ITALIA OLIVICOLA, DA OGGI L’OLIVICOLTURA TORNA PROTAGONISTA

Italia Olivicola nasce dalla fusione tra il Consorzio Nazionale degli Olivicoltori (CNO) e Unasco e punta a rappresentare gli olivicoltori in uno dei momenti più difficili di sempre per il settore. Presentazione mercoledì 10 ottobre presso l’Auditorium Antonianum, Roma.

Quattro gli obiettivi: concentrare l’offerta, migliorare il reddito dei produttori, costruire una filiera olivicola moderna e coesa, difendere il Made in Italy contro le frodi e le contraffazioni

Duecentocinquantamila produttori pari al 50% degli olivicoltori italiani, 15 regioni rappresentate attraverso 57 O.P. (organizzazioni di produttori) sul territorio che fatturano annualmente circa 54 milioni di euro e che esportano in 42 paesi del mondo la qualità dell’olio extravergine d’oliva 100% italiano, monovarietale, Dop, Igp, biologico tracciato e certificato.

Sono questi i numeri di ITALIA OLIVICOLA, la nuova e prima organizzazione dell’olivicoltura italiana, nata dalla fusione tra il Consorzio Nazionale degli Olivicoltori (CNO) e Unasco .

“Più di novant’anni di storia tra CNO e Unasco si fondono per dare vita ad una nuova storia per l’olivicoltura italiana – ha sottolineato un emozionato Gennaro Sicolo, nuovo Presidente di ITALIA OLIVICOLA – È un passo fondamentale per centinaia di migliaia di famiglie e sono orgoglioso di compierlo insieme a Luigi Canino che come me è prima di tutto un produttore, un olivicoltore”.

“Lotteremo con ancora più forza affinchè venga invertita la rotta di quest’ultimo decennio e l’olivicoltura italiana possa riprendere a crescere, in termini di capacità produttiva e di abilità ad affrontare i mercati a livello domestico e internazionale, facendo in modo di riconquistare la storica posizione di leadership che l’Italia ha lungamente e solidamente ricoperto in passato – ha rimarcato il Presidente Sicolo –  ITALIA OLIVICOLA ha l’ambizione di essere interlocutore privilegiato delle componenti industriali e commerciali della filiera, nonché delle Istituzioni pubbliche nazionali e regionali, per costruire insieme una strategia di sviluppo, modernizzazione e consolidamento del nostro settore”.

Emozionato anche Luigi Canino, Vice Presidente vicario della nuova organizzazione. “Sentiamo il peso della responsabilità di dare risposte agli olivicoltori che ci onorano della loro fiducia e che credono nel nostro lavoro quotidiano – ha sottolineato Canino -. Abbiamo diverse sfide da affrontare per garantire il giusto valore alla produzione italiana che mantiene il primato incontrastato nella qualità, nella ricchezza delle quasi 500 cultivar presenti su tutto il territorio, nella sostenibilità del nostro sistema basato su tracciabilità e certificazione del prodotto ed impianti intensivi rispettosi dell’ecosistema”.

Gli olivicoltori italiani, alla vigilia di un’annata olearia molto difficile, doneranno al Papa una selezione dei migliori oli extravergine d’oliva regionali.

Le rilevazioni di questi giorni peggiorano il quadro rispetto ai dati già divulgati: pesano le cattive condizioni meteorologiche, emergenze fitosanitarie e attacchi di agenti parassitari

Non sarà una campagna olearia semplice per gli olivicoltori italiani.

In base all’indagine eseguita dagli osservatori di mercato di ITALIA OLIVICOLA nell’ultima settimana di settembre, infatti, emerge una previsione di produzione di poco superiore alle 215.000 tonnellate di olio a livello nazionale, esattamente il 50% in meno rispetto alle quasi 430.000 tonnellate dello scorso anno.

A incidere sulla campagna olivicola, certamente, le condizioni meteorologiche altalenanti con gelate, grandinate, bombe d’acqua e venti intensi che hanno prodotto danni considerevoli alle piante, tali da indurre alcune autorità locali a richiedere lo stato di calamità naturale nelle zone più colpite.

Tra le cause del dimezzamento della produzione non bisogna dimenticare emergenze fitosanitarie quali la xylella o gli attacchi di agenti parassitari, come la tignola o la mosca, agevolati da un’estate lunga, calda e umida.

Nel crollo della produzione pesano soprattutto le difficoltà riscontrate nelle due Regioni olivicole più importanti d’Italia, Puglia e Calabria.

In Puglia (-56% rispetto allo scorso anno) le zone più colpite dalle gelate sono state le provincie di Bari e Bat, soprattutto nell’entroterra che registra perdite anche superiori al 70%, mentre lungo la fascia costiera la produzione ha tenuto discretamente bene.

La Calabria (-70%) ha sofferto particolarmente gli attacchi degli agenti patogeni e l’estate ballerina, così come la Basilicata (-85%) che vedrà la propria produzione ridursi a poco più di 1000 tonnellate.

Sfiora il 40% di riduzione anche la Campania, mentre è negativa anche l’annata olearia nelle isole con la Sicilia in calo del 47% e la Sardegna che registra un -63% rispetto allo scorso anno.

Altalenante, invece, l’andamento nelle Regioni centrali: se la Toscana, infatti, in controtendenza rispetto al Sud, segna un +15% rispetto alla precedente campagna grazie al fatto che le piante risparmiate dal gelo presentano una produzione straordinaria che dovrebbe riuscire a compensare e le perdite, confermano il trend negativo Lazio (-29%), Umbria (-18%), Marche (-39%) e Abruzzo (-12%).

Andamento positivo, invece, per le Regioni del Nord grazie soprattutto al buon clima estivo registratosi in Veneto (+35%) e Lombardia (+30%).

“È un’annata difficile per il nostro settore per questo non sono più procrastinabili interventi seri, a partire da un nuovo Piano Olivicolo Nazionale, che consentano agli olivicoltori di aumentare la produzione e di far fronte in questo modo ai problemi stagionali che ogni anno registriamo”, ha detto il Presidente di ITALIA OLIVICOLA, Gennaro Sicolo.

“Al Ministro Centinaio, alla Sottosegretaria Pesce e al governo chiediamo coraggio: se vogliamo cambiare e rilanciare definitivamente la produzione e l’extravergine d’oliva italiano occorre bonificare gli scaffali con decisione”, ha continuato Sicolo.

“Se il costo della bottiglia è 1 euro, come può il prodotto contenuto valere poco più di 2 euro? È naturale che quel prodotto, definito extravergine, altro non è che olio deodorato, così come dimostrato periodicamente dalle tante indagini di giornali e tv – ha evidenziato Sicolo -. Vendere una miscela di extravergine al prezzo di tre caffè, attirare con offerte i consumatori su questi prodotti, rappresenta un pericolo sia per chi lavora onestamente sia per la salute della gente”.

“Le importazioni di olio extravergine di oliva nascondono molte volte oli deodorati, che molto spesso diventano magicamente oli italiani, per colpa di qualche trasformatore disonesto, con la naturale conseguenza di deprimere fortemente i prezzi dei nostri oli e di condannare la nostra olivicoltura ad una lenta ma inesorabile estinzione, per questo è necessario calendarizzare lontano dai periodi della raccolta l’arrivo di questi prodotti”, ha rimarcato il Presidente Sicolo.

“Eliminiamo la dicitura extravergine per questi oli di dubbia provenienza, che possono essere commercializzati come vergini, e diamo valore a chi fa qualità iniziando a promuovere un corretto consumo dell’extravergine 100% italiano tra gli stessi consumatori del nostro Paese – ha proseguito il Presidente Sicolo -. Chiedo al governo di battersi a livello europeo per estendere l’applicazione del registro telematico a tutti i Paesi produttori e proponiamo all’ICQRF e alle forze dell’ordine un protocollo d’intesa per favorire controlli ancora più serrati e proficui e per punire le aziende scorrette”.

“Questo sarebbe un cambiamento epocale che davvero favorirebbe il rilancio del settore e dell’economia olivicola italiana”, ha concluso Sicolo.

“Monitoraggi sul territorio fermi all’ultimo report pubblicato sul sito dell’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia (www.emergenzaxylella.it ) lo scorso 21 maggio, ritardi di anni nei pagamenti dei ristori agli agricoltori che hanno proceduto con l’eradicazione delle piante infette: la xylella dovrebbe far perdere il sonno agli amministratori regionali della Puglia e invece, purtroppo, l’inerzia di questi anni continua”.

“Ritengo sconcertante il comportamento della Regione Puglia, perché tutti, a partire da Emiliano e Di Gioia, non dovrebbero dormire la notte per la gravità della situazione: e invece nulla, sembra che non ci sia il problema”, ha continuato Sicolo – “La xylella, come ho avuto modo di dire in Audizione alla Commissione Agricoltura della Camera, è un problema paragonabile a più di 100 Ilva messe insieme, con tutto il rispetto per Taranto ed i lavoratori, è una bomba sociale che rischia di deflagrare da un momento all’altro: centinaia di migliaia di famiglie che vivono grazie all’olivicoltura e all’indotto rischiano di non poter più andare avanti per colpa del vergognoso lassismo di questi anni che prosegue ancora oggi”.

“È una vergogna che gli olivicoltori costretti a tagliare le piante malate debbano aspettare anni per ricevere il ristoro del danno subito, e stiamo parlando di una cifra irrisoria, circa 140 euro a pianta, rispetto al costo effettivo sostenuto per estirparla – ha proseguito Sicolo -. In provincia di Lecce hanno dovuto aspettare tre anni, in provincia di Brindisi c’è gente che aspetta da uno-due anni”.

“Se Emiliano e Di Gioia continuano a non decidere temo che molto presto le paure degli olivicoltori possano trasformarsi in protesta di piazza: non si scherza sulla pelle della gente che si spacca la schiena dalla mattina alla sera per portare il pane a casa”, ha rimarcato il Presidente di Italia Olivicola.

“Riponiamo la massima fiducia nel Ministro Centinaio, anche per l’ottimo approccio di questi primi mesi – ha concluso Sicolo – Mi auguro che il nuovo decreto ministeriale in arrivo ci aiuti a bloccare il batterio e a svegliare la politica e la burocrazia regionale che sono essenziali nella lotta a questa pestilenza”.

 

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