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La scuola secondo il Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti

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Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti racconta in un’intervista esclusiva per TeleAmbiente come vede la scuola del futuro, con quali misure si interverrà per formare al meglio docenti e lavoratori di domani. E la tematica ambientale sarà centrale nelle scuole sull’onda degli scioperi per il clima che in questi mesi hanno visto coinvolti tantissimi ragazzi. L’intervista è stata realizzata dal direttore responsabile di TeleAmbiente, Stefano Zago.

Iniziamo da una nota dolente, la finanziaria.  Riuscirà a trovare i 3 miliardi che ha chiesto oppure dovrà accontentarsi di non avere tagli?

La partita sulla legge di stabilità è appena cominciata, ora c’è un quadro generale. Ho fatto una serie di proposte, sto incontrando il ministro Gualtieri e nuovamente il presidente del Consiglio.  Noi portiamo avanti la nostra battaglia per le risorse per la scuola, per l’università e la ricerca perché riteniamo una battaglia di civiltà ed è l’unico modo per rilanciare sul futuro.

Lei parla spesso di economia della conoscenza, come vede la scuola del futuro?

La scuola del futuro è una scuola sicura, innovativa e sostenibile. Senza sicurezza non solo non si riesce a studiare e a farlo in maniera efficiente ma non si riesce neanche a sognare.  Scuole che permettano a docenti e studenti di sognare e innovare. L’innovazione deve portare alla sostenibilità perché abbiamo bisogno di giovani che facciano della sostenibilità la loro  visione costante, il loro punto di riferimento.

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In Italia ci sono ancora 2400 scuole con dentro l’amianto. E’ uscito da poco un report sulla cittadinanza attiva: ogni 3 giorni c’è un crollo a scuola, 70 l’anno. Come volete intervenire?

E’ una situazione particolarmente complessa. Sulla scuola negli anni si è investito pochissimo, è stata vista come una spesa non un investimento per il futuro. Quel rapporto di cittadinanza attiva l’ho presentato io.  Appena insediato ho subito voluto che si costituisse una task force al ministero per accompagnare gli enti locali nella messa in sicurezza delle scuole nell’edilizia scolastica.  Non tutti sanno che le scuole come strutture non sono di competenza di questo ministero o dello Stato, sono di competenza degli enti locali, dei comuni, delle città metropolitane e delle ex provincie. Molto spesso queste realtà non hanno però gli strumenti per fare lavori, gare, appalti, quindi ci sono ritardi enormi. Presenteremo in legge di bilancio una norma per la possibilità dello Stato di sostituirsi a quegli enti locali che ritardano troppo nell’espletamento dei lavori.

Ho anche lanciato la nuova anagrafe dell’edilizia scolastica che voi vedete online. E’ un portale facilmente consultabile, chiunque può andare e sapere quanti istituti hanno o meno l’agibilità, dove sono e a che punto sono nella ratifica di alcune di queste documentazioni. Se le organizzazioni della società civile e il ministero devono interagire come io voglio dobbiamo partire da una base di dati comuni altrimenti  parliamo lingue diverse e non ci capiamo. Il punto di partenza era che fosse facilmente accessibile e ora, a pochi mesi dal mio insediamento, è già una realtà.  Io credo molto nell’accessibilità delle informazioni. Voglio che il ministero divenga un punto di riferimento per tutti e che queste informazioni siano facilmente consultabili non attraverso una richiesta che viene protocollata. Siamo nel ventunesimo secolo quindi mettiamo tutto on-line e facciamolo con degli strumenti che anche un ragazzino o un adolescente può accedere senza grandi complicazioni.

Andiamo verso l’economia dei dati ed il futuro è la gestione dei dati, lo vediamo tutti i giorni. A volte mi sorprende il fatto che la pubblica amministrazione ancora ragioni con delle categorie novecentesche, per cui accedere a delle informazioni, anche quando sono online, bisogna scaricare un PDF, magari ha una password, lo puoi leggere soltanto in alcuni casi e devi stamparlo per leggerlo. Quelle informazioni potrebbero essere messe in HTML e potrebbe essere ricercabili. Non è sufficiente dire mettiamo i dati on-line ma bisogna metterli con delle interfacce che siano user-frindly, quindi accessibili. Questo è il segreto della trasparenza.

Si parla spesso (forse troppo di immigrazione) ma la nostra emigrazione?  Il sud perde cervelli le università si svuotano. Sempre  al sud i tassi di dispersione scolastica sono tre volte superiore al nord. Come pensate di intervenire?

Noi parliamo molto spesso delle non minacce invece di affrontare le vere minacce, ovvero la dispersione scolastica nel nostro paese, le crescenti disuguaglianze, anche per quanto riguarda la cosiddetta povertà educativa, il fatto che abbiamo il numero più basso di laureati d’Europa in una fase della storia dell’umanità in cui chi ha la conoscenza guiderà l’economia del futuro, il fatto che abbiamo troppe persone laureate e dottorate che se ne vanno da questo paese per mettere in gioco le loro competenze e realizzare dei risultati in altri paesi. Noi li abbiamo formati dall’inizio fino alla fine con le nostre tasse e poi, nel momento in cui diventano produttivi, gli regaliamo ad altri paesi. E poi ci domandiamo come mai gli altri vanno meglio di noi.

Noi dobbiamo assolutamente fare in modo che le scuole siano davvero dei luoghi di emancipazione, che si possa fare ricerca in questo paese e non doverla fare altrove, che si possa investire in ricerca di base perché le grandi innovazioni del futuro verranno proprio da quello, che si possa collaborare con le aziende con un sistema molto più lineare e osmotico dal punto di vista della collaborazione per la ricerca. Alla base di tutto questo però c’è un investimento pubblico e privato senza il quale noi non riusciremo a fare questo salto di qualità.  Abbiamo bisogno di coraggio ed è questo il momento del coraggio.

Sugli investimenti privati come siamo messi perché quelli pubblici sono in difficoltà.

Sugli investimenti pubblici stiamo facendo una battaglia anche in questa legge di bilancio, per gli investimenti privati bisogna fare di più e meglio. Come?  Siglare un patto per la ricerca, cioè se noi accettiamo che l’economia del futuro sarà l’economia della conoscenza e che soltanto un paese avanzato in grado di investire oggi nella ricerca che tra 20-30 anni sarà determinante, dobbiamo farlo in collaborazione con le imprese e quindi voglio fare uno sforzo come Stato ma voglio che facciano uno sforzo anche le imprese.  Abbiamo istituito un decalogo, 10 impegni per fare in modo che le imprese e lo Stato si uniscono in questo percorso e decidano di investire in modo massiccio per il futuro. La ricerca e l’innovazione sono il futuro, noi dobbiamo decidere se vogliamo essere quei paesi che, di qui a 5-10 anni, le tecnologie che cambieranno l’economia le vogliono acquistare o le vogliono vendere? Noi vogliamo essere quelli che acquistano le cose dalla Cina, dalla Germania, dagli Stati Uniti o dalla Corea, oppure vogliamo essere dei pionieri in grado di vendere le nostre tecnologie e le nostre invenzioni al resto del mondo? Il gioco non si fa tra 10 anni si fa oggi.

24000 docenti precari con almeno tre anni di insegnamento verranno stabilizzati con un percorso semplificato. Siamo sicuri che questi insegnanti siano motivati e ben istruiti per formare i cittadini di domani?

Abbiamo una doppia esigenza: quella di garantire alta formazione e competenza nelle scuole e quella di garantire la continuità educativa e didattica. Queste persone sono precari con molte annualità di servizio, significa che già stanno insegnando da anni ai nostri figli e probabilmente continueranno ad insegnare perché la scuola ha accumulato dei ritardi tali per tra il numero di cattedre disponibili e il numero di cattedre di diritto c’è un gap importante.

Quindi precari nella scuola continueremo ad averne e anche per qualche anno. Ovviamente noi stiamo intervenendo affinché si riducono drasticamente i numeri già dal prossimo anno, ma parliamo di centinaia di migliaia di cattedre che oggi sono gestite dai supplenti. Quindi la domanda è: vogliamo tenerci questi precari senza formazione o vogliamo scegliere i migliori di loro per formarli e farli entrare in ruolo. Questo è quello che fa il concorso straordinario. Il concorso straordinario che si accompagna a un concorso ordinario dice: mi scelgo migliori attraverso quello ordinario, comincio a formare e a selezionare i migliori  che saranno comunque in cattedra per dargli un orizzonte di tempo più lungo e per formarli, per dargli l’abilitazione.  Questo significa aumentare il livello di competenza delle scuole.

La formazione verrà fatta ovviamente dalle università, questo è ciò che è previsto attraverso i crediti formativi. Inoltre stiamo lavorando ad un disegno di legge che riformerà il modello di abilitazione nel nostro paese. Fino a qualche anno fa esisteva il sistema modello di abitazione che si chiamava FIT,  che aveva un percorso particolare che portava insegnante ad abilitarsi per poi vincere un concorso. Questo sistema è stato abolito e io sono convinto che quel sistema fosse troppo complesso. Io voglio un sistema lineare e pulito che garantisca le competenze che servono ma anche che permetta a delle persone nei loro primi anni di formazione di poter entrare in ruolo e non aspettare che arrivino a 30 40 50 anni.  Questo è importante e partirà all’inizio del 2020 e nel giro di pochi mesi avremo un nuovo sistema di abitazione.

Ministro, lei ha proposto anche la tassa sugli zuccheri che poi è diventata la tassa sulle merendine. La stampa ci ha poi ricamato sopra. Ricordiamo però che la tassa è in vigore in 50 Paesi e che in Italia l’obesità infantile è raddoppiata negli ultimi 20 anni (il 36% dei bambini tra i 5 e 19 anni è obeso).

Ho proposto la sugar tax già nel 2018, l’ho proposta per la legge di bilancio precedente e poi l’ho individuata come una delle possibilità per finanziare la ricerca e la formazione perché, come ho detto, ritengo essere così importanti. Non siamo riusciti a farlo l’anno scorso, quindi tutto il 2019 è stato dedicato a sostenere la causa di un sistema fiscale intelligente. Sono stato trattato dai sistemi informativi italiani come una persona che non sa quello che fa.

In tutti i Paesi dove vanno i nostri ricercatori a vivere perché ci sono gli asili nido, perché funzionano le scuole, perché la gente investe in ricerca, hanno questo tipo di tasse. L’Italia deve decidere se vuole essere un Paese moderno o un Paese che guarda al passato e non lamentarsi poi se le persone se ne vanno in quei Paesi dove fanno anche queste cose per aumentare la qualità della vita.  Avevo ragione a proporla, ho assistito affinché venisse fatta e oggi in legge di bilancio c’è la sugar tax.

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Un’altra parte fondamentale è quella del bambino. Al momento la prima parte della formazione è delegata alla famiglia. Possiamo sperare che l’asilo nido e la scuola materna diventino obbligatorie così come in Francia, perché in quella parte dell’esistenza si forma la forma mentis che guiderà poi l’uomo di domani.

La fascia di crescita dai 0 ai 6 anni è fondamentale. Ce lo dicono le neuroscienze. E poi è anche un elemento di civiltà che consente ai genitori giovani di essere più liberi, di poter progettare una famiglia, di immaginare un ruolo produttivo nella società. E soprattutto uscire da questi ruoli tradizionali in cui la donna è a casa e l’uomo lavora. Io e mia moglie abbiamo costruito una famiglia in cui c’è la totale collaborazione.  Per tre anni sono stato fuori dal sistema produttivo quando è nato il mio primo figlio, l’ho accudito mentre mia moglie lavorava e mi sembrava la cosa più naturale del mondo. L’ho fatto in un altro paese dove si poteva fare, tanti miei colleghi italiani non riescono a farlo perché abbiamo ancora un sistema di congedo parentale che non aiuta. Sono molto contento che già sugli asili nido in questa legge di bilancio si interverrà per renderli gratuiti in molte parti d’Italia, dove continuano a costare tantissimo, attraverso l’abbassamento della retta comunale che si paga per l’accesso agli asili nido. Ma servono anche più asili nido e un impegno molto forte sulla scuola materna. Dai 3 ai 6 anni il bambino comincia a sviluppare tutte quelle caratteristiche linguistiche e cognitive che poi determineranno la sua capacità di apprendimento. Ciò si può fare soltanto in un paese in cui si vuole davvero investire sul futuro. Noi abbiamo bisogno di futuro.

Speriamo anche che l’inglese diventi obbligatorio per aprirsi al futuro.

Dobbiamo superare anche questa visione molto provinciale. Vengo attaccato spesso su queste questioni in cui sapere più lingue significa sapere peggio l’italiano. In realtà è esattamente il contrario. Le neuroscienze ci dicono che più il bambino si allena al plurilinguismo più è in grado di acquisire conoscenze approfondite di ogni lingua perché esercita una parte del cervello che altrimenti resterebbe meno utilizzata. Il plurilinguismo anche in età precoce significa abituare il cervello a migliorare la conoscenza della lingua in generale. Quindi non è un perdere, ma un acquisire. Se poi lo facessimo in età così precoce avremmo molti meno problemi più tardi quando invece imparare le lingue straniere costa tantissimo in termini di sforzi personali ed anche finanziari.

Vediamo la questione ambientale. Lei ha appoggiato lo sciopero globale per il clima che c’è stato a fine settembre. Possiamo dire che quello è stata il primo giorno di una educazione civica?

Assolutamente sì e sono molto contento che gli studenti si siano mobilitati e continuano a farlo. La questione dei cambiamenti climatici è la più importante della nostra generazione. È la questione centrale, la grande sfida di una civiltà e deve essere affrontata ogni giorno. Ritengo che le istituzioni come il governo abbiano il dovere di mandare un segnale di solidarietà a chi oggi ci dice una cosa molto semplice: ascoltate la scienza, non ci chiedono rivendicazioni particolarmente complesse.  Noi finanziamo gli scienziati e poi non ascoltiamo quello che ci dicono. È un paradosso che va risolto.

Lo staff di TeleAmbiente con il ministro Fioramonti

Ricordiamo gli scenari tracciati dall’Ipcc, che è un organismo dell’uomo formato da scienziati, i cui dati vanno presi seriamente.

Ho studiato queste cose per tanti anni nella mia vita, mi sono occupato di storia dell’economia. Lei lo sa che il primo rapporto ufficiale sui cambiamenti climatici è stato consegnato al presidente Lyndon Johnson nel 1965? Allora, noi scientificamente sappiamo che stiamo distruggendo gli ecosistemi e l’habitat naturale e quindi auto distruggendoci dagli anni sessanta. Non abbiamo fatto nulla fino all’inizio degli anni novanta. Sono quasi 50 anni che la scienza ci dice cosa bisogna fare e il fatto che oggi siano dei ragazzi di 16-17 anni a dircelo secondo me è un grande esempio della loro responsabilità e anche capacità conoscitiva.

L’educazione civica diventerà educazione ambientale?

L’educazione civica sarà ricostruita all’interno di una cornice che ha al centro proprio l’agenda 2030, gli obiettivi dello sviluppo sostenibile e l’educazione ambientale. Non è soltanto la grande sfida della nostra generazione ma anche perché essere un cittadino responsabile e civicamente educato significa questo: capire come gestire i beni comuni, che relazione abbiamo con gli ecosistemi, che la disuguaglianza non è soltanto sbagliata dal punto di vista morale ma è anche un passo indietro dal punto di vista sociale economico e così.  Quindi l’agenda 2030 presenta la cornice perfetta per individuare il cittadino responsabile del futuro.

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Per quanto riguardo l’ alternanza scuola lavoro, adesso PCTO, ha ancora senso parlare di lavoratori e di formarli ora che ormai quei lavori stanno cambiando?

Noi dobbiamo imparare ad imparare. E’ ormai diventato pleonastico dire che i lavori del futuro saranno molto diversi dai lavori del presente e che probabilmente, chi oggi è nelle scuole di primo, secondo grado e anche all’università,  farà un lavoro che molto spesso non immaginiamo. Dobbiamo allenare la nostra capacità di apprendimento. In Italia la scuola deve formare delle persone a 360°, deve formare dei cittadini attivi, responsabili e che fornisca degli strumenti che possano permettere a queste persone nel tempo di acquisire delle competenze. Non deve formare dei lavoratori. Queste persone diventeranno lavoratori ma saranno anche madri e padri, saranno cittadini, amici, volontari e saranno anche delle persone che contribuiranno al progresso delle nostre economie. Ma l’obiettivo deve essere quello, oggi più che mai, di dare tutte le competenze perché il lavoro se lo immagineranno e costruiranno attraverso le loro caratteristiche.

Perciò lo scopo sarà quello di formare queste persone, di dargli gli strumenti per poter studiare e andare avanti?

Assolutamente sì.  Il modello di alternanza scuola lavoro, che ora si chiama “percorsi di orientamento nella scuola”, va proprio in quella direzione. Non è soltanto un cambiamento di nome ma è una possibilità di acquisire delle competenze per poi testarle anche attraverso delle interazioni con realtà esterne alla scuola, dalle imprese agli enti locali, dalle istituzioni alle organizzazioni no-profit.  Quindi una realtà che opera all’interno di questa economia sociale che permetta agli studenti di confrontare le loro competenze con il mondo, acquisire conoscenze che riportano dentro la scuola su cui lavorano per elaborare nuovi percorsi formativi.

Le chiedo di lanciare un appello ai giovani che sono scesi in piazza e che torneranno a manifestare anche a novembre per il loro futuro.

Sono convinto che noi non abbiamo ereditato la terra dai nostri padri e dai nostri nonni ma l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli, quindi continuate a fare quello che fate, siete una grande occasione affinché noi che oggi facciamo politica possiamo essere messi nelle condizioni di riflettere costantemente sulle questioni, sui grandi temi. Se non fosse per le mobilitazioni studentesche, lo dico chiaramente, la politica si preoccuperebbe di altro, quindi essere costantemente rammentati della necessità di un’azione coraggiosa e radicale per evitare i cambiamenti climatici più catastrofici e adattarci al cambiamento è importante, continuate a farlo. Avete un governo che è stata la vostra parte.

 

Chi è Lorenzo Fioramonti

Ricercatore e filosofo, classe 1977, romano, professore ordinario di Economia politica all’Università di Pretoria in Sud Africa. Attualmente ministro dell’Istruzione, nel precedente esecutivo ricopriva la carica di viceministro con delega alla ricerca, dopo essere stato eletto alla Camera dei deputati con il M5s alle elezioni del marzo 2018.

Sposato, con due figli, con sua moglie Janine Schall Emdem, ambientalista convinta, ha girato dei documentari sui legami tra cambiamento climatico, disoccupazione sociale e instabilità economica a livello locale e globale, come L’era dell’adattamento, del 2009.

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