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Lazio, il rapporto con lo smaltimento rifiuti si complica: la sfida per chi governerà Roma

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La costruzione di nuovi impianti per la gestione dei rifiuti nel Lazio è stata rimandata di continuo senza che si ponesse una scadenza e il risultato oggi è che il sistema di eliminazione, rappresentato da Malagrotta, non è più in grado di svolgere le attività al quale era destinato a causa dell’aumento incessante di rifiuti e della sua recente chiusura definitiva.

Non è stata prevista una soluzione alternativa né un piano B per sopperire alla chiusura di Malagrotta, che rappresentava l’ultimo passaggio per i rifiuti romani prima di procedere con l’eliminazione. L’impianto aveva i costi di smaltimento tra i più bassi d’Italia, e anche per questo costituiva un vantaggio per la capitale.

Dopo la chiusura anche altri centri sono stati sospesi dal servizio in seguito ad alcuni guasti. Un ottimo esempio di gestione della questione rifiuti è quello di Milano, che oggi dispone di uno degli impianti per il riciclo e lo smaltimento più all’avanguardia del paese e in linea con i regolamenti europei.

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Al contrario, Roma è scivolata verso il baratro e dopo i fatti di Malagrotta non è stata in grado di prevedere una soluzione, facendo ricorso ad alternative scomode, soprattutto per i cittadini romani.

L’attuale strategia capitolina si basa sull’esportazione dei rifiuti verso altre regioni o addirittura all’estero, costituendo una spesa non indifferente per i cittadini, tra le più elevate d’Italia.

Le strategie adottate dalla Regione risultano inefficaci, in quanto si basano su impianti di trasformazione tmb (trattamento maccanico-biologico) che trattano a freddo i rifiuti ma non risolvono il problema della collocazione a processo ultimato.

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“Mancano impianti per il trattamento della frazione umida, la parte più importante della raccolta differenziata. Mancano discariche, a cominciare da quella per Roma sostitutiva di Malagrotta. E manca almeno un inceneritore con dimensioni importanti. Chissà se il nuovo sindaco di Roma vorrà, finalmente, prendere di petto la situazione”, commenta Chicco Testa, presidente Assoambiente.


Di Francesco De Simoni

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