LATTE, NON SI FERMA LA PROTESTA DEI PASTORI SARDI: “BLOCCHEREMO I SEGGI ELETTORALI”

Latte.  Non si ferma la protesta dei pastori sardi che lanciano un ultimatum alle istituzioni: se non si troverà subito una soluzione sul prezzo del latte bloccheranno i seggi in tutta l’isola per le elezioni regionali del 24 febbraio.

Centinaia di allevatori sono scesi anche questa mattina in strada e davanti ai caseifici per portare avanti la protesta contro il prezzo del latte venduto agli industriali ad un prezzo ritenuto troppo basso.

Nel nord Sardegna, decine di allevatori si sono radunati alla rotatoria della “Strada dei 2 mari“, all’incrocio fra la strada provinciale 42 (che unisce Porto Torres e Alghero) e la strada statale 291 (che collega Sassari e Alghero), a una manciata di chilometri dall’aeroporto di Fertilia.

Manifestazioni di protesta anche a Marrubiu, nell’Oristanese, e a Capoterra, in provincia di Cagliari.

Negozi chiusi domani a Nuoro come gesto di solidarietà dei commercianti nei confronti dei pastori sardi, nella battaglia sul prezzo del latte.
Io sto con i pastori” è lo slogan dell’iniziativa, lanciata da Fabio Rosas, titolare di una gioielleria nel capoluogo barbaricino.
“Non può essere calpestata la dignità di una persona nel suo lavoro – dichiara Rosas – questo mi ha spinto a chiedere a tutta la nostra città e a tutto il nostro territorio la chiusura di mezza giornata delle nostre attività commerciali. Io vivo a Nuoro, in questo territorio lavoro e ho costruito le radici della mia famiglia. Non possiamo ignorare le difficoltà che stanno vivendo i nostri allevatori. Martedì chiuderemo le nostre aziende e sosterremo in questo modo la loro battaglia”.

Solidarietà ai pastori arriva anche dalla Confeuro che ritiene la protesta “ampliamente legittima”

“Il comparto lattiero caseario di oggi – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – rappresenta la fotografia più chiara dello squilibrio esistente tra i produttori del mondo agricolo e le aziende della grande distribuzione incaricate di trasformare e vendere i prodotti”.

“Il primario – prosegue Tiso – va riorganizzato ripartendo da un nuovo protagonismo per chi è artefice della salubrità e della genuinità delle produzioni; e la vertenza dei pastori sardi, i quali lamentano un prezzo d’acquisto troppo basso da parte delle aziende di trasformazione del latte ovino e caprino, coglie a pieno le criticità del sistema. Dalla Sardegna, infatti, si sta lanciando un chiaro appello alla politica agricola nazionale ed internazionale per risolvere, non un semplice un caso isolato, ma delle storture di sistema che coinvolgono tutti i principali attori del mondo agricolo”.

“Il Consorzio non sta facendo quello che dovrebbe fare. Non possiamo permettere che il pecorino venga fatto con il latte romeno e poi noi ci troviamo con i pastori in seria difficoltà Apriremo un tavolo di filiera nazionale sul pecorino e cercheremo di capire se è possibile reperire dei fondi per aiutarli. Soprattutto però non vogliamo limitarci a tamponare l’emergenza ma vogliamo cambiare un Consorzio che non sta facendo l’interesse dei nostri pastori”.

Con queste parole, il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, aveva annunciato la sua presenza in Sardegna, insieme a quella del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e del Ministro per il Sud, Barbara Lezzi, per incontrare i pastori, ascoltare le loro ragioni e affrontare il tema relativo al costo del latte.

L’aiuto di Stato è una delle ipotesi sul tavolo del Governo, ma per il Ministro Centinaio “non cambierà il problema”, essendo questa tipologia di aiuti il vero problema.

“Ogni volta che c’è – ha spiegato Centinaio – l’Unione europea ci mette gli occhi addosso. E potremmo avere il problema delle infrazioni. Un po’ come successe con le quote latte. Ma è una delle ipotesi. Io però vorrei risolverlo il problema, non tamponarlo: altrimenti ci ritroviamo tra un anno con lo stresso problema. Con i produttori arrabbiati e lo Stato che ci deve rimettere le mani. Noi rischiamo, senza fare il catastrofista, che oggi parliamo dei pastori, domani dei produttori di pomodori, poi di quelli delle zucchine, poi di quelli delle arance, poi c’e’ il problema delle olive: Il problema insomma e’ nella filiera tra l’agricoltore e il distributore”.

Intanto, Coldiretti ed una delegazione di pastori sardi saranno domani  a Piazza Montecitorio per far conoscere alle Istituzioni nazionali la tragedia del latte di pecora sottopagato.

“Le remunerazioni offerte – denuncia la Coldiretti, sottolineando i contenuti dell’art.62 della legge 1 del 2012 – non sono solo indegne e offensive per i pastori ma anche illegali perché le norme sulla concorrenza vietano ‘qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese, ad esempio qualsiasi patto che preveda prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione'”.

Mercoledì prossimo a Cagliari è stato riconvocato il ‘tavolo del latte‘, attorno al quale siedono rappresentanti degli industriali, delle cooperative, dell‘Oilos, l’organismo interprofessionale latte ovino sardo, le organizzazioni di categoria e la Regione Sardegna, impegnata in una difficile mediazione.

L’assessorato dell’Agricoltura ha proposto una forbice di prezzo fra gli 80 e gli 85 centesimi al litro e chiesto al governo di mettere a disposizione della Sardegna 25 milioni di euro del fondo ovicaprino, che potrebbero far risalire il prezzo del latte, finanziando i bandi per l’acquisto dei pecorini da destinare agli indigenti e creare fondi di garanzia attraverso la Sfirs, la finanziaria regionale, con cui sostenere finanziariamente cooperative o altri centri di trasformazione.

 

 

La protesta in numeri:

Oltre 12.000 le aziende che producono latte ovino in Sardegna.

In media ogni pastore ha un gregge di circa 240-250 pecore ma si può arrivare anche a mille e oltre. Nel complesso in Sardegna si producono 300 milioni di litri di latte ovino.

Di questi, 165 sono destinati al Pecorino Romano e 135 ad altri due Dop (Fioreb Sardo e Pecorino Sardo) più ulteriori piccole produzioni.

La aziende di trasformazione sono 35, di cui 15 industriali privati e 25 cooperative.
Gli industriali, riuniti nel consorzio di tutela del pecorino romano, decidono quanto formaggio produrre.

Il piano di produzione approvato dal consorzio ha stabilito una soglia di 280.000 chili che – secondo i pastori – avrebbe consentito la quantità in grado di garantire un prezzo equo del latte. Ma – accusano gli allevatori – è stato approvato un piano di produzione che ha consentito uno sforamento fino a 340.000 chili con una sanzione di appena 16 centesimi per ogni chilo prodotto in più.

Questo ha prodotto il crollo del prezzo del pecorino romano e conseguentemente quello del latte ovino.

L’eccesso di produzione – accusano gli allevatori sardi – è stato quindi di fatto scaricato sui produttori per far calare il prezzo del latte.

Un chilo di pecorino all’ingrosso costa 5,40 euro ma arriva al consumatore finale a 13/14 euro, mentre un litro di latte di pecora continua a essere valutato 60 centesimi.

 

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