#Faccimociluce, caso Spin Time: l’appello ai sindaci per normalizzare le realtà abitative in Italia

La luce è tornata a  Spin Time Labs, il palazzo occupato e abitato da 420 persone, nel quartiere Esquilino di Roma.  La notizia ha fatto il giro dei giornali di tutto mondo dopo il gesto di padre Konrad Krajewski.  I ragazzi di Scomodo, un mensile cartaceo d’informazione realizzato dagli studenti, lancia un appello pubblico a tutti i sindaci d’Italia affinchè  “tutte le realtà abitative, culturali, sociali possano normalizzare la loro presenza sul territorio”. Ecco la petizione.

Da 7 anni il palazzo di Spin Time Labs a Roma, in via S.Croce in Gerusalemme, condividendo spazi e idee, ha contribuito a fare di questa una città più viva e inclusiva.  Dopo l’azione di padre Konrad Krajewski, un gesto di aiuto e solidarietà, molti hanno avvelenato il clima parlando di racket, spaccio, discoteche abusive e soprattutto, di occupazione abitativa come un trucco da furbi per evitare di pagare le bollette.

Dal 2013, anno in cui è stato occupato Spin Time, ad oggi solo 2 delle 200 famiglie occupanti del palazzo e in lista d’attesa per le case popolari sono riuscite ad avere assegnato un alloggio.

Ad oggi, i tempi d’attesa medi per l’assegnazione di una casa popolare si aggirano intorno ai 10-15 anni. Il comune assegna meno di 300 case l’anno. Il bando, però, rimane aperto, e ogni 6 mesi si integrano le nuove domande, con in media altre 500 famiglie entrate in graduatoria per semestre. Gli occupanti, come raccontano, per aver una casa popolare devono  sperare che qualcuno a cui oggi ne è stata assegnata una, domani muoia. E questo è assurdo.

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Per chi vive e anima il palazzo di Spin Time Labs non è stato mai possibile pagare le bollette, nonostante le richieste avanzate alla società intestataria della corrente, a causa dell’art. 5 del Decreto Lupi (2014) che, negando la residenza a chi vive in occupazione, si nega automaticamente anche la possibilità di allacciarsi regolarmente e pagare le singole utenze. Approvando una delibera in deroga proprio all’articolo 5 di tale  decreto, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha permesso a 3500 famiglie che nella città vivono in occupazione di pagare le utenze di cui dispongono.

Per questo, i ragazzi di Scomodo, il mensile cartaceo d’informazione creato dagli studenti che hanno dedicato uno spazio della loro attività all’interno del palazzo, lancio un appello al sindaco di Roma, Virginia Raggi, e ai sindaci di tutta Italia: seguite l’esempio di Palermo, e date questa possibilità a chi è costretto  a vivere in occupazione.

Roma, Spin Time Labs è al buio, corrente staccata. Indetta assemblea

ECCO L’APPELLO:

“Ci riteniamo corresponsabili del gesto di padre Konrad Krajewski: un’azione umana e coraggiosa che afferma la giustizia sociale come strumento di legalità e uguaglianza.

La nostra urgenza è stata quella di garantire una condizione di vita dignitosa e sicura a chi quotidianamente vive Spin Time Labs in tutte le sue forme.

Insieme a padre Konrad, a chi salva le vite nel Mediterraneo e a chi ogni giorno lotta al fianco degli ultimi per il diritto alla luce, alla casa, allo studio, alla cultura: verso un nuovo modello di città, aperta e solidale.

Siamo disposti a pagare le utenze, qualora le autorità decidessero di intestarle a nostro carico a canone sociale.

Per fare ciò, lanciamo un appello pubblico a tutti i sindaci d’Italia: chiediamo che seguano l’esempio di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo che questo gennaio, col fine di rendere possibile il pagamento delle utenze a oltre 3500 famiglie, ha fatto approvare una delibera in deroga all’art. 5 del Decreto Lupi (2014). Legge, questa, già fortemente contestata sul piano della legittimità costituzionale e che impedisce a realtà come Spin Time di pagare regolarmente le utenze di cui dispone.

Chiediamo quindi che in tutta Italia ci si muova affinché tutte le realtà abitative, culturali, sociali possano normalizzare la loro presenza sul territorio. E che migliaia di persone possano vivere in una condizione dignitosa e di giustizia sociale diffusa”.

#senzalucenonsivive

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