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Inquinare mangiando, ecco come l’eccessivo consumo di carne danneggia il pianeta

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Sapevi che la difesa del nostro pianeta è legata anche a ciò che mangiamo? Il consumo eccessivo di carne e latticini sta compromettendo ambiente, foreste, oltre ad alterare il clima. 

Secondo uno studio dell’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), gli allevamenti sono responsabili del 15,1% del particolato, 2,5 Particulate Matter PM (dimensione delle particelle di polveri in peso /volume) della penisola. Questo settore è no dei principali responsabili delle emissioni di gas serra globali, oltre il 60% proveniente da produzioni sempre più intensive. Si tratta di gas generati durante la digestione degli animali stessi, oltre che dal deposito delle innumerevoli quantità di letame prodotto.

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L’impatto che quest’industria ha sul clima è dovuto anche alla produzione dei mangimi, i quali creano un forte impatto distruttivo sulle foreste e sul cambio di uso del suolo. Tutto ciò ha infatti causato, tra il 2010 e il 2015, la distruzione di ettari forestali per una dimensione equivalente al suolo italiano. La distruzione delle foreste causa perdite di biodiversità, con violazione dei diritti fondamentali dei popoli che le abitano, oltre alla perdita di foreste che ci aiuterebbero nella lotta contro sostanze come l’anidride carbonica derivante dalla combustione di gas e petrolio.

Tutto ciò ha portato l’ideologia dello scenario futuristico dell’estinzione di massa ad essere sempre più reale poiché l’80% di uccelli e mammiferi è messa a rischio dalla distruzione degli habitat per poter sostenere la creazione di monoculture destinate alla creazione dei mangimi necessari.

Lo scorso 9 marzo, oltre 3.600 scienziati si sono uniti alla richiesta di un cambio di rotta delle politiche agricole europee: in uno studio, diventato un appello, condannano la politica agricola comune dell’Ue per il fallimento nel campo della tutela della biodiversità e della lotta ai cambiamenti climatici. Oltre a tutti i problemi climatici e ambientali che abbiamo elencato, sono sempre più presenti allevamenti intensivi in cui gli animali sono costretti in luoghi chiusi senza mai vedere la luce del sole.

In questi allevamenti è in aumento il consumo di antibiotici che causano l’aumento dell’antibiotico-resistenza, emergenza definita dall’OMS (l’Organizzazione mondiale della sanità) globale. E questo è solo uno degli innumerevoli impatti che questi allevamenti hanno sulla salute dell’uomo.

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Cosa si potrebbe cambiare?

Per poter ridurre la crisi climatica si è stimata la riduzione del consumo di carne, da parte dell’Unione Europea, di circa il 71% (460 grammi la settimana) entro il 2030 e dell’81% (300 grammi la settimana) entro il 2050, rispetto alla media pro capite settimanale attuale di circa 1,58 kg. Si tratta di una riduzione che permetterebbe anche al pianeta di respirare, alleggerendo il settore agricolo ed evitando la distruzione degli habitat naturali. Solo una riduzione drastica del consumo di carne permetterebbe modelli di produzione più ecologici e attenti al benessere animale.

Di Beatrice Soverini

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