jova beach party fermo

Niente lavoro in nero, né greenwashing. “Il nostro è un progetto fatto bene che tiene conto dell’ambiente”. La rabbia sui social del cantante Jovanotti contro le accuse sul Jova Beach Party. 

Il tour estivo di Jovanotti sulle spiagge italiane, il Jova Beach Party ancora sotto i riflettori. Dopo le polemiche sull’impatto ambientale dei concerti, fortemente respinte dal Wwf Italia, e le accuse sulla presenza di 17 lavoratori in nero nel cantiere di Fermo, smentite anche queste dall’organizzazione, il cantante ha deciso di rispondere alle accuse pubblicando un video sul suo profilo Instagram.

 

 

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Venerdì 5 agosto ha avuto luogo la prima delle due date al Lido di Fermo dell’edizione 2022 del Jova Beach Party, ed è proprio qui che il cantautore romano ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e rispondere alle critiche ricevute per il suo tour, insieme all’organizzatore Maurizio Salvadori di Trident.

Scoppia la bufera sui “17 lavoratori in nero”

“Il lavoro nero è qualcosa di serio, non la solita fuffa. Io lavoro con Maurizio Salvadori di Trident dal 1988, abbiamo fatto qualsiasi cosa e non c’è mai stata una contestazione sul piano delle leggi del lavoro“.

Il cantante punta il dito sulle agenzie di stampa che hanno divulgato la notizia nel tardo pomeriggio di ieri: “Un’agenzia che esce alle 7 di sera è fatta apposta per non darti il tempo per replicare, è un messaggio, un killeraggio, un modo per provare a farti male. È una tecnica collaudatissima, perché non puoi replicare e devi aspettare il giorno dopo quando tutti i giornali sono già usciti. Ma ci tengo a chiarire perché il lavoro nero è una piaga enorme, è una cosa molto seria e per me le leggi si rispettano e quando non vanno bene si cambiano attraverso i metodi democratici. E ho sempre voluto lavorare con persone che la pensano come me”.

Jova Beach Party e le accuse di greenwashing

Dopo aver ribadito che ai live del Jova Beach Party non ci sono lavoratori in nero, il cantante ci ha tenuto a sottolineare che il suo progetto sulle spiagge non ha nulla a che vedere con un’operazione di greenwashing, neologismo inglese che sta ad indicare il cosiddetto ‘ecologismo di facciata’.

Jova Beach Party non è un progetto green-wash, parola che mi fa cag…, così come mi fa schifo chi la pronuncia perché è una parola finta: è un hashtag, e gli hashtag sapete dove dovete metterveli“. E ribadisce: “E’ un lavoro fatto bene, che tiene conto dell’ambiente, se pensate non sia fatto bene venite a verificare, non sparate fuffa“.

E lo sfogo finale: “Voi eco-nazisti che non siete altro, continuate ad attirare l’attenzione utilizzando la nostra forza, sono fatti vostri”.

 

“No ai mega eventi in spiaggia”. L’appello delle associazioni ambientaliste

“Un maxi evento che richieda l’utilizzo di ruspe che danneggiano i suoi sistemi dunali, non può che arrecare un danno irreparabile all’ecosistema. Uno sfregio che non si può riparare a posteriori“.

Questo il messaggio di Marevivo, Enpa, Lav e Sea Shepherd
che si sono unite nella campagna “Non nel mio nome”, una supplica che l’ambiente rivolge all’uomo, con l’invito a firmare la petizione.

“Crediamo che eventi di grande portata siano deputati a posti come stadi e arene, di certo non in mezzo alla biodiversità che può risentire fortissimamente di questi eventi. – spiega a TeleAmbiente Maria Giovanna Giuliano dell’associazione Marevivo – Una spiaggia che, in realtà, è un luogo bellissimo, ricco di biodiversità e con un equilibrio molto delicato, a metà tra la terra e il mare, che dobbiamo proteggere a tutti i costi. Per questo chiediamo di firmare questa petizione e riservare i grandi eventi ai luoghi deputati.

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