indagati, spiega: “non intendo subire i pregiudizi altrui” – dichiara Romani.

«Il 4 marzo ci ha consegnato l’opposizione ma guai all’Aventino» – avverte il reggente del Pd Maurizio Martina, per il quale “un governo M5s-Lega è pericoloso per il Paese”.

Il Partito Democratico, spiega Martina, non si tirerà indietro dal confronto e non aspetterà che siano solo le forze che hanno vinto a fare la prima mossa.

“Noi contrattaccheremo e cercheremo di organizzare l’alternativa con un lavoro di centrosinistra aperto, plurale” – aggiunge – Incalzeremo, proporremo, non staremo a guardare”.

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