L’allarme di Greenpeace: “La crisi ambientale non può essere separata da quella sociale”.

Sono oltre 14 milioni gli esemplari di polli e altri volatili abbattuti in Italia negli ultimi mesi, a causa dell’influenza aviaria. E intanto, si diffonde sempre di più la peste suina africana, con Greenpeace che ricorda: “Non possiamo considerare come separate la crisi ambientale (e climatica) e quella sociale, con la povertà in aumento e sempre maggiori disuguaglianze“.

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La peste suina africana è l’ultima emergenza, in ordine cronologico, che l’Italia è chiamata ad affrontare: il virus non si diffonde nell’uomo, ma è assolutamente letale per i suini. Se dovesse arrivare nelle zone padane, dove sono presenti diversi allevamenti intensivi, sarà una strage per gli animali e per un’intera filiera produttiva.

 

Questo sistema di produzione del cibo, che alimenta sofferenza animale e devasta gli equilibri della natura, va assolutamente rivisto. Con 75 miliardi di animali macellati nel mondo ogni anno, con mezzo miliardo di volatili e otto milioni di suini allevati in Italia” – spiega Greenpeace – “La cruda realtà è che finché si finanziano gli allevamenti intensivi con fondi pubblici senza avviarli ad una reale transizione ecologica, queste fabbriche di carne continueranno a crescere, espandersi e generare sempre più sofferenza animale, deforestazione, inquinamento e rischi ambientali e sanitari“.

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