Il calcolo è stato effettuato dal un gruppo di ricerca dell’Università Tsinghua di Pechino secondo cui il 92% delle vite sarebbero salvate tra Cina, India e sud-est asiatico

Sei milioni di vite potrebbero essere salvate in tutto il mondo soltanto attraverso la dismissione strategica delle centrali elettriche inquinanti.  È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista di settore Nature Climate Change condotto dai ricercatori della Tsinghua University di Pechino.

Lo studio condotto dagli scienziati cinesi ha calcolato il numero delle morti causate dall’inquinamento delle centrali elettriche nel nostro pianeta e poi ha simulato il numero di morti da qui al 2050 per lo stesso periodo. Da qui il numero di sei milioni di vite che potrebbero essere salvate.

I benefici per il clima relativi alla riduzione di emissioni di anidride carbonica (CO2) da parte delle centrali elettriche alimentate a combustibili fossili e biomasse sono ben noti. Come sono noti anche i danni sulla salute umana causati dall’inquinamento da anidride carbonica.

La novità di questa ricerca sta nell’individuazione del modo in cui la gestione delle singole centrali influenza la salute pubblica e, di conseguenza, il calcolo (seppur approssimativo e di previsione) del numero di esseri umani colpiti dalle centrali elettriche altamente inquinanti.

Qiang Zhang, leader del team che ha condotto la ricerca, ha sottolineato che i benefici per la salute derivanti da misure di mitigazione dei cambiamenti climatici potrebbero dipendere anche da programmi supplementari, come l’implementazione di tecnologie di controllo dell’inquinamento e il ritiro delle unità super-inquinanti.

Il gruppo di ricerca guidato dal professor Zhang, dunque, ha elaborato dei modelli per calcolare le differenze nelle emissioni e i conseguenti decessi attribuibili all’inquinamento atmosferico.

“L’aria buona entra in Classe”, presentazione del nuovo cartone animato del progetto educativo ANTER

Il 92% delle morti legate alle emissioni da centrali elettriche è avvenuto in Cina, India e nel sed-est asiatico 

 

Secondo quanto pubblicato dai ricercatori, nei nove anni presi in considerazione (dal 2010 al 2018), circa il 92 per cento delle morti legate alle emissioni da centrali elettriche si sia verificato in Cina, India e paesi del sud-est asiatico. Questi dati fanno il paio con i dati pubblicati dall’azienda svizzera IQ Air secondo i quali nella classifica delle cento città più inquinate al mondo, ben 88 sono concentrate tra India (46) e Cina (42).

Dunque, secondo gli esperti dell’Università di Pechino, se le misure di mitigazione si dimostrassero efficaci nel mantenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto di 1,5 C, la dismissione delle centrali elettriche più inquinanti e dannose potrebbe evitare cumulativamente il 18 percento delle future emissioni di CO2, pari a circa 43 miliardi di tonnellate.

Dunque, in questo caso, si eviterebbe il 100 per cento di decessi previsti fino al 2050, stimati in circa sei milioni.

Medici di Firenze contro l’inquinamento: al via il progetto Aria Nova

Articolo precedenteCalendario Pirelli, Bryan Adams firma “On the Road”
Articolo successivoTechedge accelera su crescita sostenibile e trasformazione digitale