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Latte, Antitrust apre istruttoria. I pastori dicono no all’offerta del Governo

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Latte. Ad intervenire a gamba tesa sul complicato dossier latte è oggi l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che avvia un’istruttoria il cui scopo è quello di verificare se gli operatori aderenti al consorzio del pecorino romano Dop “abbiano imposto agli allevatori un prezzo di cessione del latte al di sotto dei costi medi di produzione”.

Il faro si accende mentre al Viminale è aperto il tavolo tra governo, pastori e associazioni di settore per trattare sul prezzo, che una proposta del Governo porta a 70 cent al litro e 1 euro entro 3 mesi.

L’Autorità per la Concorrenza vuole capire meglio se vi siano state “pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare“, che si inquadrano in una “situazione di significativo squilibrio contrattuale tra i caseifici e gli allevatori”. Secondo il Garante, infatti, sono i pastori la “parte debole del rapporto in ragione della natura altamente deperibile del latte e delle caratteristiche dimensionali e organizzative delle imprese di allevamento”.

L’Antitrust ha quattro mesi di tempo per chiudere la propria istruttoria, ma il Governo è impegnato per arrivare ad una soluzione ben prima di questo termine.

Latte, la protesta dei pastori arriva a Montecitorio

Il vice premier Matteo Salvini nel pomeriggio ha radunato, insieme al collega all’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, un tavolo di filiera alla presenza della Regione Sardegna, delle organizzazioni agricole e di una delegazione di pastori.

Lo scopo, ha spiegato su Facebook all’avvio dell’incontro, è quello di trovare “una soluzione che restituisca ai pastori sardi dignità e valore al loro straordinario lavoro, tutelando il latte e le produzioni italiane”.

Una prima proposta è stata formulata: il Governo ha messo sul piatto 44 milioni di euro per il ritiro di 67.000 quintali di forme di formaggio in eccedenza sul mercato: il Viminale dovrebbe mettere a disposizione 14 milioni di euro, il Mipaaft 10 milioni, la Regione Sardegna altri 10 e i restanti 10 dal banco di Sardegna.

L’aumento del prezzo del latte ovino proposto sarebbe di 70 centesimi al litro, con l’auspicio che con il ritiro delle forme di pecorino in eccedenza entro tre, quattro mesi il listino si alzi a un euro.

Ma la delegazione dei pastori sardi non sembra dichiararsi soddisfatta: la richiesta è quella di arrivare subito ad un prezzo di un euro al litro.

Anche Assolatte lamenta che i 44 milioni arriveranno con i tempi lunghi della burocrazia e spiega che nel frattempo l’industria non può pagare subito i pastori.

Latte, non si ferma la protesta dei pastori sardi: “bloccheremo i seggi elettorali”

Ma la giornata romana non è stata segnata solo dalla questione latte: in piazza sono arrivati anche i gilet arancioni che hanno protestato per l’olio pugliese.

Fra slogan, cartelli – “Ridateci la dignità“, “Moriremo gelati” – e azioni dimostrative – dal feretro di bottiglie di extravergine a migliaia di fac-simile di schede elettorali strappate – hanno incassato l’impegno formale di Centinaio: ci saranno il decreto urgente per le gelate ed il decreto per l’emergenza Xylella, oltre a un Piano strategico per l’ovicoltura per rilanciare la produzione e combattere le frodi.

A questi decreti “stiamo lavorando in questi giorni, speriamo di definirli il prima possibile e quando andremo in Puglia il 26 spero di portarli già entrambi”.

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