Cronaca

Latte, i pastori sardi si preparano a scendere in piazza

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Latte. Tante promesse, pochi fatti. A nove mesi dalle proteste che hanno visto migliaia di litri di latte finire sulle strade, i tavoli con l’ex ministro degli Interni, Matteo Salvini e delle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio, per i pastori sardi nulla è stato risolto e tutto è ancora da sistemare.

Una mancanza di soluzioni che i produttori sardi hanno voluto ribadire alla Ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, che ha convocato a Cagliari un nuovo Tavolo con le parti: i pastori, i produttori di pecorino romano che utilizzano il latte sardo, il Consorzio di tutela del pecorino, le associazioni del mondo agricolo e quelle del mondo industriale.

“La mia presenza qui oggi –  ha esordito la Ministra, al Tavolo insieme alla struttura tecnica del Mipaaf – è la testimonianza dell’attenzione nazionale sulla filiera del latte ovino. Sono venuta qui per ascoltare le vostre posizioni e per dare conto del lavoro che il Ministero sta facendo per il settore”.

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“Come sapete – ha proseguito Bellanova – fin dal giorno del mio insediamento ho chiesto ai direttori generali di accelerare il più possibile le risposte ai diversi settori. Per il latte ovino sono stati assunti impegni che andavano attuati. Sono qui per dire cosa abbiamo fatto in questo mese e mezzo e anche per chiedere a ognuno di voi un passo in avanti nella responsabilità. Oggi la domanda è: come agiamo insieme? Non serve un’azione spot ma una programmazione di medio lungo periodo che dia prospettiva e dignità a un prodotto simbolo dell’Italia nel mondo come il Pecorino romano. E la risposta è: Contratti di filiera, tracciabilità e programmazione produttiva”.

“Sui contratti di filiera – ha poi affermato Bellanova – abbiamo 10 milioni di euro di risorse, vi annuncio qui che abbiamo raggiunto l’intesa con le Regioni e in questa settimana firmeremo il decreto e lo invieremo al Mef. Sulla tracciabilità crediamo che rendere trasparenti i flussi del latte aiuti tutti, anche a evitare polemiche”.

Il ministro ha poi chiarito che il testo del decreto è pronto e che sarà inviato alle Regioni nella prossima riunione tecnica utile.

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“Sulla programmazione produttiva vi chiedo un passo in avanti – aggiunge Bellanova – il nuovo Piano di regolazione dell’offerta del formaggio Pecorino Romano è all’approvazione dei produttori di formaggio, per essere poi ratificato dai produttori di latte. È uno strumento troppo importante per non utilizzarlo, anche guardando all’organismo interprofessionale che è nato.

Infine, sui 14 milioni di euro per l’acquisto di pecorino per gli indigenti il decreto è alla corte dei conti per la registrazione e Agea sta già predisponendo il bando da emanare appena la norma sarà in Gazzetta ufficiale”.

Lo scorso febbraio, i pastori scesero in piazza per chiedere di essere pagati di più: allora, per l’effetto combinato di un eccessivo aumento della produzione e del crollo dell’export verso gli Usa, il prezzo del pecorino romano era caduto a 5 euro e ai pastori venivano riconosciuti 0,60 euro per litro, meno del costo di produzione.

Ci furono i fiumi di latte rovesciati in strada e le dimissioni del presidente del Consorzio, ci furono i tavoli regionali e le convocazioni al ministero.

Poi, l’8 di marzo, le parti firmarono un accordo: prezzo del latte fissato a 0,74 euro al litro più conguaglio da farsi a fine novembre e un totale di 49 milioni di fondi – tra nazionali e regionali – a sostenere il comparto.

Quanto è successo da allora, lo riassume bene Luca Seba, direttore di Coldiretti Sardegna:

“La produzione 2019 di pecorino è stata al di sotto dei 270mila quintali fissati come tetto massimo del consorzio, da gennaio l’export verso gli Usa è tornato a crescere del 20% al mese e ora il pecorino romano è quotato 7 euro al chilo. Ma da quello che abbiamo capito, a fine novembre i produttori di pecorino non faranno nessun conguaglio sul prezzo del latte”.

Nel mirino, le cooperative, che rappresentano più o meno la metà dei 35 caseifici del pecorino sardo.

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Non hanno pagato nemmeno i 74 centesimi promessi al tavolo, loro – sostiene Antonio Auricchio, vicepresidente di Assolatte – questo per il mondo del formaggio è un momento difficile non possiamo concentrarci sulle divisioni interne, dobbiamo fare fronte comune contro un nemico molto più insidioso che sono i dazi di Trump. Il fatto che il pecorino romano sia stato esentato non vuol dire nulla: se tutto il comparto soffre, è evidente che le difficoltà si riverberano anche sul pecorino”.

Ma prima ancora che nel prezzo, per i pastori il nodo cruciale è nel sistema del credito: “tra dicembre e luglio si mungono le pecore e il primo assegno del latte di solito ci arriva a febbraio. Ma è tra agosto e novembre, che facciamo gli investimenti: con quali garanzie le banche ci possono fare credito, se non abbiamo certezza sul prezzo del latte?”.

Per i pastori, sono i tempi di pagamento e l’ammontare degli anticipi a non andare bene, a dover essere rivisti.

Ed è su questo meccanismo che vanno investiti soprattutto, dicono, i fondi pubblici: “I pastori continuano a indebitarsi – dice – se andiamo avanti così questa volta non aspetteremo febbraio, per scendere in piazza”.

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