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La polemica politica si concentra sul condono del 2018, ma quello del territorio ischitano è un problema strutturale che riguarda gran parte d’Italia.

Quella di Ischia è stata una tragedia fin troppo annunciata. Nell’isola, infatti, si sono visti ancora una volta gli effetti combinati del cambiamento climatico, del dissesto idrogeologico e dell’abusivismo edilizio. Non è la prima volta che un’alluvione colpisce l’isola causando frane, senza dimenticare anche il rischio sismico del territorio. E in queste ore, dilaga anche la polemica politica per via del condono approvato dal Governo Conte I e inserito, nel 2018, nel decreto Genova. Una sanatoria che riguardava anche e soprattutto Casamicciola, la zona più colpita sia dal terremoto del 2017 che dalla frana di sabato scorso.

 

Il condono a Ischia

Era il 2018 quando il Governo ‘giallo-verde’ composto da Lega e M5S si era da poco insediato e, nel decreto Genova approvato dopo il crollo del Ponte Morandi, fu inserito il condono per l’isola di Ischia, che un anno prima era stata colpita dal terremoto che uccise due persone e lasciò circa 640 sfollati. In tutta l’isola furono 28mila (su quasi 63mila abitani) le richieste di sanatoria per gli edifici, di cui circa 6000 solo nell’area di Casamicciola e Lacco Ameno (su un totale di 13mila abitanti).
Quel condono regolarizzò pratiche pendenti da quasi 40 anni e sanava anche le abitazioni abusive, costruite su aree ad alto rischio idrogeologico. “Questi edifici, che per le norme vigenti sono abusivi, non solo venivano sanati ma hanno avuto il completo rimborso dallo stato per la ricostruzione” – la denuncia di Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale di Europa Verde – “Solo per Ischia si è voluto un condono per edifici abusivi costruiti in aree a rischio idrogeologico e sismico, con la beffa che sono i soldi pubblici a pagare la ricostruzione“.

 

La norma del condono a Ischia

Quello approvato nel 2018 dal Conte I non era tecnicamente un nuovo condono, ma una norma (contenuta nell’articolo 25 del decreto Genova) che consentiva l’accesso ai fondi pubblici per la ricostruzione di case abusive per cui era già stata fatta richiesta di sanatoria in tre diversi condoni edilizi precedenti (1985, 1994 e 2003). Ritardi nei controlli e lentezza burocratica avevano fatto sì che le sanatorie non fossero mai applicate completamente e l’intervento del 2018 permetteva di accelerare l’iter.
Quella norma, voluta fortemente dal Movimento 5 Stelle, inizialmente non trovò il favore degli alleati di Governo della Lega, che però poi votarono a favore, insieme a Fratelli d’Italia, che all’epoca era all’opposizione.

 

La denuncia di Legambiente

Il primo pensiero va ai familiari dei dispersi e delle vittime, ma quanto accaduto ci insegna che di fronte al cambiamento climatico, l’Italia resta impreparata con amministratori e cittadini spesso lasciati soli a fronteggiarne gli impatti. I cambiamenti climatici amplificano gli effetti di frane e alluvioni e che stanno causando danni al territorio e alle città mettendo in pericolo la popolazione” – la denuncia di Legambiente – “Nel 2022, in Campania, si sono registrati 18 eventi estremi, di cui sei solo nel mese di novembre. E di fronte a questi dati allarmanti, preoccupa anche l’abusivismo edilizio. Ad oggi sono circa mille i fabbricati danneggiati dal terremoto che hanno fatto richiesta di sanatoria“.

La polemica politica

Proprio in queste ore, è tornato a circolare un video che, allora, pubblicò Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva, nel 2018, aveva infatti denunciato i rischi di quel condono: “Mi auguro dal profondo del cuore che non sia, nei prossimi mesi, il vostro primo rimpianto“. Lo stesso Renzi è tornato a polemizzare all’indomani della tragedia di Ischia: “Il disastro richiama molti temi che affronteremo nei prossimi giorni, a cominciare dalle scelte del 2018 sul condono e sull’unità di missione“.
Giuseppe Conte, ospite di Lucia Annunziata a Mezz’ora in più, aveva replicato sostenendo che quello del 2018 non fosse un nuovo condono, bensì un intervento per accelerare le sanatorie previste dai tre precedenti condoni. Va detto però che il primo condono, quello approvato nel 1985 dal Governo Craxi, non poteva essere considerato legittimo alla luce delle regole più stringenti approvate negli anni successivi in tema di sanatorie di abusi edilizi. Con il decreto Genova, però, era possibile accelerare anche sulle richieste di sanatoria previste dal condono di 33 anni prima.

L’appello di Legambiente

La mancanza di prevenzione fa sì che, ogni volta in cui l’Italia si trova a dover fronteggiare gli effetti di una catastrofe naturale, i danni ammontino a diversi miliardi di euro (13,3 negli ultimi nove anni solo per gli eventi meteorologici). Per questo, l’Osservatorio CittàClima di Legambiente ha chiesto tre azioni concrete e non più rimandabili al Governo Meloni: un piano nazionale di adattamento al clima, una legge contro il consumo di suolo e una cabina di regia nazionale per mitigare il rischio idrogeologico. Il piano nazionale di adattamento al clima esiste in 24 diversi Paesi europei, ma in Italia è rimasto in bozza sin dall’inizio del 2018, quando al Governo c’era Paolo Gentiloni.
L’Italia è uno dei Paesi più delicati al mondo dal punto di vista idrogeologico, travolta da eventi estremi su un territorio martoriato dalla cementificazione. Non possiamo più rincorrere le emergenze senza strategie di prevenzione” – ha spiegato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – “Invece di perdere tempo annunciando opere faraoniche e inutili come il Ponte sullo Stretto di Messina, si lavori ad una grande opera pubblica: la messa in sicurezza del territorio, che passa anche da interventi strutturali come la delocalizzazione di edifici residenziali e produttivi realizzati in passato nelle aree a rischio“.
Sanatoria e condoni sono parole di condanna per chi vive in Campania. L’emergenza, ancora una volta, coincide con il malgoverno del territorio, che invece di abbattere gli edifici abusivi, li continua a condonare” – ha invece spiegato Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – “Il cemento legale e illegale ha reso il territorio ancora più fragile, in una regione dove su 6.966 ordinanze di demolizione ne sono state eseguite solo 1363, mentre solo il 19,6% degli immobili colpiti da un provvedimento amministrativo è stato abbattuto“.

L’appello dei geologi

Analogo l’appello alle istituzioni del Consiglio nazionale dei geologi. “Il rischio di questi fenomeni a Ischia è elevatissimo, ma i dati evidenziano condizioni di fragilità dell’intero territorio nazionale” – ha spiegato il presidente del centro studi del Cng, Lorenzo Benedetto – “Uno sviluppo caotico e non corretto del territorio peggiora le fragilità e si è costruito molto spesso in posti dove condizioni geologiche e morfologiche non lo avrebbero consentito“.
Terminati i soccorsi e superata l’emergenza, la prima cosa da fare è valutare le condizioni di rischio residuo. Occorre una strategia integrata di prevenzione e gestione del rischio idrogeologico, il rischio zero non esiste e dobbiamo imparare a conviverci” – le parole del presidente del Cng, Arcangelo Francesco Violo – “Servono interventi strutturali e non strutturali, come aggiornare i piani per l’assetto idrogeologico e per la gestione delle alluvioni. Il territorio è in continua evoluzione, anche per via dei cambiamenti climatici, e la pianificazione urbanistica va adeguata. Occorre attuare i presidi territoriali e i piani di Protezione civile, specialmente nelle fasi precedenti agli eventi, ma anche informare la cittadinanza sui rischi e sulle azioni e i comportamenti da attuare. E infine, serve una manutenzione del territorio che riguardi non solo fiumi e torrenti, ma anche i terreni sui versanti, con incentivi economici per i privati che realizzeranno opere atte a migliorare la stabilità e l’assetto del territorio stesso“.

L’appello della Sima

Sul caso di Ischia (ma non solo) è intervenuta anche la Società italiana di medicina ambientale. “Prima la siccità e il caldo record, poi i nubifragi, le grandinate e le trombe d’aria: i cambiamenti climatici rendono sempre più frequenti e intensi i fenomeni estremi, facendoli diventare distruttivi. Le precipitazioni sono distribuite in modo anomalo e si verificano spesso uragani mediterranei, con previsioni di tre nuovi eventi all’anno” – spiega Alessandro Miani, presidente della Sima – “A causa nostra nubifragi, alluvioni, trombe d’aria e cicloni in futuro saranno più numerosi e distruttivi. Serve ogni azione che vada nella direzione di ridurre le emissioni climalteranti, va considerata un intervento di sanità pubblica. Occorre rispettare gli Accordi di Parigi e riforestare in ogni area d’Italia, ma anche approvare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici fermo al 2018 senza mai aver visto la luce“.

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