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Lorenzo Fioramonti a TeleAmbiente: “Pnrr occasione mancata, task force inadeguata. Il greenwashing una moda, sulla direttiva Sup l’Italia ha dormito”

Piano nazionale di ripresa e resilienza, Transizione ecologica, investimenti sulle rinnovabili, la task force che valuterà il Pnrr, il greenwashing e la plastica monouso. Tutti argomenti di strettissima attualità, di cui TeleAmbiente ha parlato con l’onorevole Lorenzo Fioramonti, deputato di Facciamo ECO ed ex ministro dell’Istruzione.

Partiamo dal Pnrr: la Transizione ecologica ed energetica è davvero al centro degli investimenti? Come e in che tempi si sta procedendo? Che giudizio ha del Ministero presieduto da Roberto Cingolani?

A parole la Transizione ecologica ed energetica sembra al centro del Pnrr, ma gli interventi sono insufficienti e anche in settori che ne avrebbero meno bisogno. La Transizione ecologica ed energetica devono avvenire nei prossimi 5-6 anni perché in Italia siamo in ritardo di almeno 30 anni. Non abbiamo affrontato il problema all’inizio e ora paghiamo questi ritardi. Purtroppo il Pnrr interviene molto sull’alta velocità, che però ha un impatto limitato sulla riduzione delle emissioni e interessa pochi utenti; i treni più utilizzati sono quelli del trasporto regionale, in gran parte ancora a gasolio. Dovremmo intervenire soprattutto sul trasporto pubblico locale nelle grandi città, per far sì che milioni e milioni di possano muoversi con mezzi elettrici. Il MiTe continua a sostenere che i tempi saranno lunghi ma non possiamo permettercelo e non siamo noi a decidere i tempi, ma è il clima. In alcuni casi, ci si affida anche troppo a tecnologie che ancora non sono disponibili e per il cui sviluppo serviranno ancora molti anni, mentre noi dovremmo intervenire adesso con quello che abbiamo, come puntare sulle rinnovabili o ripensare ai modelli di lavoro e di spostamento nelle città“.

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Sulle rinnovabili, lei ritiene che gli investimenti siano sufficienti? C’è un vuoto nel Pnrr per quanto riguarda l’ambizioso obiettivo di coniugare la Transizione ecologica con la ripresa economica?

Il Pnrr non interviene in maniera strategica, ad oggi è previsto un moltiplicatore di 90 centesimi generati per ogni euro investito e non mi sembra un piano rivoluzionario. Se avessimo investito di più nella ricerca, il rapporto della ricchezza generata rispetto ai fondi investiti sarebbe di 4 a 1. Il Pnrr migliora un po’ le strutture che già abbiamo ma non contribuisce a sviluppare quelle che non abbiamo. Sulle rinnovabili bisognava investire molto di più, non sono ideologicamente contrario alle energie del futuro, compreso il nucleare, ma credo sia meglio puntare sulle tecnologie che già abbiamo invece di sviluppare quelle che comportano tempi, costi e rischi. Quello che trovo sbagliato è non puntare sulle tecnologie già a nostra disposizione e, al tempo stesso, fare proclami su ciò che non abbiamo mai fatto. Dobbiamo puntare sull’eolico e sul fotovoltaico, abbiamo riempito gli edifici, anche quelli storici, di antenne e ripetitori per i cellulari ma poi arrivano i comitati e le Sovrintendenze a dire che le pale eoliche deturpano il paesaggio. Con l’eolico e il fotovoltaico, tutti noi possiamo diventare autonomi dal punto di vista energetico e questo è proprio quello che non vogliono i grandi produttori di energia“.

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Perché il gruppo di Facciamo ECO ha chiesto al Governo di rivedere i membri della task force che valuterà il Pnrr?

Per una questione molto semplice. In primis, il Pnrr è il più grande investimento pubblico dal Dopoguerra e la sua efficacia non può essere valutata da persone, nominate dal Governo, che si dicono esperti ma non lo sono; non lo stabilisco io, ma i parametri tecnici e alcune di queste persone, per dirlo in poche parole, non vincerebbero neanche un concorso universitario di basso livello. Poi, alcuni di loro hanno assunto posizioni assolutamente contraddittorie. C’è chi non crede all’intervento dello Stato nell’economia e sosteneva che non dovesse essere fatto un piano di investimenti. Sarebbe come affidarsi a chi è contrario ai vaccini per una consulenza vincolante sulla campagna vaccinale. Senza dimenticare che alcuni membri della task force sono addirittura negazionisti del cambiamento climatico. Gli obiettivi principali del Pnrr sono: ridurre le emissioni e risolvere questioni sociali, soprattutto di genere. Ci ritroviamo con una task force interamente composta da uomini che dovranno valutare l’impatto degli investimenti per le donne e anche alcuni negazionisti della scienza climatica che dovranno valutare l’impatto ambientale. Viene da chiedersi come abbia potuto, il sedicente ‘Governo dei migliori’, nominare figure scientificamente discutibili, con un curriculum accademico insufficiente e che hanno dichiarato l’esatto opposto degli obiettivi che ci siamo prefissati col Pnrr“.

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Uno dei temi più attuali negli ultimi tempi è il greenwashing, un fenomeno che può essere imputato a piccole aziende, grandi multinazionali e perfino personaggi politici. Chi sono i ‘campioni’ del greenwashing oggi?

Ormai tutti fanno il greenwashing. I politici, ad esempio, hanno scoperto che alla gente sta a cuore l’ambiente, eppure ci sono 50-60enni che improvvisamente si sono scoperti ecologisti perché va di moda, ma quando erano più giovani non erano minimamente interessati a quelle tematiche. Alcuni politici hanno capito che è un modo di intercettare il favore popolare, ma non hanno una vera mentalità ecologista che dovrebbe guidarli nelle scelte. C’è poi il greenwashing delle aziende, che propongono ogni loro azione come sostenibile per ragioni di marketing e fanno apparire la restaurazione come se fosse un cambiamento. E poi c’è anche quello dei media, specialmente quelli italiani, non abbastanza preparati e in alcuni casi con interessi politici. Il rischio è di generare una confusione irrimediabile“.

Il 3 luglio scorso è entrata in vigore la direttiva europea sulla plastica monouso. Ora i singoli Paesi Ue dovranno adeguarsi, recependo la direttiva, ma l’Italia non lo ha ancora fatto. Possiamo attenderlo a breve?

Sono molto rattristato da questa situazione. Già nel 2018-2019, quando ero prima viceministro e poi ministro dell’Istruzione, avevo deciso di ricordare pubblicamente che, per una scelta fatta ancora prima che io entrassi in politica, nel 2021 sarebbe arrivata l’entrata in vigore della direttiva Sup. Questo, tra l’altro, mi fece finire al centro delle critiche di una parte del mondo industriale. In Italia, chi ha preso quella decisione a livello europeo, poi, non ha fatto nulla per sostenere le imprese verso una riconversione. Noi siamo i principali produttori di plastica, sia monouso che compostabile e biodegradabile, ma la politica non ha fatto abbastanza. La ‘plastic tax’, tanto avversa a gran parte del mondo politico e industriale, era utile perché avrebbe costretto le imprese ad adeguarsi in tempi ragionevoli. Ora, a distanza di 2-3 anni, noi italiani ci stupiamo dell’entrata in vigore della direttiva: in Europa oggi sono tutti pronti, tranne noi. Una volta l’Italia era il Belpaese, ora siamo una discarica a cielo aperto soffocata dalla plastica e andiamo contro le misure che mirano a ridurre la plastica usa e getta e a incentivare la produzione di plastica durevole o compostabile. Per l’Italia e la sua economia, l’investimento nelle plastiche compostabili e biodegradabile potrebbe essere una svolta, anche perché abbiamo già realtà importanti sul territorio“.

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