Con l’ok del MiTe, Enel ha deciso di chiudere la centrale a carbone di La Spezia. Esulta il Wwf, promotore di una campagna per la chiusura.

Buone notizie sul fronte della decarbonizzazione in Italia. Enel ha ricevuto l’autorizzazione finale dal Ministero della Transizione ecologica per la chiusura definitiva della centrale termoelettrica a carbone intitolata a Eugenio Montale, a La Spezia. Prosegue quindi la decarbonizzazione di Enel, dopo la chiusura del gruppo 2 della centrale Federico II di Brindisi, di quella di Genova, di due gruppi della centrale Andrea Palladio di Fusina (Venezia) e di quella di Bastardo (frazione di Gualdo Cattaneo, in provincia di Perugia).

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Solo nel 2021, saranno dismessi ulteriori 870 MW. “La chiusura del gruppo a carbone della centrale a La Spezia è un importante passo avanti nel nostro impegno per la transizione energetica” – ha spiegato Nicola Lanzetta, direttore di Enel Italia – “Con queste ulteriori autorizzazioni, in Italia avremo dismesso complessivamente circa 1.900 MW di capacità a carbone entro la fine del 2021“.

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A livello globale, dal 2019 la capacità installata di Enel da fonti rinnovabili ha superato per la prima volta quella da fonti termoelettriche. Prosegue quindi la roadmap prevista per rispettare quanto stabilito dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), che prevede l’abbandono della produzione di energia dal carbone entro il 2025.

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La notizia ha ovviamente soddisfatto gli ecologisti, a cominciare dal Wwf, che aveva avviato una campagna sulla decarbonizzazione. “La notizia che arriva da La Spezia è ottima, soprattutto dopo le sofferenze per la città e per l’ambiente, oltre che per il clima” – ha spiegato la presidente Donatella Bianchi – “Ci auguriamo che Enel, insieme alle istituzioni locali, continuerà a operare per lo sviluppo sostenibile, fondato su energie rinnovabili ed efficienza energetica. Già sei anni fa commissionammo uno studio all’Enea, che dimostrava le enormi potenzialità dell’economia green in un territorio come quello della Liguria“.

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