Un costante superamento del valore limite del PM10: questo è il dato che emerge dall’ultimo rapporto “La qualità dell’aria” del SNPA. E cosa accadrebbe all’ inquinamento atmosferico se si verificassero per un anno le condizioni lockdown?

Secondo il rapporto “La qualità dell’aria” edizione 2020 di SNPA, il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, presentato con una diretta streaming lunedì 1 dicembre, il livello dell’inquinamento atmosferico in Italia è ancora molto alto.

Nel Report sono riportati lo stato e il trend della qualità dell’aria in Italia nel periodo 2009-2019.  Tra gli elementi emerge un primo dato rilevante: il costante superamento del valore limite del PM10. Il PM10 è il materiale particolato con una dimensione inferiore a 10 micrometri ed è il principale fattore inquinante delle grandi aree urbane.

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Nonostante una riduzione complessiva di circa il 20% nel decennio 2010-2019, nel solo 2019 il valore imposto dall’Unione Europea è stato superato il 22% delle volte in almeno 111 stazioni di rilevamento. L’89% di questi superamenti è avvenuto nel bacino Padano. Oltre al danno ambientale il superamento determina un danno economico per i cittadini. L’Italia, infatti, è stata sovente condannata a pagare multe di grandi dimensioni. 

Un altro dato riguarda il progressivo superamento del limite di concentrazione dell’NO2 il biossido di azoto: nel report viene rilevato che l’obiettivo a lungo termine è stato mancato in 296 stazioni di rilevamento su 322 totali. Ben il 92%, un dato estremamente negativo.

Al suo interno sono presenti una serie di monografie per approfondire e comprendere i fenomeni presenti nell’ambiente italiano e particolare attenzione è stata rivolta alla qualità dell’aria durante il periodo marzo-giugno 2020, il periodo del lockdown.

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Se si verificassero per almeno dodici mesi consecutivi le condizioni determinate durante il lockdown, i dati del report evidenziano che avremo il 35% in meno di NO2 e il 10% in meno di pm10.

 

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