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IN ITALIA RECORD DI OMICIDI CON ARMA DA FUOCO

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In Italia record di omicidi con arma da fuoco. Quante siano effettivamente le armi da fuoco presenti in Italia non è possibile saperlo, ma il numero si aggira fra i 4 ed i 10 milioni. L’Italia però detiene un primato di cui proprio non deve andare fiera, quello per il maggior numero di omicidi commessi proprio con armi da fuoco. Un giro d’affari, quello della vendita di questo tipo di armi, che vale circa 100 milioni di euro l’anno, con 1.300 punti vendita al dettaglio, ai quali vanno aggiunte le oltre 400 associazioni sportive dilettantistiche e tiri a volo.

 

ITALIA PRIMA PER NUMERO DI OMICIDI CON ARMA DA FUOCO: Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, l’Italia è il primo Paese del G8 e dell’Unione Europaea per numero di omicidi con arma da fuoco.
“Il 14% di chi ha un’arma da fuoco nel nostro Paese lo fa per difesa personale”, si legge in un report della Commissione Europea dal titolo “Firearms in the European Union” del 2013, l’ultima indagine internazionale ad essersi posta questa domanda.

 

ARMI DA FUOCO IN ITALIA: nel nostro Paese, secondo lo Small Arms Survey (un rapporto di 10 anni fa) ci sono tra i 4 e i 10 milioni di armi da fuoco. Un numero decisamente “piccolo” secondo il report americano, se paragonato alle 270 milioni di armi da fuoco diffuse sul territorio americano. Negli Stati Uniti, già nel 2007 circolavano circa 90 armi ogni 100 persone, nello Yemen (55%), in Svizzera (46%) ed in Finlandia (45%). Nel 2016 però, il Viminale ha riferito alle riviste specializzate che l’anno precedente le licenze di caccia erano 774.679 e quelle per tiro sportivo 470.821. Un dato in netta crescita rispetto agli anni precedenti. Ma nei dati diffusi nel 2017 le cifre sembrano essere diverse, corrette al ribasso anche per gli anni precedenti. Sono infatti indicate come 719.172 le licenze di caccia del 2015 (quindi più di 55mila armi in meno di quanto precedentemente dichiarato) e 453.095 per tiro sportivo, anche qui con uno scarto di oltre 17 mila.

 

QUALI ARMI VENGONO UTILIZZATE PER GLI OMICIDI IN ITALIA: nel 2016 le armi più utilizzate per uccidere sono state quelle da taglio (32,5%), seguite da quelle da fuoco (30,1%).
“Nel complesso degli omicidi volontari, invece, è l’arma da fuoco lo strumento più ricorrente (utilizzato nel 44,4% degli eventi) – si legge sul Rapporto Eures su Caratteristiche, dinamiche e profili di rischio del femminicidio in Italia che raccoglie dati dal 2000 al 2016 – con una frequenza di circa venti punti percentuali superiore a quella osservata per le armi da taglio (24,7%)”.

Tuttavia, ne’ la ricerca di Eures, ne’ i dati del Senato, mostrano quanti di questi omicidi siano commessi da armi legalmente detenute e quanti da persone legate alla malavita.

 

A QUANTO AMMONTA IL GIRO D’AFFARI: 1.300 punti vendita al dettaglio di armi e munizioni, ai quali si aggiungono più di 400 associazioni sportive dilettantistiche e tiri a volo. ù

“Un sistema che, complessivamente, produce un volume di affari pari a 100 milioni di euro” – spiega l’Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive e civili (Anpam) che ha sottolineato anche come la vendita sia più o meno uniforme in tutto il territorio, con picchi del 31% degli acquisti al sud e livelli di vendita che non vanno al di sotto del 20% nelle regioni di nord ovest e nord est.

 

PIU’ ARMI CIRCOLANO, PIU’ FREQUENTI LE SPARATORIE DI MASSA: Negli USA ci sono 270 milioni di armi da fuoco e poco più di 323 milioni di abitanti. Non tutti possiedono un’arma, mentre molti ne possiedono più di una. Negli Stati Uniti è troppo facile entrare in possesso di un’arma da fuoco. Per l’acquisto di alcolici è necessario avere più di 21 anni, per la detenzione di armi non c’è un’età minima in alcuni stati e in altri è di 16 o 18 anni. Tanto che l’ennesimo episodio di sparatoria e strage di massa, questa volta alla Stoneman Douglas High School in Florida è per mano di un ex studente diciannovenne che, armato di fucile, ha ucciso oltre 17 persone e ne ha ferite decine. Condizioni analoghe si trovano anche in altri paesi e regioni del mondo che non registrano però, lo stesso grado di violenza da arma da fuoco.

 

Una conclusione ampiamente confermata anche da un metastudio, pubblicato nel 2016 su Epidemiologic Reviews da Julian Santaella-Tenorio della Columbia University e altri colleghi che ha analizzato oltre 130 studi fatti in piu’ di 10 paesi diversi con dati raccolti tra il 1950 e il 2014. Tutti i dati dimostrano che l’applicazione di leggi restrittive sull’acquisto delle armi è strettamente correlata con la riduzione delle morti per arma da fuoco, sia all’intero delle famiglie e quindi nei casi di violenza privata che in situazioni collettive e di massa.

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