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Inquinamento, trovate tracce di plastica nei muscoli di 44 tartarughe marine morte in tre anni

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Tracce di plastica nell’organismo, e anche all’interno dei muscoli, di ben 44 tartarughe marine rinvenute morte nel giro di tre anni. A confermare l’allarme inquinamento è uno studio.

L’inquinamento della plastica in mare è un allarme lanciato ormai da tempo, ma la presa di coscienza da parte di istituzioni e opinione pubblica appare ancora un miraggio. A confermare l’allarme è arrivato anche uno studio condotto da ricercatori spagnoli, che hanno analizzato l’organismo di 44 tartarughe marine (della specie Caretta caretta), rinvenute morte sulle coste della Catalogna e delle Baleari tra il 2014 e il 2017.

A condurre lo studio, diretto dalla chimica ed esperta di inquinamento Ethel Eljarrat, sono stati ricercatori del Consiglio nazionale spagnolo delle ricerche (CSIC) e dell’Università di Barcellona. Lo studio è stato pubblicato sul sito del CSIC oltre che sulla rivista scientifica Environmental pollution. In tutte le tartarughe marine morte in quel triennio sono state rinvenute tracce di plastica. Questa specie è ad alto rischio di estinzione soprattutto a causa dell’uomo: molte finiscono intrappolate nelle reti da pesca, altre vengono avvelenate da plastica e altri rifiuti. A minacciare ulteriormente la specie, anche la mancanza di spiagge in cui deporre le uova in sicurezza.

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I ricercatori spagnoli hanno analizzato 19 diversi additivi utilizzati per la plastica, noti per essere molto dannosi per gli animali marini come le tartarughe, e che includono i cosiddetti composti organofosforici (OPC). L’analisi ha rivelato la presenza di plastica con concentrazioni comprese tra sei e 100 nanogrammi per grammo di muscolo. Le tartarughe sono probabilmente gli animali marini più esposti alla contaminazione dalla plastica, sia per una questione alimentare (come sappiamo, possono ingerire oggetti di plastica scambiandoli per meduse) che per caratteristiche genetiche.

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La dottoressa Ethel Eljarrat ha spiegato che i composti plastici potrebbero causare, nelle tartarughe marine, sia casi di cancro che problemi di fertilità. “L’effetto tossico non è acuto, ma cronico. Dobbiamo poi considerare che le balene, ad esempio, quando filtrano l’acqua, assorbono microplastiche. I livelli di contaminanti nelle microplastiche, però, sono inferiori alle macroplastiche assorbite dalle tartarughe”, spiega la ricercatrice spagnola.

Il problema ambientale potrebbe anche ripercuotersi direttamente sull’uomo. “Stiamo incorporando questi composti nella nostra dieta attraverso il pesce e nell’aria che respiriamo; il nostro organismo e il nostro metabolismo possono essere influenzati prima o poi”, avverte la dottoressa Eljarrat.

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