Lapini (Miglior foto) a TeleAmbiente: “Fotografo gli effetti dei cambiamenti climatici in Italia per mostrare che ci interessano da vicino”

Raccontare la lotta contro i cambiamenti climatici con la fotografia. È quello che fanno i quattro fotografi vincitori del Italian Sustainability Photo Award, premio fotografico dedicato ai temi dello sviluppo sostenibile, nel segno dell’innovazione, della salvaguardia ambientale, del benessere accessibile e della biodiversità.

Ideata dall’agenzia fotogiornalistica internazionale Parallelozero, la competizione a cui hanno partecipato 795 fotografi di 30 diverse nazionalità che hanno inviato circa 3.800 fotografie, è stata divisa in tre categorie con altrettanti vincitori.

Nella categoria Miglior Foto, il premio è andato a Michele Lapini, fotografo di base a Bologna, e al suo scatto del Ghiacciaio Presena che dal 2008 ogni estate viene coperto con teli geotessili bianchi che riflettono la luce del sole e in questo modo evitano lo scioglimento del ghiaccio sottostante.

 

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Nella categoria Storia Fotografica ad essere premiati sono stati  Jean Marc Caimi e Valentina Piccinni del collettivo Caimi/Piccinni per il reportage fotografico dal titolo “This land is my land: in the search of the super olive tree” (“Questa terra è la mia terra: alla ricerca del super albero di ulivo”) sui germogli messi a punto in Puglia con lo scopo di creare un super albero di ulivo in grado di resistere al batterio della Xylella Fastidiosa.

 

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Infine, nella categoria “Grant” a vincere la borsa di studio di 10mila euro è stato il fotografo trevigiano Matteo de Mayda con il progetto “There is no calm after the storm” (“Non c’è calma dopo la tempesta”), in cui ha raccontato il terribile nubifragio che nel 2018 distrusse milioni di alberi sulle Dolomiti.

 

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“Sono lavori che rendono meno astratta l’idea di sostenibilità – ha dichiarato Tiziana Ferrario, ex volto del tg1 e presidente della giuria – attraversati da una linea comune: in tutte traspare l’impegno degli uomini e delle donne per migliorare il paese. Comportamenti responsabili ed esempi concreti  in una specie di prova generale della grande rivoluzione che attraverserà l’Italia grazie al PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che ci impone modernità, ma anche sostenibilità sociale e ambientale”. 

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Michele Lapini: “Fotografo i cambiamenti climatici di casa nostra”

“Vincere un premio è sempre bello, perché è un riconoscimento del proprio lavoro. Ma anche se non li vinco i premi sono felice uguale”, afferma ridendo Michele Lapini, vincitore della categoria Miglior Foto all’Italian Sustainability Photo Award.

 

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“Sono contento anche perché sono in buona compagnia – spiega a TeleAmbiente il fotoreporter -. Conosco e apprezzo il lavoro di Matteo de Mayda e di Jean Marc e Valentina (Caimi e Piccinni, ndr). Quindi sì, sono soddisfatto”. 

Lapini ha vinto con lo scatto che mostra la “coperta” anti scioglimento del Ghiacciaio Presena. “Volevo andare a raccontare una questione su cui si è aperto un dibattito – ci spiega Lapini – tra chi dice che l’essere umano dovrebbe evitare di contrastare la natura in ogni caso, e quindi non vede di buon occhio l’utilizzo di quel telo per preservare il ghiacciaio. E c’è poi chi pensa che dopo tante intromissioni negative l’essere umano ora debba agire per preservare ciò che ancora è rimasto”. 

“Io non mi sono fatto un’idea precisa – spiega Lapini – perché si tratta di una questione complessa ed è giusto che ne dibattano persone competenti. Il mio ruolo è quello di portare a galla con la fotografia questo dibattito”. 

“Lavorando su diversi fronti – afferma il fotoreporter – mi sono reso conto che esisteva un filo conduttore tra miei diversi lavori che era quello degli effetti dei cambiamenti climatici in Italia”. 

Così è nato un progetto – “ancora senza nome perché allo stadio embrionale”, spiega il fotogiornalista – che raccoglie diversi lavori tutti legati alla questione ambientale.

Iniziai qualche tempo fa – spiega – raccontando il fenomeno della cementificazione e il consumo di suolo dei nostri territori. Sia per quanto riguarda la costruzioni degli ecomostri, sia per quanto riguarda i fenomeni di urbanizzazione delle campagne ai margini delle città. Poi mi è capitato di lavorare raccontando siccità, alluvioni. Insomma, mi sono reso conto che tanti miei lavori stavano portando, spontaneamente, in una direzione”. 

La decisione di concentrarsi su quello che sta accadendo nel nostro Paese piuttosto che ampliare lo sguardo verso l’estero ha una ragione ben precisa. “L’obiettivo è quello di far notare al pubblico che non bisogna viaggiare con la mente troppo lontano per vedere gli effetti del cambiamento climatico. Se facciamo passare il messaggio che gli effetti sono presenti sul territorio di casa nostra è molto più facile che si senta l’urgenza di dover far qualcosa”. 

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