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RESISTENZA ANTIBIOTICA, IN ITALIA I “SUPERBATTERI” UCCIDONO 7 MILA PERSONE L’ANNO

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Resistenza antibiotica, in Italia i “superbatteri” uccidono 7 mila persone l’anno. Italia maglia nera per numero di casi di antibiotico resistenza.

Mezzo milione di persone in tutto il mondo sono già state infettate da batteri che resistono agli antibiotici.

È il dato drammatico, diffuso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel primo rapporto dedicato alla sorveglianza dell’antibioticoresistenza.

Si tratta – specifica l’Organizzazione – di una chiara sottostima dei numeri realmente coinvolti.

Nel conteggio infatti, non sono state inserite le infezioni multiresistenti relative ai batteri che provocano la tubercolosi (TBC), come il Mycobacterium tuberculosis.

Inoltre, il dato si riferisce solo a 22 dei 52 Paesi che collaborano con l’OMS nel sistema Global Antimicrobial Surveillance System (Glass).

In Italia, la resistenza agli antibiotici è tra le più elevate in Europa.

Ad oggi infatti, le infezioni batteriche contratte in ospedale uccidono 7 mila italiani ogni anno, il doppio dei decessi provocati da incidenti stradali.

Ma il numero è destinato a crescere.

Nel recente rapporto del Review on Antimicrobial Resistance, si evidenzia come questi “super batteri” nel 2050 potrebbero uccidere ogni anno 50 milioni di persone.

Una ogni 3 secondi.

Tra i batteri più comuni che hanno manifestato resistenza, l’Escherichia coli, lo Streptococcus pneumoniae, il Klebsiella pneumoniae e lo stafilococco aureo (Staphylococcus aureus).

Per arginare il fenomeno dell’antibiotico resistenza, facilitato dall’uso improprio dei farmaci antibiotici ed ormai considerata una vera e propria emergenza sanitaria globale, il GISA (Gruppo italiano per la stewardship antimicrobica) ha presentato al Ministero della Salute un decalogo per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema e migliorare le procedure nelle strutture sanitarie.

Difficile tracciare una stima esatta del fenomeno perchè il nostro sistema sanitario è regionalizzato e tra regione e regione ci sono forti differenze – spiega Massimo Galli, presidente SIMIT (Società italiana malattie infettive e tropicali) e direttore della Divisione Clinicizzata di Malattie Infettive del Polo Universitario “Luigi Sacco”- ma certamente possiamo dire che siamo la maglia nera d’Europa, insieme alla Spagna, al Portogallo e alla Grecia”.

“Senza voler fare allarmismi ci troviamo di fronte a uno scenario molto serio – sottolinea poi l’infettivologo – allo stato attuale ci sono più probabilità di morire per infezioni da superbatteri che non per un tumore.  Trovare nuovi antibiotici è complicato perchè ciò  si scontra con le esigenze del mercato e questo e’ un aspetto cui il mondo scientifico non può entrar più di tanto”.

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