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L’Italia pagherà un risarcimento da 190milioni a un’azienda petrolifera per non aver permesso di trivellare l’Adriatico

italia risarcirà compagnia petrolifera per le mancate trivellazioni

A divulgare la notizia è stata la società Rockhopper che ha vinto l’arbitrato. Ma se è stato possibile è solo perché l’Italia tempo fa ha firmato un trattato che permette alle società petrolifere di fare il buono e il cattivo tempo

Lo stato italiano dovrà pagare un indennizzo di 190 milioni di euro a una società petrolifera per il mancato rilascio di un’autorizzazione a trivellare l’Adriaco. La notizia è stata diffusa dalla stessa compagnia petrolifera – la società inglese Rockhopper Exploration – che ha fatto sapere di aver vinto l’arbitrato internazionale contro l’Italia riguardante la piattaforma petrolifera “Ombrina Mare”, che avrebbe dovuto sorgere al largo della Costa dei Trabocchi, in provincia di Chieti. Il progetto fu bloccato a causa della contrarietà dei cittadini da una legge del Parlamento che indicava delle norme più stringenti e non consentiva le trivellazioni in Adriatico se non a certe condizioni. Per questo motivo, dunque, l’Italia – che aveva firmato un accordo in questo senso, il cosiddetto Trattato sulla Carta dell’Energia – ora sarà costretta a risarcire la compagnia petrolifera per i mancati introiti generati dalla decisione del Parlamento.

L’arbitrato su “Ombrina Mare” era iniziato nel 2017 e a disporre la sentenza è stato l’International Centre for Settlement of Investment Disputes che, in base al Trattato sulla Carta dell’Energia, è l’organismo deputato a gestire controversie internazionali di questo tipo.

Maria Rita D’Orsogna, fisica, docente universitaria e ambientalista abruzzese che ha seguito in prima persona i movimenti di lotta contro le trivellazioni nell’Adriatico, ha detto che la decisione “lascia noi italiani, e me, con un po’ di amarezza e che mostra ancora una volta quanto corrotti siano i ‘poteri forti’”. Poi ha aggiunto che “non ci sono possibilità concrete di appello e il versamento dovrà essere effettuato entro 120 giorni da oggi. È stata una decisione unanime del triumvirato composto da Klaus Reichert, Charles Poncet e Pierre-Marie Dupuy, che ha stabilito che l’Italia ha violato l’Energy Charter Treaty”. 

Cos’è il Trattato sulla Carta dell’Energia?

Tutta colpa di questo Trattato sulla carta dell’Energia, insomma, che è un accordo multilaterale, entrato in vigore nel 1998, che stabilisce un sistema di cooperazione internazionale in materia energetica e che consente alle multinazionali del gas e del petrolio di citare in giudizio gli stati e i governi per i mancati profitti in casi come quello di “Ombrina Mare”. Insomma, per dirla in maniera semplice, firmando questo trattato l’Italia ha acconsentito di cedere parte del suo potere decisionale in materia di ambiente, energia e territorio. E trasferirlo alle multinazionali.

Tutto fa pensare che l’unico modo per non permettere che ciò accada di nuovo è uscire da questo trattato. Ma purtroppo non è così semplice. Perché, come spiegano dal Forum H2O, “anche uscendo dal trattato c’è una clausola che permette di fare causa anche per i decenni successivi. Il conflitto viene risolto da un collegio composto da tre arbitri, uno scelto da ciascuna parte e uno collegialmente, selezionati tra un numero limitato di avvocati di pochissimi studi legali internazionali. Nel caso di specie, leggiamo che hanno tutti votato a favore dell’istanza dei petrolieri”.