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Coronavirus, emergenza locuste si aggrava: mancano le scorte di pesticidi

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I paesi del Corno d’Africa stanno esaurendo i pesticidi per combattere gli sciami di locuste ma, a causa del coronavirus, le nuove scorte sono in ritardo.

Le restrizioni ai voli dovute al coronavirus stanno ostacolando gli sforzi per combattere gli sciami di locuste che devastano il Corno d’Africa. Le restrizioni hanno ritardato le consegne dei pesticidi e, come spiegato da Cyril Ferrand della FAO, le scorte del Kenya termineranno tra quattro giorni.

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Senza i pesticidi 4 milioni di persone in più faticheranno per dar da mangiare alle loro famiglie”. Il numero di locuste è aumentato lo scorso anno a causa delle insolite condizioni metereologiche amplificate dai cambiamenti climatici e gli sciami si sono rivolti verso est, colpendo duramente Kenya, Somalia ed Etiopia. La prima invasione, che ha colpito una regione in cui 20 milioni di persone lottano per la fame, ha dato vita ad un secondo sciame proprio nel periodo in cui venivano i piantati raccolti per la nuova stagione. “Sono molto attive e voraci, e si muovono in fretta” ha spiegato Ferrand “senza pesticidi i nostri aerei non possono volare e se non riusciamo a controllare le locuste i raccolti saranno danneggiati”.

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La FAO sta lavorando per consegnare i pesticidi ma a causa del coronavirus i ritardi sono inevitabili. La diffusione del virus ha costretto i governi a chiudere i confini, ridurre i voli e rallentare la produzione a livello globale, tra cui la produzione di pesticidi in Europa e Asia. Un ordine di pesticidi sarebbe dovuto arrivare in Somalia alla fine di marzo ma è stato rinviato mentre l’Etiopia è riuscita a farne scorta prima del taglio dei voli. Inoltre, la quarantena imposta in Sud Africa ha complicato l’arrivo degli elicotteri, fondamentali per il controllo delle locuste. “Dobbiamo poterci muovere come loro, è questo che ci servono gli elicotteri” ha spiegato Ferrand.

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La FAO fino ad ora ha ottenuto circa 111 milioni di dollari per combattere gli sciami ma la cifra è inferiore ai 150 milioni chiesti dall’ organizzazione e i contributi sono diminuiti con la diffusione globale del virus

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