JEFTA, ENTRA IN VIGORE IL TRATTATO DI LIBERO SCAMBIO UE-GIAPPONE. COSA NON TI HANNO DETTO?

Jefta. È ufficialmente in vigore l’accordo di libero scambio tra Ue e Giappone (JEFTA), che creerà un’area commerciale aperta da 635 milioni di persone, pari a quasi un terzo del pil mondiale.

Si tratta del più importante accordo commerciale mai siglato dall’Unione Europea ed eliminerà quasi interamente il miliardo di dazi che ogni anno le imprese europee devono pagare per esportare in Giappone.

L’intesa, prevede inoltre l’eliminazione di una serie di barriere tecniche, come quelle sulle auto, che faciliteranno l’export dei costruttori europei.

L’accordo aprirà al mercato giapponese (127 milioni di consumatori) anche il settore agroalimentare, eliminando tra l’altro le tariffe doganali su vino e formaggi europei.

Duecento, le indicazioni geografiche protette, tra queste diverse produzioni italiane come il Prosecco e l’Aceto Balsamico di Modena.

Federalimentare non può che accogliere favorevolmente l’accordo di libero scambio tra Ue e Giappone che porterà grandi risultati in termini di export e di opportunità a tutta l’industria alimentare italiana” – commenta Ivano Vacondio, Presidente di Federalimentare.

Per Vacondio,  questo accordo “arriva in un momento in cui l’export dei prodotti alimentari in Giappone attraversa una fase di stazionarietà (+0,0%) rispetto allo stesso periodo 2017, quando ha raggiunto i 715,1 milioni di euro, con un +2,1% sull’anno precedente”.

“La rimozione di larga parte dei dazi che pesano sui prodotti italiani e la maggiore apertura del mercato giapponese – conclude il Presidente di Federalimentare – sono il migliore presupposto per evitare possibili ripiegamenti di questo sbocco e per confermare nel tempo le brillanti performance messe a segno fin qui da un mercato di grande prestigio, selettivo e molto attento alla qualità”.

Positivo anche il commento del Presidente della Confagricoltura, Massimo Giansanti, per il quale “il settore agroalimentare italiano ha bisogno di mercati aperti per continuare a crescere e ad affermarsi a livello mondiale. L’intesa Jefta offre importanti opportunità di crescita per le esportazioni agroalimentari degli Stati membri, grazie alla soppressione dei dazi sull’85% dei prodotti destinati al mercato nipponico”

“Secondo le stime elaborate dalla Commissione – sottolinea poi Giansanti – l’export di settore dell’Unione potrebbe addirittura raddoppiare rispetto all’attuale livello, che è di circa 6 miliardi di euro l’anno”.

“Per le aziende lattiero-casearie italiane sarà più facile vendere i loro prodotti in Giappone” – sottolinea Assolatte che stima un aumento delle quote di formaggi freschi destinate all’isola del Pacifico.

L’Italia è il primo fornitore europeo di formaggi in Giappone e il quinto al mondo, e guida – con il Gorgonzola – la classifica dei formaggi erborinati, di cui detiene il 52% del mercato nipponico.

Delle Indicazioni Geografiche italiane che vengono tutelate in Giappone grazie all’accordo, 10 sono formaggi: Asiago, Fontina, Gorgonzola, Grana Padano, Mozzarella di Bufala Campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Pecorino Toscano, Provolone Valpadana, Taleggio.

“Il Jefta ci mette nelle condizioni di migliorare la nostra presenza su un mercato già adesso molto importante per le esportazioni casearie italiane, visto che il Giappone e’ la nostra terza destinazione extra-Ue – ha commentato Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte – La liberalizzazione tariffaria per i prodotti caseari e la tutela delle nostre Indicazioni Geografiche previsti dall’accordo contribuiranno ad aumentare le esportazioni di formaggi italiani in Giappone, che è il primo acquirente di formaggi al mondo”.

Ma il Jefta darà il via libera in Giappone al falso Made in Italy: dal Grana al Parmesan, dall’Amarone al Greco di Tufo fino a molte altre imitazioni dei prodotti nazionali più tipici che potranno essere liberamente prodotte e commercializzate in Giappone.

Un accordo che peggiora le condizioni fissare nel Trattato di libero scambio con il Canada (Ceta).

”L’aggravante nel caso del Giappone è che non è stata neanche prevista – sottolinea la Coldiretti – la ratifica dei parlamenti nazionali per un accordo che prevede la protezione di appena 18 indicazioni geografiche italiane agroalimentari sul totale di 293 (appena il 6%) e 28 vini e alcolici sul totale delle 523 denominazioni di origine e indicazioni geografiche riconosciute in Italia (5%). La mancata protezione dei marchi storici del Made in Italy – conclude l’organizzazione agricola – non riguarda solo le produzioni nei Paesi con i quali è stato siglato l’accordo ma anche la possibilità che sui quei mercati giungano imitazioni e falsi realizzati altrove”.

 

Cosa non ti hanno detto sul Jefta?

 

  1. Pesticidi e OGM

Il Jefta limita la capacità dell’UE e degli stati membri di controllare le importazioni giapponesi di
alimenti e mangimi.

“A  livello mondialescrive la campagna Stop TTIP/Stop CETA – il Giappone è il paese con la maggior parte delle colture Ogm approvate sia per alimenti che per mangimi animali, e quindi il rischio di contaminazioni, in presenza di un trattato che abbatte il numero di controlli alle frontiere d’arrivo, sarebbe innegabile”.

Grazie al trattato, il Giappone potrebbe bloccare o ostacolare tentativi di rafforzamento della legislazione comunitaria vigente, aumentare la pressione per un cambiamento delle soglie di tolleranza della presenza di Ogm, minacciare i requisiti di etichettatura per gli Ogm esistenti.

 

  1. Mancanza tutela prodotti doc, dop e Igp (contraffazione)

Come abbiamo già detto, con il Jefta si apre la strada all’ingresso degli Ogm di prima e di seconda generazione.

Inoltre, il trattato protegge troppe poche Indicazioni geografiche italiane. Si prevede la coesistenza per asiago, fontina e gorgonzola per sette anni.

Durante questo periodo l’utilizzo dei nomi deve essere accompagnato dall’indicazione dell’origine in etichetta.

Grana padano, Pecorino Romano e Toscano, Provolone Valpadana, Mozzarella di bufala campana e Mortadella Bologna: per queste IG viene garantita la protezione del nome complessivo ma non quella dei termini individuali (ad es. Grana; Romano, mortadella, pecorino, mozzarella, ecc.).

Per quanto riguarda il “PARMESAN” sarà possibile continuare ad utilizzare tale termine e registrare marchi che lo contengono, a patto che il suo utilizzo non induca in errore il pubblico rispetto all’origine del prodotto (esattamente come nel CETA).

 

  1. Aumento agricoltura e allevamenti intensivi

Se da un lato troviamo un forte aumento delle importazioni, dall’altro gli agricoltori dovranno mantenere sul mercato prezzi concorrenziali, passando a metodi di coltivazione e allevamento industrializzati con inevitabili conseguenze sull’ambiente.

Ma non è tutto, il mercato libero con il Giappone comporterà un abbassamento delle condizioni del lavoro, perché il mercato dovrebbe scontrarsi con i molto più bassi costi di produzione giapponesi e con gli ancora più bassi standard di qualità della vita dei lavoratori (vedi quinto punto).

 

  1. Via libera alle multinazionali

Il Jefta autorizza la completa liberalizzazione di prodotti chiave come la pasta (in 10 anni), cioccolatini (10 anni), preparato di pomodoro e salsa (5 anni).

Secondo la campagna Stop TTIP/Stop CETA, l’accordo prevede un meccanismo speciale di risoluzione delle controversie investitore-stato (Isds), in cui le multinazionali potranno far prevalere i loro interessi nei confronti degli cittadini.

 

  1. Diritti dei lavoratori negati

Il capitolo commercio e sviluppo sostenibile del Jefta, che contiene gli impegni non vincolanti delle parti rispetto ai temi dell’ambiente e del lavoro è più debole di quello del CETA.

Il Giappone inoltre non ha ratificato due delle otto convenzioni fondamentali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

“No, anzi: è molto peggio – commenta Luca Visentini, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati – perché il Giappone non ha firmato le convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro, non si impegna a farlo, non garantisce il rispetto reciproco dei diritti dei lavoratori. L’unica differenza è che non importiamo mozzarella di bufala made in Japan, mentre dal Canada sì”.

 

Per approfondire scarica Jefta affari a tutti i costi,la relazione della Campagna Stop TTIP / Stop CETA

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