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Legge sulla sperimentazione animale, in Italia è tutto da rifare

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L’Italia ha due mesi per modificare la legge sulla sperimentazione sugli animali, passati i quali si rischia la procedura di infrazione e la perdita dei fondi UE.

Mai come oggi la sperimentazione sugli animali divide l’opinione pubblica. Da una parte c’è chi difende i risultati ottenuti negli ultimi trent’anni grazie agli esperimenti compiuti sugli animali, dall’altra chi,  come le associazioni ambientaliste, sollevano il giusto dubbio sulla necessità di queste pratiche, soprattutto in un’epoca in cui la tecnologia permette di compiere calcoli e simulazioni con precisione quasi assoluta.

Il rischio è che l’Italia sia molto presto tagliata fuori da progetti e finanziamenti europei. La deadline è fissata per la fine dell’anno, quando entrerà in vigore lo stop dell’uso delle cavie per i test tossicologici. Gli effetti di alcol, droghe e tabacco non saranno testati sugli animali. Un successo della campagna della Lav appena rilanciata con manifestazioni a fine ottobre in seicento città.

Gli scienziati chiedono al governo di rinviare l’entrata in vigore della normativa per non penalizzare la ricerca medica. Le leggi italiane sono le più severe in Europa. Tanto  che sull’Italia penderebbe una procedura di infrazione della commissione Ue per aver disatteso la direttiva comunitaria.

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«Ci sono almeno due elementi che preoccupano il mondo della ricerca: uno è il clima che sta montando nel paese di minaccia continua,” spiega Marco Tamietto, ricercatore minacciato di morte più volte. “L’altro aspetto è legislativo: a fine anno potrebbe scattare una procedura europea di infrazione contro il nostro Paese perché non abbiamo recepito la direttiva numero 63 del 2010 sulla sperimentazione animale, nata dopo anni di discussione in cui sono state coinvolte le associazioni animaliste. L’Italia l’ha recepita malamente nel 2014 inserendo alcuni divieti e molti paletti. Poi procrastinati grazie a una moratoria che scadrà il 31 dicembre. Dal 1° gennaio dunque noi non potremo più fare ricerca sui trapianti di organi.»

E se in Italia non sarà possibile farle per i ricercatori nostrani basterà fare pochi chilometri per trovare ospitalità e assistenza in Francia, Svizzera
e in Germania, tutti Paesi dove le possibilità della sperimentazione sono quelle fissate dalla direttiva Ue.

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Su questa materia non c’è verso di trovare una soluzione di compromesso. Le associazioni animaliste, restano fieramente contrarie all’utilizzo di
cavie e animali in laboratorio. E non accettano di passare per lobby che difendono i loro beniamini contro l’interesse dell’uomo. La Lav, la lega anti vivisezione, ci tiene a precisare di non essere contro la ricerca in quanto tale. E ricorda il successo della campagna contro l’utilizzo degli animali per i test cosmetologici, conclusasi dieci anni fa con la fine della sperimentazione.

Secondo Gianluca Felicetti che presiede la lega antivivisezione, che da anni sostiene progetti di ricerca senza sperimentazione animale e si batte per la fine dei test di laboratorio. Ma rifiuta l’equiparazione: animalista uguale anti-scienza. E nega che la Ue sia pronta ad aprire una procedura di infrazione contro l’Italia per la modifica in senso restrittivo della normativa sull’utilizzo degli animali in laboratorio.

«Sono 4 anni che la commissione ha aperto un fascicolo, –  spiega Felicetti – chiedendo al governo italiano chiarimenti in merito alla normativa sulla sperimentazione animale: purtroppo da italiani sappiamo come la commissione sia celere in questi casi, dunque questa è una fake news del mondo accademico».

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«I firmatari di questo appello sono gli stessi che dieci anni fa erano contrari allo stop della sperimentazione sugli animali per la cosmetologia. Eppure questa mattina avranno usato della schiuma da barba e del profumo senza restare sfigurati. Sono anni che ci viene detto che senza la sperimentazione molti scienziati saranno costretti ad andare all’estero ma nessuno ci ha mai portato un caso concreto di qualcuno che l’ha fatto. »

« Non è solo un manipolo di animalisti che si sta battendo per esplorare strade alternative, – conclude Felicetti – in Olanda il governo ha messo al bando i test sugli animali e negli Usa si sono approvate misure restrittive sui test sui mammiferi .Da noi,invece,c’è chi si ostina a fare ricerca  come nell’Ottocento, considerando ineludibile utilizzare la sperimentazione sugli animali »

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