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Inquinamento, nessuna deroga. Costa: “Metterebbe solo a rischio la salute dei cittadini”

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La tutela dell’Ambiente si può fermare? La risposta è: ovviamente no. “Nessuna deroga sui limiti inquinamento che ci esporrebbe solo al rischio del depauperamento dell’Ambiente e metterebbe a rischio la salute dei cittadini”, Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente. 

 “Nessuna deroga sui limiti inquinamento che ci esporrebbe solo al rischio del depauperamento dell’ambiente e metterebbe a rischio la salute dei cittadini e ricordo le 80 mila morti per inquinamento atmosferico su base annuaha detto il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per il quale “la risposta in questo momento è un aiuto concreto a inquinare di meno, attraverso strumenti che agevolino il concreto cambiamento del paradigma produttivo che si può sviluppare attraverso il sistema degli ecobonus”.

La ricetta, per il Ministro dell’Ambiente, è quella di favorire sistemi tecnologici meno impattanti inserendo “un credito di imposta per le imprese e un ecobonus per i cittadini, entrambi non inferiori al 90% e con un ristoro del capitale più rapido rispetto ai 10 anni attuali, penso a circa 3-5 anni”.

L’Italia insomma si vuole distinguere dagli Stati Uniti che per primi, seguiti poi da una parte della destra europeista, hanno approfittato dell’emergenza Coronavirus per fermare l’applicazione delle leggi ambientali.

Cosa significa questo? Che le aziende non subiranno nessuna sanzione per l’inquinamento che produrranno.

Inoltre, si tratta di un provvedimento retroattivo (a partire dal 13 marzo 2020) e che sarà periodicamente valutato dall’EPA, l’Agenzia americana per l’ambiente.

L’Amministrazione Trump ha giustificato la sospensione di questi controlli come un aiuto per le industrie che, in questo particolare momento, potrebbero non riuscire a rispettare le prescrizioni imposte.

In realtà, la decisione dell’Agenzia per l’Ambiente è il frutto delle pressioni esercitate dall’American petroleum Institute che aveva chiesto al governo americano di sospendere le leggi che richiedono la riparazione di attrezzature che perdono e il monitoraggio dell’inquinamento.

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Cosa stabilisce l’EPA:

 “L’EPA non prevede di chiedere sanzioni per l’inosservanza degli obblighi di monitoraggio e comunicazione di routine derivanti dalla pandemia di COVID-19, ma si aspetta che gli operatori dei sistemi idrici pubblici continuino a garantire la sicurezza delle nostre forniture di acqua potabile” si legge nel comunicato ufficiale.

“L’EPA si impegna a proteggere la salute umana e l’ambiente, ma riconosce che le sfide derivanti dagli sforzi per proteggere i lavoratori e il pubblico da COVID-19 possono influire direttamente sulla capacità delle strutture regolamentate di soddisfare tutti i requisiti normativi federali –  ha aggiunto Andrew Wheeler, amministratore dell’EPA – questa politica temporanea è progettata per fornire discrezionalità nell’applicazione delle norme, alle attuali e straordinarie condizioni, garantendo nel contempo che le operazioni delle strutture continuino a proteggere la salute umana e l’ambiente”.

Negli Stati Uniti, gran parte degli impianti industriali si trova nei pressi di comunità in cui vivono un gran numero di persone a basso reddito e di colore e l’inquinamento che verrà generato (e non più monitorato) avrà sicuramente un forte impatto sul sistema respiratorio di questa parte della popolazione americana che non solo  già a rischio, ma ha anche un minore accesso alle cure mediche.

L’assenza di controlli sul rilascio di inquinanti atmosferici tossici ed il conseguente un aumento di problemi respiratori e cardiovascolari nel mezzo di una pandemia che può causare insufficienza respiratori, ha spinto un gruppo di sostenitori dell’ambiente ad inviare una lettera ai rappresentanti dell’Agenzia in cui si sostiene che se da una parte può essere “ragionevole in circostanze limitate” allentare determinate misure di attuazione durante la crisi, la rinuncia generale ai requisiti ambientali rappresenta un pericolo per i cittadini americani.

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 “Non è chiaro il motivo per cui le raffinerie, gli impianti chimici e altre strutture che continuano a funzionare e mantengono i loro i dipendenti nella linea di produzione non avranno più il personale o il tempo necessario per conformarsi leggi ambientali – si legge nella lettera – consentire a un’azienda di rinviare la riparazione di apparecchiature che presentano perdite tossiche di gas nell’atmosfera, come suggerito dall’API, lascia il pubblico esposto a tali inquinanti per periodi di tempo più lunghi, aumentando il rischio di incendi ed esplosioni”.

Le decisioni prese dagli Stati Uniti potrebbero essere solo un’anticipazione di quello che potrebbe succedere alla fine di questa emergenza.

Se da una parte abbiamo le immagini satellitari che mostrano come in Cina, in America e nel nord Italia l’inquinamento stia via via sparendo, dall’altra le ultime previsioni dell’Ocse mostrano come nel peggiore degli scenari presi in esame la pandemia potrebbe ridurre la crescita del pil globale nel 2020 dal 3 per cento all’1,5 per cento.

In cosa si traducono queste due facce della stessa medaglia, lo spiega bene Glen Peters, del Center for International Climate and Environment Research: tutte le recenti crisi economiche, come lo shock del petrolio del ’73; la fine dell’Unione Sovietica; la crisi finanziaria del 2008,  sono stati gli unici momenti della storia recente in cui la crescita costante delle emissioni si è interrotta.

In ognuno di questi casi però – aggiunge – il calo è stato di breve durata, e la ripresa economica ha portato con sé un aumento delle emissioni.

Ad esempio, la crisi finanziaria del 2009 ha provocato una riduzione del pil globale dello 0,1 per cento e un calo delle emissioni di anidride carbonica dell’1,2 per cento, ma l’anno seguente le misure di stimolo economico provocarono un aumento del 5,1 per cento nelle emissioni, molto più rapido che negli anni precedenti la crisi.

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Perché accade questo?

Perché durante una crisi gli incentivi a investire in fonti meno inquinanti diminuiscono, o si interrompono del tutto.

Ad incidere, è anche l’intensità di emissione, ovvero la quantità di gas serra emessa per ogni unità di ricchezza prodotta.

Normalmente l’intensità di emissione si riduce con il tempo per effetto del progresso tecnologico, dell’efficienza energetica e della diffusione di fonti di energia meno inquinanti.

Durante i periodi di crisi invece questa riduzione può rallentare o interrompersi, visto che i governi hanno meno risorse da investire nei progetti virtuosi e le misure di stimolo tendono a favorire la ripresa delle attività produttive tradizionali.

Oltre a quello che sta accadendo negli Usa, molti temono che la Cina rilanci la costruzione di centrali a carbone e altre infrastrutture inquinanti nel tentativo di far ripartire l’economia, a medio termine gli effetti negativi potrebbero cancellare qualunque miglioramento dovuto al calo delle emissioni.

L’Unione Europea, dal canto suo, sommersa dai propri debiti pubblici, potrebbe sospendere molti progetti green nei quali pure si era impegnata di recente.

Il governo italiano per il momento non ha nessuna intenzione di fare passi indietro e continuare a seguire la strada del Green Deal.

Nel corso di una diretta sulla nostra pagina Instagram, il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa ha ribadito che è proprio in questa situazione che bisogno fare una scelta, rompere con il passato e cambiare il paradigma.

“In queste settimane – ha spiegato Costa – sta scendendo il prezzo del petrolio come non era mai sceso negli ultimi quasi vent’anni. Adesso mi pare di ricordare che si attesti intorno più o meno ai 24 dollari al barile. Negli ultimi 17-18 anni non era mai sceso tanto. Il rischio sotteso è che economicamente nelle tasche dei grandi player mondiali potrebbe essere conveniente utilizzare il carbon fossile. Quindi il vecchio modo di produrre, il vecchio modo di muoversi che costa di meno”.

“Ed è proprio qui che va cambiato il paradigma – sottolinea – se lo stato ti aiuta e non ti fa pesare questo differenziale economico, allora a quel punto tu perché devi scegliere il vecchio modo? Il petrolio a quel punto può scendere quanto vuole. Ma il differenziale per renderti conveniente, a te cittadino, l’utilizzo delle energie rinnovabili, ti deve consentire di fare una scelta che va verso il futuro. È qua la grande sfida. Certo che se lo Stato, inteso come Europa e non solo come Italia, se ne infischia di questa cosa è ovvio che chiunque in un momento di crisi fa la scelta che per le proprie tasche è più……”

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