Politica

Legge di Bilancio 2020, contiene davvero il Green New Deal?

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La Legge di Bilancio approderà nell’Aula di Palazzo Madama il 2 dicembre.

Slitta intanto a lunedì prossimo il termine della presentazione degli emendamenti in Commissione Bilancio.

 

Una manovra economica che, attraverso un piano di investimenti pubblici da 55 miliardi di euro in 15 anni, dovrebbe dare il via ad un Green New Deal tutto italiano.

In particolare, viene prevista l’introduzione di due nuovi fondi di investimento destinati ad attivare progetti di rigenerazione urbana e di riconversione energetica e per incentivare l’utilizzo di fonti rinnovabili, nonché l’emissione dei titoli di Stato verdi, i “green bond”.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze potrà, inoltre, intervenire, attraverso la concessione di una o più garanzie, a titolo oneroso, al fine di sostenere programmi specifici di investimento, anche in partenariato pubblico privato, finalizzati a realizzare progetti economicamente sostenibili.

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Critiche però le associazioni di settore che lamentano l’assenza di quella rivoluzione green annunciata dal governo, ad iniziare dalle risorse.

Le risorse realmente disponibili per il Green New Deal al 2020 – sottolinea il wwf in audizione in commissione bilancio al senato – sono complessivamente 1.688 milioni di euro.

 

Royalty sull’estrazione di petrolio e gas

Nel disegno di Legge di Bilancio è prevista una norma (art. 94) che sospende per il 2020-2022 le parziali esenzioni dal pagamento delle aliquote sull’estrazione degli idrocarburi (il tema era già emerso nella bozza del provvedimento), per chi produce fino a 20.000 tonnellate/anno di petrolio e 23 milioni di metri cubi di gas da giacimenti a terra, mentre la soglia di esenzione sale a 50.000 tonnellate di greggio e 80 milioni di metri cubi di gas per i giacimenti offshore.

Per il Wwf si tratta di un “indifendibile palliativo”, anche perché nelle bozze della manovra (neretti e corsivi nostri in tutte le citazioni) “si stabiliva tout court l’abrogazione dei commi dell’art. 19 del D.lgs. n. 625/1996 che consentono la franchigia, con un effetto positivo per le casse dello Stato di 40 milioni di euro l’anno […]”.

Il Wwf ricorda poi che la franchigia “costituisce implicitamente un sussidio ambientalmente dannoso a sostegno dei combustibili fossili […]”.

Sul tema, Legambiente propone di abrogare le esenzioni sotto soglia e portare le aliquote al 20% dal 2020 per l’estrazione di petrolio e gas sia a terra che in mare.

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Necessario poi, per l’associazione, varare una carbon tax crescente dal 2021 al 2030 volta a penalizzare l’utilizzo di combustibili fossili e ridurre le emissioni inquinanti; andrebbe anche rimodulata, a parità di gettito, la tassazione sulla proprietà dei veicoli in funzione delle emissioni.

Il governo dovrebbe anche di “ridefinire il sistema delle esenzioni a partire dall’anno 2021 in materia di trasporto merci, navale e aereo, di agricoltura e usi civili con l’obiettivo di spingere innovazioni e investimenti industriali che producano una riduzione delle emissioni di gas serra”.

Si tratta, in definitiva, di eliminare gradualmente tutti i sussidi alle fonti fossili, come gli sconti sulle accise dei carburanti in vari settori, potenziando al contempo gli investimenti in tecnologie più pulite e in misure di efficienza energetica.

Infine, Legambiente ricorda che nelle prime bozze del DL Clima il governo aveva pensato a un taglio lineare dei sussidi dannosi dal 2020 con l’obiettivo di azzerarli entro il 2040, ma la proposta era poi sparita dal provvedimento.

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Dissesto Idrogeologico:

Per le associazioni ambientaliste, manca poi la continuità nelle politiche per la prevenzione del rischio idrogeologico.

Secondo il Wwf, “si dovrebbero assegnare già a partire dal prossimo anno risorse ben più ingenti di quelle previste dallo stesso Fondo per il Green New Deal per il 2020”.

Nell’ecobilancio allegato alla manovra si parla di destinare 4,5 miliardi alle spese ambientali nel 2020, quasi il doppio in confronto ai dodici mesi precedenti.

 

Riqualificazione energetica:

Oggetto di critiche, anche la mancata stabilizzazione delle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica, oltre alla previsione del bonus facciate che andrebbe a sostenere, si legge nel documento, “interventi di dubbia utilità per il settore”, come avevano già sottolineato alcune associazioni, chiedendo di aggiungere l’obbligo della coibentazione per poter utilizzare la nuova detrazione del 90% riservata agli interventi di restauro/recupero delle facciate.

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