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Una notizia preoccupante per la 30enne romana. Massimo riserbo e basso profilo per evitare di compromettere le trattative con le autorità di Teheran.

Alessia Piperno, arrestata in Iran una settimana fa, si trova nel carcere di Evin, a Nord di Teheran. La conferma è arrivata qualche ora fa ed è una notizia preoccupante: in quel carcere, infatti, vengono detenuti gli oppositori e i prigionieri politici, spesso sottoposti a pestaggi e torture, fisiche e psicologiche. A rivelarlo, in passato, tanti prigionieri che poi erano riusciti a ottenere la liberazione.

Alessia Piperno nel carcere di Evin

Alessia Piperno sarebbe stata trasferita nel carcere di Evin poco dopo l’arresto, avvenuto il 28 settembre scorso. L’istituto penitenziario è diviso in tre strutture: una parte per i detenuti comuni, una gestita dall’intelligence iraniana e una specifica per i detenuti politici, stranieri compresi. Proprio quest’ultima sezione da settimane è particolarmente affollata per via degli arresti scattati dopo le proteste per la morte di Mahsa Amini. E di certo, il sovraffollamento non sembra destinato a calare: la magistratura iraniana continua a dichiarare di voler fermare duramente ogni protesta, con punizioni esemplari anche per “i mercenari al servizio di interessi stranieri che aizzano i manifestanti“.

 

Alessia Piperno, i post social e il visto

Ci sono ancora molte cose che non tornano nell’arresto di Alessia Piperno. Come è noto, a ‘tradire’ la 30enne romana potrebbero essere stati dei post in cui appoggiava le ragioni e i modi delle proteste in Iran. Un pretesto, per le autorità di Teheran, per rendere ancora più dura la repressione. Ci sono poi tante altre ipotesi: un problema con il visto, la ‘soffiata’ di un agente o la presenza, nello stesso ostello di Alessia, di qualche giovane che aveva animato le rivolte nelle strade.
Oltre a Teheran, Alessia Piperno aveva soggiornato nel Kurdistan iraniano, dove è forte la resistenza al regime e dove la presenza di una donna straniera non può che essere attenzionata dalle autorità. Poi, il problema con il visto di soggiorno in scadenza il 14 settembre: come spiegato dalla stessa ragazza romana, ne aveva bisogno per rientrare in Pakistan ma non le era stato rinnovato. Poi, in stazione, Alessia aveva incontrato “un signore dolcissimo che parlava inglese e mi ha chiesto se mi serviva una mano“. Quest’ultimo l’avrebbe aiutata a ottenere il rinnovo del visto: chi era? Aveva davvero voluto aiutarla o era un uomo del regime?

 

Diplomazia al lavoro

Per non compromettere le trattative diplomatiche, la Farnesina sta lavorando nel massimo riserbo e lontano dai riflettori mediatici. Per ottenere la liberazione di Alessia Piperno si punta a ottenere un decreto di espulsione dall’Iran. È anche per questo che le dichiarazioni dei genitori della ragazza, nelle ultime ore, si sono ridotte. Anche gli amici di Alessia hanno chiesto il silenzio, nella speranza di rivederla il prima possibile, ma poi hanno aggiunto: “Non crediamo che avrebbe voluto leggere certi commenti beceri e ignoranti sulla sua vicenda. Purtroppo l’odio che trasuda da questi commenti è lo stesso che c’era stato per il caso di Silvia Romano“.

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